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shagrath
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venerdì 22 febbraio 2019
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compassione e ferocia
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Non male. Davvero. Il film cerca e trova l'equilibrio sui due piatti di una bilancia, dove da un lato si pone il dramma commovente della "creatura" che mantiene l'innocenza del bambino, dall'altro la brutale ferocia della bestia generata da una vita di sevizie e privazioni. L'ottima regia e la location conferisce un contributo essenziale alle creazione delle atmosfere e della tensione. Le scene splatter sono messe nei punti giusti e rendono bene, così come quelle di sesso, e funzionano nella storia senza apparire come aggiunte posticce. Tuttavia il film parte piuttosto banalmente: tizio americano eredita un castello in italia da zia mai conosciuta, quindi si sviluppano vicende umane poco interessanti tra il tizio, sua moglie e la figlia cieca.
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Non male. Davvero. Il film cerca e trova l'equilibrio sui due piatti di una bilancia, dove da un lato si pone il dramma commovente della "creatura" che mantiene l'innocenza del bambino, dall'altro la brutale ferocia della bestia generata da una vita di sevizie e privazioni. L'ottima regia e la location conferisce un contributo essenziale alle creazione delle atmosfere e della tensione. Le scene splatter sono messe nei punti giusti e rendono bene, così come quelle di sesso, e funzionano nella storia senza apparire come aggiunte posticce. Tuttavia il film parte piuttosto banalmente: tizio americano eredita un castello in italia da zia mai conosciuta, quindi si sviluppano vicende umane poco interessanti tra il tizio, sua moglie e la figlia cieca. La presenza e la natura del mostro nel castello è rivelata praticamente subito, togliendo molto mistero alla storia e lasciando solo dettagli secondari e poco interessanti da svelare. La prima parte del film ne risente notevolmente, mentre la seconda è migliore ponendo più attenzione alle atmosfere, alla caratterizzazione del mostro e all'azione. Ho apprezzato molto la caratterizzazione dei personaggi italiani secondari: nei film americani si assiste spesso a una goffa stereotipizzazione, qui invece gli italiani, compresi i carabinieri, sono del tutto credibili. Il risultato è un film senza dubbio affascinante, anche se non perfetto.
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dandy
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giovedì 15 febbraio 2018
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too little freak,too much boring.
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Gordon,che come sempre sceneggia con Dennis Paoli,vorrebbe riproporre il genere gotico nostrano in chiave più incattivita.Con qualche richiamo a "L'estraneo" di Lovecraft e citazioni di Dario Argento(la Dollarhide rimanda visibilmente alla Jennifer Connelly di "Phenomena",da cui è ripresa anche la sequenza della mutilazione forzata per liberarsi dalle catene).Per i primi 40 minuti è noia pura,poi ci sono un pizzico di sesso e un pò di gore disseminato qua e là che a malapena riescono a far arrivare al finale.I personaggi sono insulsi,certi colpi di scena inconsistenti(la scoperta di John sulla parentela con Giorgio;il bambino morto identico al figlio defunto della coppia)e l'unica cosa che impera sono i momenti morti.
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Gordon,che come sempre sceneggia con Dennis Paoli,vorrebbe riproporre il genere gotico nostrano in chiave più incattivita.Con qualche richiamo a "L'estraneo" di Lovecraft e citazioni di Dario Argento(la Dollarhide rimanda visibilmente alla Jennifer Connelly di "Phenomena",da cui è ripresa anche la sequenza della mutilazione forzata per liberarsi dalle catene).Per i primi 40 minuti è noia pura,poi ci sono un pizzico di sesso e un pò di gore disseminato qua e là che a malapena riescono a far arrivare al finale.I personaggi sono insulsi,certi colpi di scena inconsistenti(la scoperta di John sulla parentela con Giorgio;il bambino morto identico al figlio defunto della coppia)e l'unica cosa che impera sono i momenti morti.La totale mancanza di ironia tipica del regista(vedi la scena dove il "mostro" non può consumare con la prostituta)è il colpo di grazia.Gli attori protagonisti nemmeno si sforzano di mascherare la svogliatezza.Quelli nostrani no comment,a partire da Zingaretti,che pare la versione scema di Montalbano.Un filmaccio indegno da un ex-maestro del cinema horror,da evitare rigorosamente,a meno che non si voglia schiacciare un pisolino di un'ora e mezza e serva qualcosa da guardare per meglio agevolarsi.Girato a Giove,provincia di Terni,nel castello del produttore Alfredo Antonini,fondatore della Full Moon Albert Band.
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