Per il suo ultimo film da regista Luigi (Gino) Mangini, uno dei più prolifici sceneggiatori dell'industria cinematografica italiana degli anni Sessanta e Settanta con oltre 150 sceneggiature all’attivo, prende spunto dal western La resa dei conti di Sergio Sollima. Anche qui, infatti, c’è un cacciatore di taglie che insegue un poveraccio capitato per caso in un gioco più grande di lui con il ruolo di vittima designata. Come nel film di Sollima i due imparano a conoscersi e alla fine si uniscono contro i “cattivi”. Originale appare invece il taglio narrativo, ricco di battute da commedia che si alternano a momenti di azione, a tratti serrata.
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Per il suo ultimo film da regista Luigi (Gino) Mangini, uno dei più prolifici sceneggiatori dell'industria cinematografica italiana degli anni Sessanta e Settanta con oltre 150 sceneggiature all’attivo, prende spunto dal western La resa dei conti di Sergio Sollima. Anche qui, infatti, c’è un cacciatore di taglie che insegue un poveraccio capitato per caso in un gioco più grande di lui con il ruolo di vittima designata. Come nel film di Sollima i due imparano a conoscersi e alla fine si uniscono contro i “cattivi”. Originale appare invece il taglio narrativo, ricco di battute da commedia che si alternano a momenti di azione, a tratti serrata. Buon ritmo e alcune sequenze particolarmente suggestive rendono il film tutt’altro che disprezzabile. uscita. Nel complesso è un film accettabile con una buona colonna sonora firmata dall’impeccabile Carlo Rustichelli. La stesura vede anche la mano di Sergio Garrone amico fedele di Mangini.
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