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stefano capasso
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domenica 20 marzo 2022
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oppressi e oppressori legato a doppio filo
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La piccola Marie trova un asinello, Balthazar e dopo aver convinto il padre a prenderlo ne diviene la padroncina. Tra i due si instaura un intenso rapporto che però viene interrotto quando, crescendo, Marie non riesce più ad occuparsi dell’animale. Parallelamente per l’asino e per Marie comincia una vita di grandi difficoltà: la prima rompe gli schemi del perbenismo diventando vittima di uomini che si fanno beffe di lei, mentre il secondo passa di padrone in padrone in condizioni sempre peggiori.
Robert Bresson firma un grande lavoro introspettivo sulla natura dell’uomo, soffermandosi sulle categorie degli oppressi e degli oppressori, che coinvolge in questo caso gli animali.
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La piccola Marie trova un asinello, Balthazar e dopo aver convinto il padre a prenderlo ne diviene la padroncina. Tra i due si instaura un intenso rapporto che però viene interrotto quando, crescendo, Marie non riesce più ad occuparsi dell’animale. Parallelamente per l’asino e per Marie comincia una vita di grandi difficoltà: la prima rompe gli schemi del perbenismo diventando vittima di uomini che si fanno beffe di lei, mentre il secondo passa di padrone in padrone in condizioni sempre peggiori.
Robert Bresson firma un grande lavoro introspettivo sulla natura dell’uomo, soffermandosi sulle categorie degli oppressi e degli oppressori, che coinvolge in questo caso gli animali. Nessuno può uscire indenne dalla malvagità di parte dell’essere umano, e nessuno sembra essere in grado di contrapporsi con la giusta efficacia. La purezza in spirito degli animali, e paradossalmente degli esseri umani pure quando si manifestano in modi che contraddicono la morale comune, si rivelano essere i punti deboli sui quali i malvagi possono agire con ferocia. Il rigore registico di Bresson testimonia tutto questo con spietata durezza; non c’è bisogno di molte parole, le immagini da sole, sono in grado di raccontare con grande efficacia l’interiorità della storia.
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il befe
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domenica 1 marzo 2015
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capolavoro
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il film più elogiato di bresson
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il cinefilo
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martedì 21 settembre 2010
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affascinante riflessione sulla sofferenza
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TRAMA:Il film racconta la storia del asino Balthazar e delle sue"disavventure"in mezzo agli umani...COMMENTO:Questo film triste e inquietante(ma anche affascinante)è la classica operazione cinematografica che può essere interpretata,a seconda dei punti di vista,come metaforica,allegorica o addirittura filosofica.
Il regista Robert Bresson sembrerebbe descrivere il protagonista animale come se fosse l'incarnazione stessa dell'"innocenza"che si ritrova tragicamente a doversi fare carico della crudeltà e della sofferenza del mondo che lo circonda e lo maltratta condividendo in parte il suo destino con la giovane ragazza Maria(l'attrice è Anne Wiazemesky)la cui vita è afflitta da alcuni drammatici problemi.
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TRAMA:Il film racconta la storia del asino Balthazar e delle sue"disavventure"in mezzo agli umani...COMMENTO:Questo film triste e inquietante(ma anche affascinante)è la classica operazione cinematografica che può essere interpretata,a seconda dei punti di vista,come metaforica,allegorica o addirittura filosofica.
Il regista Robert Bresson sembrerebbe descrivere il protagonista animale come se fosse l'incarnazione stessa dell'"innocenza"che si ritrova tragicamente a doversi fare carico della crudeltà e della sofferenza del mondo che lo circonda e lo maltratta condividendo in parte il suo destino con la giovane ragazza Maria(l'attrice è Anne Wiazemesky)la cui vita è afflitta da alcuni drammatici problemi.
Si tratta di un film sorprendente per la sua assoluta semplicità e"purezza"(ma oggettivamente difficile da valutare)e che merita di essere visionato(con attenzione)almeno una volta nella vita.
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luca scialò
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venerdì 10 settembre 2010
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la vita di un asino quale specchio della società
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Nella stalla di una famiglia della medio-ata borghesia francese del dopoguerra, nasce un asino, cui danno nome Balthazar. La sua vita è comune a tutte quelle dei suoi simili, fatta di duro lavoro. Fino a quando la famiglia, caduta in disgrazia, non se ne disfa e Balthazar finisce sballottato da un padrone all'altro, tutti che lo maltrattano e si servono male di lui. Anche la sua ex padroncina, Marie, non se la passa bene, e sembra vivere in simbiosi con lui le sue disgrazie. Fino in fondo...
Un film toccante, in cui sono la cattiveria dell'uomo, la sua ingordigia, e la sua malignità sembrano sfogarsi tutte contro un animale, il cui sguardo triste e rassegnato è al contempo un severo giudizio nei loro confronti.
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Nella stalla di una famiglia della medio-ata borghesia francese del dopoguerra, nasce un asino, cui danno nome Balthazar. La sua vita è comune a tutte quelle dei suoi simili, fatta di duro lavoro. Fino a quando la famiglia, caduta in disgrazia, non se ne disfa e Balthazar finisce sballottato da un padrone all'altro, tutti che lo maltrattano e si servono male di lui. Anche la sua ex padroncina, Marie, non se la passa bene, e sembra vivere in simbiosi con lui le sue disgrazie. Fino in fondo...
Un film toccante, in cui sono la cattiveria dell'uomo, la sua ingordigia, e la sua malignità sembrano sfogarsi tutte contro un animale, il cui sguardo triste e rassegnato è al contempo un severo giudizio nei loro confronti.
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g. romagna
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mercoledì 12 maggio 2010
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l'asino balthazar
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La vita, i patimenti e la morte dell’asinello Balthazar, bestia umile, laboriosa e mansueta, sono illustrati accanto ai travagli della sua prima padroncina. Il quadro che ne risulta è di un’amarezza sconfortante, di un pessimismo radicale che si fa via via sempre più cosmico. I due buoni, le vittime, l’uno detenuto da una serie di padroni ben poco incline all’onestà ed alla solidarietà e che lo porteranno, innocente, alla morte salvandosi la pelle, l’altra sottomessa edipicamente al possesso maschile – tanto del padre quanto del compagno – e condannata dalle voci popolari ad un isolamento senza via d’uscita, finiscono col rimanere inermi prede di un’umanità dostoevskijana completamente allo sbando, schiava del vizio, del denaro e che giura il falso sulle proprie divinità.
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La vita, i patimenti e la morte dell’asinello Balthazar, bestia umile, laboriosa e mansueta, sono illustrati accanto ai travagli della sua prima padroncina. Il quadro che ne risulta è di un’amarezza sconfortante, di un pessimismo radicale che si fa via via sempre più cosmico. I due buoni, le vittime, l’uno detenuto da una serie di padroni ben poco incline all’onestà ed alla solidarietà e che lo porteranno, innocente, alla morte salvandosi la pelle, l’altra sottomessa edipicamente al possesso maschile – tanto del padre quanto del compagno – e condannata dalle voci popolari ad un isolamento senza via d’uscita, finiscono col rimanere inermi prede di un’umanità dostoevskijana completamente allo sbando, schiava del vizio, del denaro e che giura il falso sulle proprie divinità. Lo stile di Bresson è semplice, scarno, senza fronzoli, ma non per questo meno poetico, ed il messaggio, ancorché ragionatissimo, raggiunge lo spettatore con un impatto ed un’immediatezza di una forza pari a quella del Bergman de Il Posto delle Fragole e de Il Settimo Sigillo. Gli inserti musicali, minimali, incorniciano al meglio i momenti più toccanti della pellicola, come il commovente finale. Girare un film sulla miseria umana avente come protagonista una bestia, per sua natura incapace di compiere coscienziosamente del male, può essere alternativamente l’idea più immediata o rivoluzionaria che si possa cinematograficamente concepire; realizzarla, tuttavia, diventa un’opera che presume l’esistenza di un talento registico di pregevole fattura, e Bresson lo possedeva. Grande film. Quattro stelle e mezzo.
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kolibet
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lunedì 17 dicembre 2007
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si, il film è bellissimo - ma non è una fotografia di Anne Wiazemsky, sul lato destro - penso che sia Anna Karina
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n
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mercoledì 27 dicembre 2006
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ieratico ed essenziale
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Ieratico ed essenziale come un canto gregoriano e al tempo stesso commovente, a tratti straziante. Apologo amaro o allegoria del male e della redenzione, riesce ad evitare toni didascalici o appesantimenti intellettualistici grazie ad una straordinaria invenzione narrativa. Quella di narrare il mondo attraverso lo sguardo puro e paziente dell'asinello Barlthazar.
La sequenza finale è fra le più belle della storia del Cinema.
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friedrich
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sabato 16 giugno 2001
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capolavoro assoluto!
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se il silenzio che ci circonda è un grido grida attarverso queste immagini.
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