Arctic |
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Un film di Joe Penna.
Con Mads Mikkelsen, Maria Thelma Smáradóttir, Tintrinai Thikhasuk
Titolo originale Arctic.
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
durata 97 min.
- Islanda 2018.
MYMONETRO
Arctic
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Film ben girato e che fa riflettere
di Charlie Uniform TangoFeedback: 103 | altri commenti e recensioni di Charlie Uniform Tango |
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giovedì 28 gennaio 2021 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Considerati i risultati di questo suo primo lungometraggio, c'è da attendersi un proficuo futuro dal giovane regista e musicante brasiliano. La trama non è nuova: l'uomo di fronte alle avversità della natura estrema. I paralleli possono essere molti: l'ambientazione e le circostanze ricordano Alive, per rimanere al genere del disastro aereo fra i ghiacci; ma il parallelo corretto sarebbe piuttosto Castaway o meglio ancora All is lost, se si volesse privilegiare piuttosto l'aspetto solitario della vicenda: un uomo solo in condizioni proibitive che si trova ad amministrare il proprio futuro senza l'aiuto o il consiglio di alcuno. La trama, dicevo: un pilota si ritrova con il relitto del proprio aereo in un punto dell'Artico completamente disabitato. Si arrangia alla meglio per sopravvivere. Dopo qualche tempo è posto di fronte al bivio se rimanere e aspettare che i soccorsi prima o poi lo raggiungano per salvarlo o tentare il tutto per tutto per evitare che altri muoiano. L'aspetto peculiare del film sta negli interrogativi che la visione solleva in noi e nel dilemma che io stesso mi sono posto: è giusto aiutare il prossimo a costo di sacrificare se stessi? E se sì, fino a che punto? Chi vedrà il film non potrà non riconoscere che il dubbio se l'è posto anche il protagonista, quando torna a guardare, e più volte, la comoda discesa in valle piuttosto che il lungo percorso alternativo necessario per raggiungere la base. E' un film aperto: l'obiettivo è la base distante pochi durissimi chilometri, ma quello che conta è il mezzo per arrivarci e le conseguenze della dura scelta di non avvalersi di scorciatoie. La scorciatoia è comoda, ma comporta pesanti deroghe ai princìpi; la strada lunga è difficile, ma anche a costo della propria vita terrena, non violenta la propria anima. Che poi alla fine vi sia il lieto fine cambia poco: è la decisione presa che segna la cifra del film. Letto così, il disegno del regista è allora quasi banale. Eppure il film fa riflettere. Il protagonista, già da me apprezzato in Casino Royale e sulle prime nemmeno riconosciuto, è molto bravo. Sebbene il panorama sia monotono, riesce a non rendere mai noiosa la visione e ad esaltare il senso del film, non distogliendo lo spettatore dal vero obiettivo del regista: indurlo a riflettere e a porsi domande esistenziali ed etiche. Per far ciò forse era proprio necessario circondarsi del bianco della neve e del silenzio dell'Artico.
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