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fedeleto
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giovedì 27 settembre 2012
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sentenza alla societa' indifferente
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San Francisco nei bassifondi non offre molto,ma quello che si trova e' solo delinquenza e false speranze.Questo lo sa bene un avvocato di nome Andrew e il suo cliente,un ragazzino che viene accusato di aver ucciso un poliziotto.Andrew e' un uomo che conosce bene la realta' dei bassifondi e tutto quello che vuole fare e' difendere il ragazzo sciogliendolo da qualunque accusa.Ma nonostante i tentativi dell'ottimo avvocato,il ragazzo non ha speranze perche' confessera' egli stesso di aver ucciso il poliziotto.Ma di che e' la colpa?del ragazzo? o della societa' sporca in cui e' vissuto che non gli ha offerto speranze?Ad ogni modo la sentenza di morte non permettera' altre soluzioni e l'apologia di Andrew diventera' una goccia nell'oceano.
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San Francisco nei bassifondi non offre molto,ma quello che si trova e' solo delinquenza e false speranze.Questo lo sa bene un avvocato di nome Andrew e il suo cliente,un ragazzino che viene accusato di aver ucciso un poliziotto.Andrew e' un uomo che conosce bene la realta' dei bassifondi e tutto quello che vuole fare e' difendere il ragazzo sciogliendolo da qualunque accusa.Ma nonostante i tentativi dell'ottimo avvocato,il ragazzo non ha speranze perche' confessera' egli stesso di aver ucciso il poliziotto.Ma di che e' la colpa?del ragazzo? o della societa' sporca in cui e' vissuto che non gli ha offerto speranze?Ad ogni modo la sentenza di morte non permettera' altre soluzioni e l'apologia di Andrew diventera' una goccia nell'oceano.Nicholas Ray,dopo il buon esordio della donna del bandito e il discreto Hai sempre mentito,dirige questo dramma giudiziale ottimamente,che risulta originale per vari motivi.In primis il film e' una chiara apologia nei confronti degli outsider,o meglio dei loser,ragazzi vittime di una societa' in degrado preda dei problemi di fame dove il covo e' nei bassifondi.Il degrado della strada diventa il degrado degli uomini,e nonostante si provi a cambiare vita le cose non possono mutarsi perche' e' la societa' a non permettere un riscatto per via del suo pregiudizio(al lavoro il capo insulta il ragazzo solo perch' si era acceso una sigaretta quando un signore li' di fianco stava fumando),e il ritorno a vivere diventa in realta' un ritorno a morire.Bogart nella parte di Andrew convince e commuove(come dice il magistrato stesso) in partiolcar modo nella parte finale quando il suo discorso e' una richiesta di clemenza ma soprattutto una comprensione verso la giuria di immedesimarsi nel povero ragazzo e vedere che vita misera e ingiusta ha dovuto subire,dalle amicizie sbagliate,ai maltrattamenti che subiva nei riformatori,in tutto questo c'e' un seme che getta Ray nella comprensione di questo stile di vita che rende vittime molti dei ragazzi di quest'america sbandata.Un buon film e un ottimo messaggio verso questa societa' pronta a giudicare e mai a capire.
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fixer
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sabato 22 novembre 2008
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ma che società
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Quando penso al primo Ray, sempre mi torna alla mente questo film. E' un'operina, per certi versi, poco pretenziosa e poco ambiziosa. In apparenza, non sembrerebbe un film di vera e propria denuncia sociale; a prima vista è un film drammatico che parla della triste parabola di uno sfortunato giovane dei bassifondi di San Francisco. In realtà si respira qui l'atmosfera determinista dei Naturalisti: l'incapacità cioè degli emarginati di affrancarsi dalla loro condizione.
Secondo Bogart, la condanna di Romano era già stata scritta: la sua condizione di orfano di padre, il suo temperamento irascibile, la sua fragilità emotiva e psicologica non possono che sfociare nel delitto. Magistrale (forse è il pezzo migliore del film) è la sua arringa, accorata e seducente, che tenta l'impossibile: scaricare sulla nostra società egoista e classista le colpe dei singoli.
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Quando penso al primo Ray, sempre mi torna alla mente questo film. E' un'operina, per certi versi, poco pretenziosa e poco ambiziosa. In apparenza, non sembrerebbe un film di vera e propria denuncia sociale; a prima vista è un film drammatico che parla della triste parabola di uno sfortunato giovane dei bassifondi di San Francisco. In realtà si respira qui l'atmosfera determinista dei Naturalisti: l'incapacità cioè degli emarginati di affrancarsi dalla loro condizione.
Secondo Bogart, la condanna di Romano era già stata scritta: la sua condizione di orfano di padre, il suo temperamento irascibile, la sua fragilità emotiva e psicologica non possono che sfociare nel delitto. Magistrale (forse è il pezzo migliore del film) è la sua arringa, accorata e seducente, che tenta l'impossibile: scaricare sulla nostra società egoista e classista le colpe dei singoli.
Il giudice non può che condannare Nick alla sedia elettrica.
Il regista riprende anche qui un tema a lui caro: l'incapacità dei "giusti" o semplicemente dei "buoni" di integrarsi nella nostra società. In un mondo di "lupi", gli agnelli e cioè gli emarginati, i semplici e i deboli (economicamente e psicologicamente) sono destinati ad essere divorati.
E' una linea cara a diversi registi, primo fra tutti, Anthony Mann. Ma siamo anche nel campo caro a Robert Aldrich e cioè il tema del "loser", del perdente. I protagonisti della cinematografia rayana sono in effetti dei perdenti, condannati all'insuccesso e incapaci di imporsi in una società competitiva e spietata.
Il film merita una lode per i dialoghi secchi e precisi come pistolettate e per l'nterpretazione ottima di Bogart.
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