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gianni lucini
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lunedì 17 ottobre 2011
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nel 1994 il restauro
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Nel 1994 per iniziativa di un gruppo di cinefili triestini viene riportata alla luce e restaurata la pellicola di “Trieste mia”, il secondo film interpretato da Luciano Tajoli, che nel 1951 aveva ottenuto una straordinaria accoglienza dal pubblico incassando la cifra ragguardevole di oltre seicentocinquanta milioni di lire. La presentazione dell’opera viene preceduta da una serie di iniziative che culminano nella proiezione vera e propria, che si svolge al Teatro Miela di Trieste alla presenza di un numeroso numerose personalità del mondo della cultura e di un emozionatissimo Tajoli. Alla fine del film un affettuoso applauso saluta il cantante che, invitato a parlare, ringrazia tutti e si mostra sorpreso per i lusinghieri commenti di critici e spettatori “nei confronti di un film che ai suoi tempi era stato considerato un prodotto sostanzialmente dozzinale o giù di lì”.
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Nel 1994 per iniziativa di un gruppo di cinefili triestini viene riportata alla luce e restaurata la pellicola di “Trieste mia”, il secondo film interpretato da Luciano Tajoli, che nel 1951 aveva ottenuto una straordinaria accoglienza dal pubblico incassando la cifra ragguardevole di oltre seicentocinquanta milioni di lire. La presentazione dell’opera viene preceduta da una serie di iniziative che culminano nella proiezione vera e propria, che si svolge al Teatro Miela di Trieste alla presenza di un numeroso numerose personalità del mondo della cultura e di un emozionatissimo Tajoli. Alla fine del film un affettuoso applauso saluta il cantante che, invitato a parlare, ringrazia tutti e si mostra sorpreso per i lusinghieri commenti di critici e spettatori “nei confronti di un film che ai suoi tempi era stato considerato un prodotto sostanzialmente dozzinale o giù di lì”. Invita poi tutti a rivolgere un pensiero agli attori del film ormai scomparsi e, tra questi, a Ermanno Randi, deceduto a soli trentun anni il primo novembre 1951, pochi mesi dopo l’uscita del film nelle sale.
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gianni lucini
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venerdì 14 ottobre 2011
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più di seicentocinquanta milioni d'incasso
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Alla fine del 1950, sull’onda del successo ottenuto dalla sua prima fatica cinematografica, "Canzoni per le strade" Luciano Tajoli viene scritturato per il secondo film della sua carriera. Si intitola “Trieste mia!” ed è diretto dal regista Mario Costa. La lavorazione si svolge in gran parte negli stabilimenti Safa Palatino e dura alcuni mesi. La storia è ambientata a Trieste nei drammatici giorni dell’8 settembre 1943 e nel cast figurano, oltre al cantante, l’attrice romana Milly Vitale, considerata in quel periodo la “fidanzatina d’Italia”, e lo sfortunato Ermanno Randi, che muore appena trentunenne il 1° novembre 1951, pochi mesi dopo l’uscita del film nelle sale cinematografiche.
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Alla fine del 1950, sull’onda del successo ottenuto dalla sua prima fatica cinematografica, "Canzoni per le strade" Luciano Tajoli viene scritturato per il secondo film della sua carriera. Si intitola “Trieste mia!” ed è diretto dal regista Mario Costa. La lavorazione si svolge in gran parte negli stabilimenti Safa Palatino e dura alcuni mesi. La storia è ambientata a Trieste nei drammatici giorni dell’8 settembre 1943 e nel cast figurano, oltre al cantante, l’attrice romana Milly Vitale, considerata in quel periodo la “fidanzatina d’Italia”, e lo sfortunato Ermanno Randi, che muore appena trentunenne il 1° novembre 1951, pochi mesi dopo l’uscita del film nelle sale cinematografiche. A loro s’affianca una schiera di validi caratteristi come Aldo Silvani, Dante Maggio, Franca Tamantini e Saro Urzì, che irrobustiscono l’insieme contribuendo a sorreggerlo nei punti in cui rischia cadute di tensione. Il film ottiene una strepitosa accoglienza dal pubblico e incassa oltre seicentocinquanta milioni, una cifra enorme per l’epoca. La sua popolarità è tale che nel 1958 verrà rimesso in circolazione con il titolo “O Trieste del mio cuore”. Il successo del film trascina al vertice delle preferenze del pubblico anche la canzone principale della colonna sonora, Canta che ti passa, un samba scritto dallo stesso Luciano Tajoli su un testo di Alfredo Bracchi.
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