L'idea di partenza poteva anche essere interessante, ma The Echo Chamber non regge. A mancare è proprio la struttura della trama, fragile e costellata di artifici narrativi e snodi drammatici che, in più punti, risultano del tutto poco credibili, finendo per trattare anche il tema della malattia e del trauma con sconcertante superficialità.
Nel maldestro tentativo di scimmiottare la lezione sul tema dell'incomunicabilità, il film finisce per sostituire la profondità della parola con un susseguirsi di sospiri e rantoli.
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L'idea di partenza poteva anche essere interessante, ma The Echo Chamber non regge. A mancare è proprio la struttura della trama, fragile e costellata di artifici narrativi e snodi drammatici che, in più punti, risultano del tutto poco credibili, finendo per trattare anche il tema della malattia e del trauma con sconcertante superficialità.
Nel maldestro tentativo di scimmiottare la lezione sul tema dell'incomunicabilità, il film finisce per sostituire la profondità della parola con un susseguirsi di sospiri e rantoli. Anche la regia cerca di darsi un tono d'autore attraverso vezzi estetici — come certi giochi visivi di specchio e controspecchio — che, per quanto curati nella forma, risultano privi di un vero senso e di una reale necessità drammaturgica.
Il confronto con la grande tradizione del cinema d'autore rende il deragliamento ancora più evidente. Ci sarebbero moltissimi titoli da citare, ma basta prenderne due particolarmente riusciti per misurarne la distanza: da un lato un capolavoro intramontabile come La notte di Michelangelo Antonioni, dall'altro il meraviglioso Ma nuit della regista Antoinette Boulat. Laddove la Boulat e Antonioni riescono a regalare una scrittura intimista, dialoghi autentici e stati d'animo che ti restano dentro a lungo dopo la visione, The Echo Chamber si limita ad accumulare luoghi comuni e momenti soporiferi, senza mai tenere fede alle proprie promesse.
Mi capita molto raramente di avere voglia di alzarmi e uscire dalla sala durante una proiezione. Sono arrivato fino ai crediti finali solo per la curiosità di vedere come avrebbero tentato di dare una parvenza di chiusura a un impianto così fragile. L'unica sensazione che questo film riesce davvero a trasmettere, purtroppo, è solo una gran voglia di andarsene.
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