La lingua di questo docufilm – che utilizza il croato, l'italiano e il dialetto istroveneto fiumano – è uno degli ingredienti determinanti nel rendere la visione spiazzante e mettere in discussione preconcetti e luoghi comuni su quel che definiamo il «confine orientale» e le sue genti.
Bezinović – giovane regista croato che parla un italiano perfetto – l'ha intuito e giocando sullo straniamento che provoca sentire croati che parlano italiano, italiani che parlano croato, e croati e italiani che parlano fiumano da ben prima che D'Annunzio capitasse nella città quarnerina, ha confezionato una gioiosa macchina narrativa che, pur raccontando eventi drammatici («l'impresa» dannunziana lasciò sul campo decine di morti e un'eredità di odio fratricida) rende la visione godibile e attenta anche a complessi intrecci storici.
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La lingua di questo docufilm – che utilizza il croato, l'italiano e il dialetto istroveneto fiumano – è uno degli ingredienti determinanti nel rendere la visione spiazzante e mettere in discussione preconcetti e luoghi comuni su quel che definiamo il «confine orientale» e le sue genti.
Bezinović – giovane regista croato che parla un italiano perfetto – l'ha intuito e giocando sullo straniamento che provoca sentire croati che parlano italiano, italiani che parlano croato, e croati e italiani che parlano fiumano da ben prima che D'Annunzio capitasse nella città quarnerina, ha confezionato una gioiosa macchina narrativa che, pur raccontando eventi drammatici («l'impresa» dannunziana lasciò sul campo decine di morti e un'eredità di odio fratricida) rende la visione godibile e attenta anche a complessi intrecci storici. Questi ultimi sono stati ricostruiti con ricerche accuratissime e inattaccabili: per la sceneggiatura Bezinović si è avvalso delle consulenze di diversi storici, sia croati che italiani, e tra questi ultimi di Federico Carlo Simonelli che, oltre a essere uno dei maggiori studiosi di D'Annunzio in Italia, compare anche nel film tra la schiera di attori non professionisti (altra intuizione azzeccatissima).
A dimostrazione della riuscita dell'impresa, «Fiume o morte!» è in sala da più di un mese a Trieste come a Fiume, e col passaparola continua a essere visto, a dimostrazione di come i confini, statuali e linguistici, siano effimeri, e le identità molto meno rigide di quanto alcuni vorrebbero.
La vittoria a Rotterdam certifica la qualità di questa produzione transfrontaliera croata-italiana-slovena.
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