Ormai tutto il mondo, anche gli australiani, fa horror decenti, tranne gli italiani. Sean Byrne ha una brillante idea, che almeno sa di originale, coniugare due sottogeneri di successo, ossia quello degli squali famelici che divorano indifesi bagnanti naufraghi su qualche isolotto sperduto in mezzo al mare, in questo caso un vecchio peschereccio, e quello del serial killer sadico e psicopatico che cattura le sue vittime e le tortura psicologicamente prima di finirle in modo brutale. I colpi di scena a ripetizione sono tutti prevedibili ma che importa lo spettacolo non manca e pure qualche spunto comico.