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luca_baro
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mercoledì 11 febbraio 2026
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diversi, uguali, oppure unici?
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Un documentario a stretto confine con il cinema che ci apre gli occhi sulla realtà aiutandoci a sviscerare la complessità attraverso il percorso lavorativo, psicologico e umano di tre ragazzi autistici. Una bella lezione che non passa attraverso l’analisi della “disabilità” (perché indicare ciò che non è positivo?) e non parla di “inclusione” (se includo significa che sono al di sopra e che tu per entrare devi cedere una parte di te), ma che affronta il percorso dei tre ragazzi protagonisti in cerca, come tutti, del proprio posto nel mondo. Diversi? Uguali? E se, invece, imparassimo a dire, soprattutto a pensare,“unici”? Da vedere e far vedere, per poi discuterne insieme.
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Un documentario a stretto confine con il cinema che ci apre gli occhi sulla realtà aiutandoci a sviscerare la complessità attraverso il percorso lavorativo, psicologico e umano di tre ragazzi autistici. Una bella lezione che non passa attraverso l’analisi della “disabilità” (perché indicare ciò che non è positivo?) e non parla di “inclusione” (se includo significa che sono al di sopra e che tu per entrare devi cedere una parte di te), ma che affronta il percorso dei tre ragazzi protagonisti in cerca, come tutti, del proprio posto nel mondo. Diversi? Uguali? E se, invece, imparassimo a dire, soprattutto a pensare,“unici”? Da vedere e far vedere, per poi discuterne insieme.
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martino scorza
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domenica 8 febbraio 2026
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imperdibile
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No, non ? un semplice documentario. E una storia vera che sembra un film. Racconta con passione e amore le storie di ragazzi diversi che vogliono essere "uguali". S? percepisce la sensibilit? della regista ed ? evidente la confidenza che ha raggiunto con i protagonisti che si muovono davanti alle telecamere come attori consumati mostradoci le loro debolezze senza paura. Il film ? uno specchio di fronte al quale ci sentiamo nudi di fronte ai nostri limiti e cerchiamo in questi ragazzi il segreto per affrontare le difficolt? della vita, con il loro spirito aperto e senza nascondere i propri limiti. Ci si perde nelle loro storie, ci si commuove e spesso si sorride anzi, a volte ? proprio divertente.
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No, non ? un semplice documentario. E una storia vera che sembra un film. Racconta con passione e amore le storie di ragazzi diversi che vogliono essere "uguali". S? percepisce la sensibilit? della regista ed ? evidente la confidenza che ha raggiunto con i protagonisti che si muovono davanti alle telecamere come attori consumati mostradoci le loro debolezze senza paura. Il film ? uno specchio di fronte al quale ci sentiamo nudi di fronte ai nostri limiti e cerchiamo in questi ragazzi il segreto per affrontare le difficolt? della vita, con il loro spirito aperto e senza nascondere i propri limiti. Ci si perde nelle loro storie, ci si commuove e spesso si sorride anzi, a volte ? proprio divertente. No, non si pu? perdere. Probabilmente ? un capolavoro.
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sylf
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giovedì 5 febbraio 2026
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coinvolgente
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Un'opera intensa che ridefinisce il concetto di "diversità" attraverso un racconto coinvolgente e mai scontato. Da non perdere.
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barbara bovo
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domenica 1 febbraio 2026
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ugualmente diversi: un opportunit? per riflettere
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La "normalit?" cambia prospettiva e diventa un ossimoro necessario. ?"Ugualmente Diversi" ? un documentario che colpisce dritto al cuore, senza filtri e senza pietismi. Ti porta dentro la vita di un gruppo di ragazzi dove la disabilit? non ? vissuta come un limite, ma come una delle tante sfaccettature dell'identit?. ?Qui i ruoli si invertono: i cosiddetti "normali" si mettono in discussione, apprendono e trovano nuove ispirazioni nel confronto con l'altro. Non ci sono attori, non c'? una voce narrante che guida lo spettatore; ci sono solo volti, fatti e verit?. Per 80 minuti cammini accanto a loro e alle loro famiglie, condividendo sfide quotidiane, frustrazioni e grandi trionfi. ?Un viaggio autentico in una normalit?.
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La "normalit?" cambia prospettiva e diventa un ossimoro necessario. ?"Ugualmente Diversi" ? un documentario che colpisce dritto al cuore, senza filtri e senza pietismi. Ti porta dentro la vita di un gruppo di ragazzi dove la disabilit? non ? vissuta come un limite, ma come una delle tante sfaccettature dell'identit?. ?Qui i ruoli si invertono: i cosiddetti "normali" si mettono in discussione, apprendono e trovano nuove ispirazioni nel confronto con l'altro. Non ci sono attori, non c'? una voce narrante che guida lo spettatore; ci sono solo volti, fatti e verit?. Per 80 minuti cammini accanto a loro e alle loro famiglie, condividendo sfide quotidiane, frustrazioni e grandi trionfi. ?Un viaggio autentico in una normalit?... diversa.
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luivig
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domenica 1 febbraio 2026
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vita
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senza più associare tutto a qualche disagio psicologico, mentale o condizionato da patologie specifiche. Fin da subito cioè ero immerso nella visione di un film, che come sempre, cerca di raccontare storie, persone, vita.
La fluidità delle immagini, come accade nei film con racconti intrecciati, ha reso tutto molto fruibile, leggero nella sua capacità di porsi, concreto nei passaggi quotidiani delle vite e nelle vite di ragazzi dei nostri tempi.
La realtà resta realtà e diventa cinema. Diventa cinema nelle bellissime note di una colonna sonora mai invadente. Diventa cinema nel nascondere la macchina da presa pur essendo la stessa “addosso” alle persone.
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senza più associare tutto a qualche disagio psicologico, mentale o condizionato da patologie specifiche. Fin da subito cioè ero immerso nella visione di un film, che come sempre, cerca di raccontare storie, persone, vita.
La fluidità delle immagini, come accade nei film con racconti intrecciati, ha reso tutto molto fruibile, leggero nella sua capacità di porsi, concreto nei passaggi quotidiani delle vite e nelle vite di ragazzi dei nostri tempi.
La realtà resta realtà e diventa cinema. Diventa cinema nelle bellissime note di una colonna sonora mai invadente. Diventa cinema nel nascondere la macchina da presa pur essendo la stessa “addosso” alle persone. Diventa cinema quando Federika si siede a tavola con i “suoi” attori. È cinema quando si cita “Rocco e suoi fratelli”. “À bout de souffle” e quando il ragazzo legge il romanzo Titanic. Tutte storie dove i protagonisti alla fine muoiono, ma tutte storie che ti fanno sentire vivi quando le scopri, le leggi o le vedi nella loro bellezza.
Questi meravigliosi e potenti ragazzi, “senza pelle”, senza filtri con le idee “confusamente convinte” e la loro meravigliosa “certezza del dubbio”.
Il lavoro di regia è convincente ed ha proprio nella leggerezza dei dettagli e nella discrezione delle riprese la sua vera forza.
Quale migliore risposta al cosiddetto tema della diversità, quando durante tutto lo scorrere delle immagini, tutti si riconoscono.
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luivig
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domenica 1 febbraio 2026
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vita
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Anche se il tema del film è stato ampiamente presentato prima della visione, fin dalle prime immagini ero immerso nel vedere storie, pensieri e desideri di ragazzi e ragazze senza più associare tutto a qualche disagio psicologico, mentale o condizionato da patologie specifiche. Fin da subito cioè ero immerso nella visione di un film, che come sempre, cerca di raccontare storie, persone, vita.
La fluidità delle immagini, come accade nei film con racconti intrecciati, ha reso tutto molto fruibile, leggero nella sua capacità di porsi, concreto nei passaggi quotidiani delle vite e nelle vite di ragazzi dei nostri tempi.
La realtà resta realtà e diventa cinema.
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Anche se il tema del film è stato ampiamente presentato prima della visione, fin dalle prime immagini ero immerso nel vedere storie, pensieri e desideri di ragazzi e ragazze senza più associare tutto a qualche disagio psicologico, mentale o condizionato da patologie specifiche. Fin da subito cioè ero immerso nella visione di un film, che come sempre, cerca di raccontare storie, persone, vita.
La fluidità delle immagini, come accade nei film con racconti intrecciati, ha reso tutto molto fruibile, leggero nella sua capacità di porsi, concreto nei passaggi quotidiani delle vite e nelle vite di ragazzi dei nostri tempi.
La realtà resta realtà e diventa cinema. Diventa cinema nelle bellissime note di una colonna sonora mai invadente. Diventa cinema nel nascondere la macchina da presa pur essendo la stessa “addosso” alle persone. Diventa cinema quando Federika si siede a tavola con i “suoi” attori. È cinema quando si cita “Rocco e suoi fratelli”. “À bout de souffle” e quando il ragazzo legge il romanzo Titanic. Tutte storie dove i protagonisti alla fine muoiono, ma tutte storie che ti fanno sentire vivi quando le scopri, le leggi o le vedi nella loro bellezza.
Questi meravigliosi e potenti ragazzi, “senza pelle”, senza filtri con le idee “confusamente convinte” e la loro meravigliosa “certezza del dubbio”.
Il lavoro di regia è convincente ed ha proprio nella leggerezza dei dettagli e nella discrezione delle riprese la sua vera forza.
Quale migliore risposta al cosiddetto tema della diversità, quando durante tutto lo scorrere delle immagini, tutti si riconoscono.
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michele ruschioni
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domenica 25 gennaio 2026
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film delicato e interessante
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Film piacevole. Delicato. Ben fatto e che fa riflettere in senso positivo. Brava la regista
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rita man
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domenica 25 gennaio 2026
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ugualmente diversi mi ? piaciuto
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"Ugualmente Diversi" mi è piaciuto. E mi è piaciuto perché non cerca di farti commuovere a tutti i costi, ma cerca di farti capire.
Spesso, quando si affrontano temi come la disabilità o l’inclusione, il rischio è quello di finire nel "porno motivazionale" o nel pietismo becero. Questo documentario, invece, sceglie una strada diversa: quella della realtà nuda e cruda, raccontata con una dignità che ti arriva dritta allo stomaco.
Quello che mi ha colpito di più è il ribaltamento della prospettiva.
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"Ugualmente Diversi" mi è piaciuto. E mi è piaciuto perché non cerca di farti commuovere a tutti i costi, ma cerca di farti capire.
Spesso, quando si affrontano temi come la disabilità o l’inclusione, il rischio è quello di finire nel "porno motivazionale" o nel pietismo becero. Questo documentario, invece, sceglie una strada diversa: quella della realtà nuda e cruda, raccontata con una dignità che ti arriva dritta allo stomaco.
Quello che mi ha colpito di più è il ribaltamento della prospettiva. Non è un racconto su "loro", ma un racconto su noi. Su quanto siamo limitati noi quando pensiamo che esista un unico modo "giusto" di stare al mondo, di comunicare o di muoversi. Ti sbatte in faccia il fatto che la vera barriera non è quasi mai fisica, ma è quel recinto mentale che costruiamo per sentirci al sicuro nella nostra presunta normalità.
Uscire da quel recinto fa paura, ma è l'unico modo per vedere la bellezza dei contrasti. Le storie che ho visto non sono storie di "eroi", sono storie di persone che rivendicano il diritto alla complessità.
In sintesi: Se volete un contenuto che vi confermi quanto siete empatici, cercate altrove. Se volete un documentario che vi faccia sentire un po' a disagio, che vi faccia mettere in discussione il vostro modo di guardare chi avete accanto e che vi lasci addosso la voglia di smettere di etichettare tutto... allora dovete guardarlo.
Perché, alla fine, siamo tutti lo "strambo" di qualcun altro. E meno male.
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buccheri
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domenica 25 gennaio 2026
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assolutamente da vedere!
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Un film coraggioso e autentico, che racconta i tre protagonisti con empatia e sincerit?, senza mai cedere alla retorica. Assolutamente da vedere!
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giorgio
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giovedì 15 gennaio 2026
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emozionante, autentico, vero
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Ugualmente diversi ? una storia autentica. Mette al centro le relazioni con l'unico obiettivo di superare etichette e pregiudizi. Un racconto di Federika Ponnetti che necessita di essere visto anche per scoprire, alla fine, il risultato dell'incontro tra Lorenzo, Andrea, Gabriele e la classe liceale.
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