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anna maria caneva
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lunedì 5 maggio 2025
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una ricerca esistenziale
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Tramite una storia giallo-horror l'autore ha realizzato un film di impronta metafisica. L'ipotetica presenza di esseri alieni sul monte Vello ha una duplice funzione: quella di dare una trama organizzativa al film e quella tutta simbolica, rappresentativa delle forze oscure che ostacolano l'uomo nel raggiungimento della conoscenza del mistero esistenziale; infatti il colonnello dice: "non cerchi, lasci perdere", ma la protagonista ? in continua ricerca; di chi? di che cosa? Non ? svelato apparentemente, ? lasciato alla libera intuizione soggettiva. Mentre gli altri personaggi soccombono perch? non hanno avuto la costanza della protagonista, lei, Simona, ? premiata nel suo vagare esistenziale con l'illuminazione finale della chiave di lettura dell'esistere.
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Tramite una storia giallo-horror l'autore ha realizzato un film di impronta metafisica. L'ipotetica presenza di esseri alieni sul monte Vello ha una duplice funzione: quella di dare una trama organizzativa al film e quella tutta simbolica, rappresentativa delle forze oscure che ostacolano l'uomo nel raggiungimento della conoscenza del mistero esistenziale; infatti il colonnello dice: "non cerchi, lasci perdere", ma la protagonista ? in continua ricerca; di chi? di che cosa? Non ? svelato apparentemente, ? lasciato alla libera intuizione soggettiva. Mentre gli altri personaggi soccombono perch? non hanno avuto la costanza della protagonista, lei, Simona, ? premiata nel suo vagare esistenziale con l'illuminazione finale della chiave di lettura dell'esistere. Il film sottindente la drammatica lotta tra le forze opposte di bene e di male.
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fulvio wetzl
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mercoledì 23 aprile 2025
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quel che resta nel bosco
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Cose Nere, esordio nel lungometraggio di finzione di Francesco Tassara, è un film a lungo accarezzato dal regista che finalmente esce in sala. Francesco è da anni affascinato da tutto quanto circonda la sua città, La Spezia, città sede centrale dell'Arsenale Militare, anzi borgo diventata città, passando da 5000 a 70.000 abitanti, proprio in concomitanza nella seconda metà dell'800, con la costruzione sia degl immensi edifici e bacini dell'Arsenale, che di tutte le fortificazioni che la cingono, che affondano nei boschi impenetrabili e nei monti che la circondano proteggendola da potenziali "nemici".
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Cose Nere, esordio nel lungometraggio di finzione di Francesco Tassara, è un film a lungo accarezzato dal regista che finalmente esce in sala. Francesco è da anni affascinato da tutto quanto circonda la sua città, La Spezia, città sede centrale dell'Arsenale Militare, anzi borgo diventata città, passando da 5000 a 70.000 abitanti, proprio in concomitanza nella seconda metà dell'800, con la costruzione sia degl immensi edifici e bacini dell'Arsenale, che di tutte le fortificazioni che la cingono, che affondano nei boschi impenetrabili e nei monti che la circondano proteggendola da potenziali "nemici". Tra questi il monte che è chiamato "Vello" nel film (per proteggerlo da invasioni di "turisti del brivido"), che è gravido di testimonianze millenarie, come il Menhir del Diavolo, resti medioevali di chiesette romaniche e castelli, usato come discarica di auto abbandonate, come i resti di un aereo da turismo andatosi a schiantare negli anni '70. Perforato da svariati tunnel e depositi militari che si incuneano sino a un punto di non ritorno, oltre che da devastanti cave del prezioso portoro; attraversato in lungo e in largo da fortificazioni stratificate. Ma soprattutto luogo principe in Italia delle apparizioni ufologiche (circa il 70% di quelle certificate). E' come un buco nero terrestre che inghiotte cose e persone soprattutto negli anni '70-'80, quand'è ambientato il film. Al monte e a tutti i suoi "tesori" Tassara ha dedicato negli ultimi anni un'associazione "#Otium" con cui ha perlustrato in profondità il monte Vello e dintorni in importanti reportage fotografici esposti al CAMeC della Spezia. E il film è l'atto finale (?) di queste ricerche che sconfinano nell'ossessione. L'identificazione di Francesco con la sua protagonista, bene interpretata da Simona Vannelli (di recente protagonista di molti film noir/horror), con il giusto tono di supponenza e petulanza, ma anche di fragilità e determinazione ossessiva, è totale. Il viaggio che la donna intraprende, prima supportata da amiche e sodali, (tra cui Silvia Collatina, bambina fantasma per Lucio Fulci e Sergio Martino, negli anni '80; Ilaria Monfardini, la "Barbara Steele" del cinema recente), incontrando altre presenze inquetanti come Erica Blanc (in un cameo strepitoso), Antonio Tentori, Roberto Di Maio, poi sempre gradualmente più sola, man mano che affonda per tunnel sempre più bui nelle viscere del monte, è un viaggio nell'interiorità, nelle viscere della psiche della studiosa alla ricerca di domande, che rimangono desolatamente senza risposta. Il pericolo cresce esponenzialmente, ma il monte non ne vuole sapere di essere sviscerato. La solitudine nel viaggio è una cattiva compagnia, forse letale. Tassara costruisce questo "viaggio al centro della terra" facendo vivere il buio, e il repentino riaffiorare della luce più accecante, del mare più abbagliante, con tagli e movimenti magistrali che gli derivano dalla sua professione di fotografo, facendo vivere mimeticamente con la protagonista, oltre che se stesso, anche noi spettatori, a condividere un disagio e una paura insopprimibile
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monfardini ilaria
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venerdì 4 aprile 2025
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l''esordio di tassara tra i monti di la spezia
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Dopo una serie di cortometraggi (Noir, 2014; Respira, 2015; La Testa, 2019; Il Cielo è Sporco, 2022), non tutti di genere horror, ed alcuni documentari (L’Alfabeto del Mondo, 2013; Bava Puzzle, di Daniele Ceccarini e Paola Settimini, dove ha curato soggetto, fotografia e montaggio, 2018; Spaghetti alla Martino, 2019, codiretto con Daniele Ceccarini; Da Qualche Parte nella Giungla, 2020, codiretto con Daniele Ceccarini), il giovane regista spezzino Francesco Tassara approda finalmente al lungometraggio, e lo fa con un progetto molto ambizioso che vedrà la luce nell’arco del 2024, dal titolo evocativo di Cose Nere. Questo progetto mi affascinò fin da subito, da quando Francesco, grande appassionato, come me, di cinema Anni Settanta, me ne parlò una sera a cena in una delle mie usuali trasferte spezzine.
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Dopo una serie di cortometraggi (Noir, 2014; Respira, 2015; La Testa, 2019; Il Cielo è Sporco, 2022), non tutti di genere horror, ed alcuni documentari (L’Alfabeto del Mondo, 2013; Bava Puzzle, di Daniele Ceccarini e Paola Settimini, dove ha curato soggetto, fotografia e montaggio, 2018; Spaghetti alla Martino, 2019, codiretto con Daniele Ceccarini; Da Qualche Parte nella Giungla, 2020, codiretto con Daniele Ceccarini), il giovane regista spezzino Francesco Tassara approda finalmente al lungometraggio, e lo fa con un progetto molto ambizioso che vedrà la luce nell’arco del 2024, dal titolo evocativo di Cose Nere. Questo progetto mi affascinò fin da subito, da quando Francesco, grande appassionato, come me, di cinema Anni Settanta, me ne parlò una sera a cena in una delle mie usuali trasferte spezzine. Il suo desiderio, essendo un vero amante del territorio in cui risiede, era fare un film che indagasse i molti misteri che sembrano celarsi sui monti che circondano La Spezia, nei suoi fortilizi militari, abbandonati e non, dietro ai tanti avvistamenti di UFO che vengono qui segnalati dagli Anni Settanta, quando esistevano in loco diverse associazioni di appassionati che vegliavano la notte sui monti nella speranza di riuscire ad immortalare qualche visitatore arrivato chissà da quale galassia. Ma l’idea di Francesco non era quella di fare propriamente un film di fantascienza, ma più che altro di mistero, contaminando in esso i generi che più ama, dall’horror al thriller fino anche, certamente, allo sci-fi. In testa aveva già la protagonista, la splendida attrice toscana Simona Vannelli, che aveva conosciuto ed apprezzato nei film del di lei consorte Lorenzo Lepori, la quale vanta un background teatrale di tutto rispetto e una formazione presso la prestigiosa Bottega di Gassman. E poi, voleva omaggiare qual cinema italiano del passato che tanta parte ha nella sua passione di cinefilo, e direi che c’è riuscito in pieno, mettendo nel cast nomi del calibro di Erika Blanc, Antonio Tentori, Silvia Collatina e Fulvio Wetzl. Cose Nere sta per vedere la luce, quindi, l’attesa è tanta, ed a me tocca il compito di parlarvene in anteprima ed incuriosirvi un po’!
Francesca è una studentessa universitaria torinese che si reca ad abitare a La Spezia per portare in fondo la sua tesi di laurea sulle fortificazioni militari che si trovano sui monti della zona, soprattutto su uno, il Monte Vello. Durante le sue ricerche, però, la giovane donna si accorgerà che la gente che incontra è strana e sfuggente, nessuno sembra aver piacere di parlare di certi argomenti coperti dal segreto militare, ma questo, invece che frenarla, la farà buttare ancora più a capofitto in questa ricerca, non più solo accademica, ma dettata dalla curiosità di scoprire cosa si nasconde sull’inquietante monte. Coinvolge nelle sue peregrinazioni anche i suoi amici Emma e Roberto, ma quando i tre si accorgeranno che in effetti nulla è come sembra lassù, il sentore sarà quello di essere andati troppo oltre.
Girato interamente nel golfo di La Spezia, Cose Nere è prima di tutto una grande dichiarazione d’amore di Tassara al suo territorio ed al cinema della sua formazione. Nonostante non si citi mai il nome della località durante tutto il film, per preservare il sito dai curiosi ed i vandali, è ben evidente che Francesco non si sia inventato tutto di sana pianta, ma sia partito da reali articoli di giornale che hanno sollevato la sua curiosità, e dalle esplorazioni urbex da lui compiute dal 2016 in avanti col progetto “Otium”. I tre protagonisti del film, Francesca, Emma e Roberto, si ispirano infatti proprio allo stesso Francesco ed ai suoi storici amici Francesca Giovanelli e Roberto Vendasi, compagni d’avventure e di esplorazioni. I boschi del golfo spezzino sono una vera sorpresa, poco valorizzati, sono invece ricchissimi di reperti storici, dimenticati e lasciati in abbandono, che nel film vengono mostrati ed in un certo senso messi in risalto, mostrandone tutta la bellezza ed il fascino decadente. I menhir disseminati sul monte, così come gli innumerevoli edifici medievali, e le costruzioni militari ottocentesche, tutto è affascinante ed inquietante al tempo stesso, così come le molte carcasse d’auto arrivate chissà come tra la fitta vegetazione, ed addirittura i resti di un piccolo aereo da turismo precipitato lassù nel 1979. Studi geologici attribuiscono a questa zona caratteristiche magnetiche, e diverse associazioni ufologiche iniziarono ad interessarsene dall’inizio degli Anni Settanta, un membro di una delle quali, Maurizio Briganti, ha fornito al regista un’interessante consulenza storica. La troupe si è trovata più volte di fronte a fenomeni di interferenze sonore e improvvisi malfunzionamenti delle apparecchiature, che non hanno fatto che accrescere la fama misteriosa del luogo.
Cose Nere è un film che vive di atmosfere, di suggestioni, che ci immerge nell’ossessione sempre crescente della protagonista, ben resa dalla magistrale interpretazione della Vannelli che ha vissuto per settimane a contatto con questo territorio, finendo per lasciarvisi assorbire e rendendo sua una parte di questi misteri. Le ripetizioni insistite delle panoramiche del monte, sia attraverso la mdp che con l’uso del drone, servono proprio a farci entrare nella mente di Francesca, nel suo pensiero costante, quello di scoprire cosa si nasconda lassù, sulla vetta a punta che spesso scruta dalle finestre della sua casa con un grosso binocolo da esploratore. Le cose nere sembrano nascondersi ovunque, negli animali e le piante, ma anche negli strani personaggi che ella incontra durante le sue peregrinazioni. Grazie alle sferzanti musiche di Riccardo D’Ambra, leader della band Visibì, ogni più piccolo dettaglio diventa misterioso, presagio di sventura, terrificante, anche una piccola mosca, o dei placidi pesci. E poi, dicevamo, gli incontri che Francesca fa, non sono mai rassicuranti. A partire dal signore in cui si imbatte all’inizio, un inquietante Maurizio Alfio Ricevuto, la vecchia signora che raccoglie i fiori, una sempre splendida Signora del Cinema Italiano, la Erika Blanc di Operazione Paura di Mario Bava (1966), il colonnello interpretato dal bravo attore e regista spezzino Roberto Di Maio, fino alla coppia che le offrirà un passaggio, composta dallo stesso D’Ambra e dall’attrice spezzina Angela Teodorowsky. Interessanti, oltre a quello della Blanc, i cammei di altri tre grandi nomi del cinema di genere, lo sceneggiatore Antonio Tentori, che ha lavorato a fianco di maestri storici del nostro cinema come Lucio Fulci e Dario Argento, il regista Fulvio Wetzl, nel divertente ruolo del barman Catarro, e Silvia Collatina, la Mae Freudstein del capolavoro fulciano Quella Villa accanto al Cimitero del 1981. Nel ruolo dei due amici che accompagnano Francesca nelle sue esplorazioni troviamo la sottoscritta ed il giovane attore fiorentino Gabriel Dorigo Badea, che si è distinto più volte nel cinema indipendente a fianco di registi quali Leonardo Barone e Michelle Kossler. Infine mi fa piacere citare i quattro giovani talenti che hanno dato vita ad una delle scene più magiche e suggestive del film, quella degli hippie che sparirono sul Monte Vello negli Anni Settanta: Francesco Testi, Alice Ceriani, Diop Fatimata e Skerdi Jashari, tutti perfettamente calati nel ruolo, coadiuvati dagli spettacolari effetti della make-up artist Grazia D’Amaro, collaboratrice di nomi importanti quali Ivan Zuccon, Emanuele Marchetto, Leonardo Barone e Lorenzo Lepori.
Insomma, Tassara è riuscito a realizzare un thriller/horror dalle sfumature sci-fi estremamente contemporaneo ma legato a doppio filo al passato, al cinema con cui è cresciuto, ed alle suggestioni che fin da bambino ha assorbito dal territorio in cui ha sempre vissuto. Passato e presente ben si mescolano in Cose Nere, rendendolo, a fronte del suo basso budget, un esperimento filmico molto ben riuscito, che sta per iniziare adesso il suo percorso festivaliero, in attesa di trovare una degna distribuzione per mostrarlo a tutti gli appassionati del genere che già lo stanno aspettando. Il Golfo di La Spezia, con la sua atmosfera, descritta da Tassara come “post-atomica, rugginosa, decadente, molto Anni Ottanta”, è stata l’ispirazione ideale, il giusto teatro in cui ambientare Cose Nere, con le sue innumerevoli costruzioni militari, le basi navali, le raffinerie, le discariche e le centrali elettriche: la speranza, adesso, è che il film possa essere proiettato proprio lì, a La Spezia, dove è stato partorito dalla mente di questo giovane e talentuoso regista di cui, mi auguro, sentiremo parlare ancora a lungo, e che ha già un sacco di nuove idee in saccoccia.
Vi lascio, quindi, in attesa che possiate immergervi nelle atmosfere cupe, anche quando assolate, che vi introdurranno alle molte Cose Nere che gravitano intorno a questo bellissimo golfo, con alcune suggestioni, che mi sembrano incarnare perfettamente l’anima di questo primo, ed a mio parere riuscito, lungometraggio di Francesco Tassara: “Strani fenomeni sono stati fotografati sul Monte Vello … Un misterioso essere è svanito nel nulla senza rumore e senza lasciare impronte … Le condizioni ambientali sono cambiate all’improvviso: di colpo l’aria era ferma, immobile e calda. Tanti ufologi o sedicenti tali hanno indagato quel luogo … Sono posti che danno un po’ di brivido, ma soprattutto fascino … Sembra un luogo abbastanza delimitato come area, a guardarlo sulle mappe, ma quando ti ci addentri diventa enorme … Siamo stati sul monte decine di volte a condurre esperimenti anche in notturna con apparecchiatura di ripresa fotografica, ma ora non ci torniamo più volentieri …”
E voi, siete pronti ad esplorare il Monte Vello e tutti suoi segreti oscuri? Certo, “se è un segreto non lo sa nessuno”, ma, chissà … magari insieme a Francesca qualche risposta riusciremo a tirarla fuori … o magari no … Per scoprirlo non ci resta che aspettare l’uscita e la distribuzione di Cose Nere, e sono certa che gli amanti del cinema di genere italiano non potranno assolutamente rimanerne delusi.
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monfardini ilaria
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venerdì 4 aprile 2025
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un mistero insondbile tra i monti di la spezia
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Dopo una serie di cortometraggi (Noir, 2014; Respira, 2015; La Testa, 2019; Il Cielo ? Sporco, 2022), non tutti di genere horror, ed alcuni documentari (L?Alfabeto del Mondo, 2013; Bava Puzzle, di Daniele Ceccarini e Paola Settimini, dove ha curato soggetto, fotografia e montaggio, 2018; Spaghetti alla Martino, 2019, codiretto con Daniele Ceccarini; Da Qualche Parte nella Giungla, 2020, codiretto con Daniele Ceccarini), il giovane regista spezzino Francesco Tassara approda finalmente al lungometraggio, e lo fa con un progetto molto ambizioso che vedr? la luce nell?arco del 2024, dal titolo evocativo di Cose Nere. Questo progetto mi affascin? fin da subito, da quando Francesco, grande appassionato, come me, di cinema Anni Settanta, me ne parl? una sera a cena in una delle mie usuali trasferte spezzine.
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Dopo una serie di cortometraggi (Noir, 2014; Respira, 2015; La Testa, 2019; Il Cielo ? Sporco, 2022), non tutti di genere horror, ed alcuni documentari (L?Alfabeto del Mondo, 2013; Bava Puzzle, di Daniele Ceccarini e Paola Settimini, dove ha curato soggetto, fotografia e montaggio, 2018; Spaghetti alla Martino, 2019, codiretto con Daniele Ceccarini; Da Qualche Parte nella Giungla, 2020, codiretto con Daniele Ceccarini), il giovane regista spezzino Francesco Tassara approda finalmente al lungometraggio, e lo fa con un progetto molto ambizioso che vedr? la luce nell?arco del 2024, dal titolo evocativo di Cose Nere. Questo progetto mi affascin? fin da subito, da quando Francesco, grande appassionato, come me, di cinema Anni Settanta, me ne parl? una sera a cena in una delle mie usuali trasferte spezzine. Il suo desiderio, essendo un vero amante del territorio in cui risiede, era fare un film che indagasse i molti misteri che sembrano celarsi sui monti che circondano La Spezia, nei suoi fortilizi militari, abbandonati e non, dietro ai tanti avvistamenti di UFO che vengono qui segnalati dagli Anni Settanta, quando esistevano in loco diverse associazioni di appassionati che vegliavano la notte sui monti nella speranza di riuscire ad immortalare qualche visitatore arrivato chiss? da quale galassia. Ma l?idea di Francesco non era quella di fare propriamente un film di fantascienza, ma pi? che altro di mistero, contaminando in esso i generi che pi? ama, dall?horror al thriller fino anche, certamente, allo sci-fi. In testa aveva gi? la protagonista, la splendida attrice toscana Simona Vannelli, che aveva conosciuto ed apprezzato nei film del di lei consorte Lorenzo Lepori, la quale vanta un background teatrale di tutto rispetto e una formazione presso la prestigiosa Bottega di Gassman. E poi, voleva omaggiare qual cinema italiano del passato che tanta parte ha nella sua passione di cinefilo, e direi che c?? riuscito in pieno, mettendo nel cast nomi del calibro di Erika Blanc, Antonio Tentori, Silvia Collatina e Fulvio Wetzl. Cose Nere sta per vedere la luce, quindi, l?attesa ? tanta, ed a me tocca il compito di parlarvene in anteprima ed incuriosirvi un po?! Francesca ? una studentessa universitaria torinese che si reca ad abitare a La Spezia per portare in fondo la sua tesi di laurea sulle fortificazioni militari che si trovano sui monti della zona, soprattutto su uno, il Monte Vello. Durante le sue ricerche, per?, la giovane donna si accorger? che la gente che incontra ? strana e sfuggente, nessuno sembra aver piacere di parlare di certi argomenti coperti dal segreto militare, ma questo, invece che frenarla, la far? buttare ancora pi? a capofitto in questa ricerca, non pi? solo accademica, ma dettata dalla curiosit? di scoprire cosa si nasconde sull?inquietante monte. Coinvolge nelle sue peregrinazioni anche i suoi amici Emma e Roberto, ma quando i tre si accorgeranno che in effetti nulla ? come sembra lass?, il sentore sar? quello di essere andati troppo oltre. Girato interamente nel golfo di La Spezia, Cose Nere ? prima di tutto una grande dichiarazione d?amore di Tassara al suo territorio ed al cinema della sua formazione. Nonostante non si citi mai il nome della localit? durante tutto il film, per preservare il sito dai curiosi ed i vandali, ? ben evidente che Francesco non si sia inventato tutto di sana pianta, ma sia partito da reali articoli di giornale che hanno sollevato la sua curiosit?, e dalle esplorazioni urbex da lui compiute dal 2016 in avanti col progetto ?Otium?. I tre protagonisti del film, Francesca, Emma e Roberto, si ispirano infatti proprio allo stesso Francesco ed ai suoi storici amici Francesca Giovanelli e Roberto Vendasi, compagni d?avventure e di esplorazioni. I boschi del golfo spezzino sono una vera sorpresa, poco valorizzati, sono invece ricchissimi di reperti storici, dimenticati e lasciati in abbandono, che nel film vengono mostrati ed in un certo senso messi in risalto, mostrandone tutta la bellezza ed il fascino decadente. I menhir disseminati sul monte, cos? come gli innumerevoli edifici medievali, e le costruzioni militari ottocentesche, tutto ? affascinante ed inquietante al tempo stesso, cos? come le molte carcasse d?auto arrivate chiss? come tra la fitta vegetazione, ed addirittura i resti di un piccolo aereo da turismo precipitato lass? nel 1979. Studi geologici attribuiscono a questa zona caratteristiche magnetiche, e diverse associazioni ufologiche iniziarono ad interessarsene dall?inizio degli Anni Settanta, un membro di una delle quali, Maurizio Briganti, ha fornito al regista un?interessante consulenza storica. La troupe si ? trovata pi? volte di fronte a fenomeni di interferenze sonore e improvvisi malfunzionamenti delle apparecchiature, che non hanno fatto che accrescere la fama misteriosa del luogo. Cose Nere ? un film che vive di atmosfere, di suggestioni, che ci immerge nell?ossessione sempre crescente della protagonista, ben resa dalla magistrale interpretazione della Vannelli che ha vissuto per settimane a contatto con questo territorio, finendo per lasciarvisi assorbire e rendendo sua una parte di questi misteri. Le ripetizioni insistite delle panoramiche del monte, sia attraverso la mdp che con l?uso del drone, servono proprio a farci entrare nella mente di Francesca, nel suo pensiero costante, quello di scoprire cosa si nasconda lass?, sulla vetta a punta che spesso scruta dalle finestre della sua casa con un grosso binocolo da esploratore. Le cose nere sembrano nascondersi ovunque, negli animali e le piante, ma anche negli strani personaggi che ella incontra durante le sue peregrinazioni. Grazie alle sferzanti musiche di Riccardo D?Ambra, leader della band Visib?, ogni pi? piccolo dettaglio diventa misterioso, presagio di sventura, terrificante, anche una piccola mosca, o dei placidi pesci. E poi, dicevamo, gli incontri che Francesca fa, non sono mai rassicuranti. A partire dal signore in cui si imbatte all?inizio, un inquietante Maurizio Alfio Ricevuto, la vecchia signora che raccoglie i fiori, una sempre splendida Signora del Cinema Italiano, la Erika Blanc di Operazione Paura di Mario Bava (1966), il colonnello interpretato dal bravo attore e regista spezzino Roberto Di Maio, fino alla coppia che le offrir? un passaggio, composta dallo stesso D?Ambra e dall?attrice spezzina Angela Teodorowsky. Interessanti, oltre a quello della Blanc, i cammei di altri tre grandi nomi del cinema di genere, lo sceneggiatore Antonio Tentori, che ha lavorato a fianco di maestri storici del nostro cinema come Lucio Fulci e Dario Argento, il regista Fulvio Wetzl, nel divertente ruolo del barman Catarro, e Silvia Collatina, la Mae Freudstein del capolavoro fulciano Quella Villa accanto al Cimitero del 1981. Nel ruolo dei due amici che accompagnano Francesca nelle sue esplorazioni troviamo la sottoscritta ed il giovane attore fiorentino Gabriel Dorigo Badea, che si ? distinto pi? volte nel cinema indipendente a fianco di registi quali Leonardo Barone e Michelle Kossler. Infine mi fa piacere citare i quattro giovani talenti che hanno dato vita ad una delle scene pi? magiche e suggestive del film, quella degli hippie che sparirono sul Monte Vello negli Anni Settanta: Francesco Testi, Alice Ceriani, Diop Fatimata e Skerdi Jashari, tutti perfettamente calati nel ruolo, coadiuvati dagli spettacolari effetti della make-up artist Grazia D?Amaro, collaboratrice di nomi importanti quali Ivan Zuccon, Emanuele Marchetto, Leonardo Barone e Lorenzo Lepori. Insomma, Tassara ? riuscito a realizzare un thriller/horror dalle sfumature sci-fi estremamente contemporaneo ma legato a doppio filo al passato, al cinema con cui ? cresciuto, ed alle suggestioni che fin da bambino ha assorbito dal territorio in cui ha sempre vissuto. Passato e presente ben si mescolano in Cose Nere, rendendolo, a fronte del suo basso budget, un esperimento filmico molto ben riuscito, che sta per iniziare adesso il suo percorso festivaliero, in attesa di trovare una degna distribuzione per mostrarlo a tutti gli appassionati del genere che gi? lo stanno aspettando. Il Golfo di La Spezia, con la sua atmosfera, descritta da Tassara come ?post-atomica, rugginosa, decadente, molto Anni Ottanta?, ? stata l?ispirazione ideale, il giusto teatro in cui ambientare Cose Nere, con le sue innumerevoli costruzioni militari, le basi navali, le raffinerie, le discariche e le centrali elettriche: la speranza, adesso, ? che il film possa essere proiettato proprio l?, a La Spezia, dove ? stato partorito dalla mente di questo giovane e talentuoso regista di cui, mi auguro, sentiremo parlare ancora a lungo, e che ha gi? un sacco di nuove idee in saccoccia. Vi lascio, quindi, in attesa che possiate immergervi nelle atmosfere cupe, anche quando assolate, che vi introdurranno alle molte Cose Nere che gravitano intorno a questo bellissimo golfo, con alcune suggestioni, che mi sembrano incarnare perfettamente l?anima di questo primo, ed a mio parere riuscito, lungometraggio di Francesco Tassara: ?Strani fenomeni sono stati fotografati sul Monte Vello ? Un misterioso essere ? svanito nel nulla senza rumore e senza lasciare impronte ? Le condizioni ambientali sono cambiate all?improvviso: di colpo l?aria era ferma, immobile e calda. Tanti ufologi o sedicenti tali hanno indagato quel luogo ? Sono posti che danno un po? di brivido, ma soprattutto fascino ? Sembra un luogo abbastanza delimitato come area, a guardarlo sulle mappe, ma quando ti ci addentri diventa enorme ? Siamo stati sul monte decine di volte a condurre esperimenti anche in notturna con apparecchiatura di ripresa fotografica, ma ora non ci torniamo pi? volentieri ?? E voi, siete pronti ad esplorare il Monte Vello e tutti suoi segreti oscuri? Certo, ?se ? un segreto non lo sa nessuno?, ma, chiss? ? magari insieme a Francesca qualche risposta riusciremo a tirarla fuori ? o magari no ? Per scoprirlo non ci resta che aspettare l?uscita e la distribuzione di Cose Nere, e sono certa che gli amanti del cinema di genere italiano non potranno assolutamente rimanerne delusi.
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mercoledì 1 gennaio 2025
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il luogo ? l''omicida seriale e non perdona
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Cose Nere, esordio nel lungometraggio di finzione di Francesco Tassara, è un film a lungo accarezzato dal regista che finalmente esce in sala. Francesco è da anni affascinato da tutto quanto circonda la sua città, La Spezia, città sede centrale dell'Arsenale Militare, anzi borgo diventata città, passando da 5000 a 70.000 abitanti, proprio in concomitanza nella seconda metà dell'800, con la costruzione sia degl immensi edifici e bacini dell'Arsenale, che di tutte le fortificazioni che la cingono, che affondano nei boschi impenetrabili e nei monti che la circondano proteggendola da potenziali "nemici". Tra questi il monte che è chiamato "Vello" nel film (per proteggerlo da invasioni di "turisti del brivido"), che è gravido di testimonianze millenarie, come il Menhir del Diavolo, resti medioevali di chiesette romaniche e castelli, usato come discarica di auto abbandonate, come i resti di un aereo da turismo andatosi a schiantare negli anni '70.
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Cose Nere, esordio nel lungometraggio di finzione di Francesco Tassara, è un film a lungo accarezzato dal regista che finalmente esce in sala. Francesco è da anni affascinato da tutto quanto circonda la sua città, La Spezia, città sede centrale dell'Arsenale Militare, anzi borgo diventata città, passando da 5000 a 70.000 abitanti, proprio in concomitanza nella seconda metà dell'800, con la costruzione sia degl immensi edifici e bacini dell'Arsenale, che di tutte le fortificazioni che la cingono, che affondano nei boschi impenetrabili e nei monti che la circondano proteggendola da potenziali "nemici". Tra questi il monte che è chiamato "Vello" nel film (per proteggerlo da invasioni di "turisti del brivido"), che è gravido di testimonianze millenarie, come il Menhir del Diavolo, resti medioevali di chiesette romaniche e castelli, usato come discarica di auto abbandonate, come i resti di un aereo da turismo andatosi a schiantare negli anni '70. Perforato da svariati tunnel e depositi militari che si incuneano sino a un punto di non ritorno, oltre che da devastanti cave del prezioso portoro; attraversato in lungo e in largo da fortificazioni stratificate. Ma soprattutto luogo principe in Italia delle apparizioni ufologiche (circa il 70% di quelle certificate). E' come un buco nero terrestre che inghiotte cose e persone soprattutto negli anni '70-'80, quand'è ambientato il film. Al monte e a tutti i suoi "tesori" Tassara ha dedicato negli ultimi anni un'associazione "#Otium" con cui ha perlustrato in profondità il monte Vello e dintorni in importanti reportage fotografici esposti al CAMeC della Spezia. E il film è l'atto finale (?) di queste ricerche che sconfinano nell'ossessione. L'identificazione di Francesco con la sua protagonista, bene interpretata da Simona Vannelli (di recente protagonista di molti film noir/horror), con il giusto tono di supponenza e petulanza, ma anche di fragilità e determinazione ossessiva, è totale. Il viaggio che la donna intraprende, prima supportata da amiche e sodali, (tra cui Silvia Collatina, bambina fantasma per Lucio Fulci e Sergio Martino, negli anni '80; Ilaria Monfardini, la "Barbara Steele" del cinema recente), incontrando altre presenze inquetanti come Erica Blanc (in un cameo strepitoso), Antonio Tentori, Roberto Di Maio, poi sempre gradualmente più sola, man mano che affonda per tunnel sempre più bui nelle viscere del monte, è un viaggio nell'interiorità, nelle viscere della psiche della studiosa alla ricerca di domande, che rimangono desolatamente senza risposta. Il pericolo cresce esponenzialmente, ma il monte non ne vuole sapere di essere sviscerato. La solitudine nel viaggio è una cattiva compagnia, forse letale. Tassara costruisce questo "viaggio al centro della terra" facendo vivere il buio, e il repentino riaffiorare della luce più accecante, del mare più abbagliante, con tagli e movimenti magistrali che gli derivano dalla sua professione di fotografo, facendo vivere mimeticamente con la protagonista, oltre che se stesso, anche noi spettatori, a condividere un disagio e una paura insopprimibile.
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