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cardclau
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mercoledì 15 maggio 2024
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forse troppo cellulare?
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Il film Troppo Azzurro di Filippo Barbagallo affronta un aspetto recente della nostra società che ha che fare non solo col narcisismo, ma anche con la povertà delle opportunità, con la precarietà. E lo fa bene, di persona, con leggerezza e ironia, riuscendo ad essere, sconfinando nell’assurdità, anche piuttosto divertente. Si tratta del fatto che questi nostri figli maschi post-adolescenti sembrano mancare di una vera progettualità e di senso politico, galleggiare in un mondo evanescente dove la vita scivola via, studiacchiare all’università, andare a farsi uno spritz con gli amici (maschi) il venerdì sera, appiccicarsi alla casa e ai i genitori, che comunque tirano avanti la baracca.
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Il film Troppo Azzurro di Filippo Barbagallo affronta un aspetto recente della nostra società che ha che fare non solo col narcisismo, ma anche con la povertà delle opportunità, con la precarietà. E lo fa bene, di persona, con leggerezza e ironia, riuscendo ad essere, sconfinando nell’assurdità, anche piuttosto divertente. Si tratta del fatto che questi nostri figli maschi post-adolescenti sembrano mancare di una vera progettualità e di senso politico, galleggiare in un mondo evanescente dove la vita scivola via, studiacchiare all’università, andare a farsi uno spritz con gli amici (maschi) il venerdì sera, appiccicarsi alla casa e ai i genitori, che comunque tirano avanti la baracca. Hanno sì rapporti con l’altro sesso, ma sembra abbiano paura di questa nuova femmina, forse percepita come virago. Pur non volendo scodinzolare come cagnolini, potrebbero essere incapaci di proporre una virilità seria e progettuale, che sarebbe percepita non come dominante, ma come rassicurante. Cosa è cambiato antropologicamente rispetto al film Tanguy di Étienne Chatiliez del 2001, dove i genitori cercano disperatamente, ma senza alcun risultato, di spedire fuori casa il figlio, ventottenne laureato e masterizzato, e di ritrovare la propria intimità? Probabilmente è il progressivo impoverimento, sia fisico che mentale, che si è accentuato negli ultimi vent’anni, della maggior parte delle famiglie. Ma cosa ci sta facendo addormentare?
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jonnylogan
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venerdì 23 agosto 2024
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imparare a crescere
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Crescere è una delle cose più difficili che si possano dover affrontare e poco importa se a farlo siano un manipolo di adolescenti, come nel caso di Stand by Me - Ricordo di un'estate (Stand by Me; 1986) o dei ragazzi con famiglie stabili e al termine del loro percorso universitario.
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Crescere è una delle cose più difficili che si possano dover affrontare e poco importa se a farlo siano un manipolo di adolescenti, come nel caso di Stand by Me - Ricordo di un'estate (Stand by Me; 1986) o dei ragazzi con famiglie stabili e al termine del loro percorso universitario.
Dario, lo stesso autore e regista Filippo Barbagallo, nonostante i suoi 25 anni non ha ancora maturato esperienze né particolarmente avventurose, come i protagonisti della pellicola di Rob Reiner, ma nemmeno troppo distanti da una famiglia, stabile economicamente ed emotivamente, composta dal duo Valeria Milillo e Valerio Mastandrea, entrambi perfetti per incarnare genitori decisamente sui generis e altrettanto surreali. L'una semplicemente protettiva, l'altro bravo a dissimulare le medesime apprensioni materne. Ad affiancare Dario in tutte le sue manie e indecisioni, un manipolo di amici storici e schizofrenici quanto lui, fra i quali da segnalare il Romano Brando Pacitto assurto agli onori nazionali grazie alla fiction RAI Braccialetti Rossi (id.; 2014 - 2016). E due ragazze con le quali esce e delle quali s'innamora, o delle quali era già innamorato. Le ottime Alice Benvenuti e Martina Gatti perfette nell'impersonare due caratteri differenti e fra loro distanti ma al tempo stesso capaci di mettere ancor più in difficoltà la già precaria vita del protagonista.
Pellicola spietata nel fotografare la 'Generazione Z', ovvero dei nati negli anni '90 e della loro iniziazione alla vita, firmata da un regista che ammette di non essere forse troppo dissimile dal suo alter ego e che, al suo esordio dietro la macchina da presa, riesce a confezionare un film dotato di tempi comico - drammatici perfettamente esaltati da una splendida colonna sonora firmata dal gruppo trentino Pop X, capaci di ritmi in perenne bilico fra il drammatico e il demenziale, ideali per sottolineare le disavventure di un protagonista impacciato soprattutto con le cose della vita e che strizza, nemmeno troppo velatamente, l'occhio ai mostri sacri della comicità e della commedia di casa nostra, con uno sguardo decisamente privilegiato a Massimo Troisi unito a una spruzzata di Nanni Moretti, che però proprio solo comico non è.
Film presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023 nella sezione Freestyle e che per quanto ci riguarda reputiamo decisamente ben riuscito e firmato da un figlio d'arte - del produttore Angelo e della costumista Maria Rita Barbera - Ma del quale sentiremo parlare ancora e a lungo e non solo per semplici meriti famigliari.
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