Cemetery |
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Un film di Carlos Casas.
Con Wayne Bamford, Tony Lourds, Warna Sandeeya, S.A. Senevirathne.
continua»
Documentario,
durata 85 min.
- Italia 2019.
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Maria Sole Colombo
Film TV
Requiem in quattro atti: il primo, un mahout e il suo elefante (o viceversa?), cioè l'idillio uomo-natura; il secondo, i cacciatori di frodo che irrompono nella foresta, ovvero la rottura dell'idillio; il terzo, l'oscurità; il quarto, l'aldilà. Non è difficile immaginare Cemetery in forma di videoinstallazione, con i quattro capitoli - al loro interno perfettamente compatti, saldi, paratattici - spalmati su altrettanti schermi. Ognuno di loro schiva a suo modo la modalità narrativa, esige la nostra completa immersione e gioca, per tentativi, a destrutturare le nostre abitudini percettive (costringendoci a percepirle come tali: nient'altro che riflessi standardizzati, processi automatizzati di decodifica dell'immagine): nel primo atto, con il corpo dell'elefante scrutato in primissimo piano, rivoltando l'altissima definizione del documentario naturalistico o del blockbuster in chiave contemplativa e antispettacolare (per l'iperrealismo ma contro il fotorealismo: il contrario di Dumbo in CGI); nel secondo atto, capovolgendo il mito imperialista del cimitero degli elefanti, El Dorado di avorio vagheggiato dai bracconieri e dal cinema coloniale, per rivelarne i presupposti positivisti e prepotenti; nel terzo atto, calandoci in un buio ben più buio dell'effetto notte cinematografico, e dunque obbligandoci all'esperienza frustrante della cecità, a vantaggio di un sound design avviluppante; nel quarto atto, servendoci il paradosso del quadro immobile, nel linguaggio che dovrebbe farsi per immagini in movimento. [...]
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