Fukui Shozin il regista dell’insopportabile “964 Pinocchio” gira questo film in cui possiamo ritrovare almeno in parte le tematiche care del regista che vanno dall’agonia allo squallore più profondo. Questo film almeno in parte bisogna ammettere che seppur delirante riesce ad essere fruibile. Siamo nell’anarchia pura dal punto di vista dell’estremismo delle immagini. L’underground estremo giapponese. I personaggi principali Shimika, Kiku, Akari, Motomya e Subashi sono tutti dei pazzi che brancolano in un laboratorio senza precisi obbiettivi il che dimostra ormai l’indubbio interesse di Shozin nel mostrare senza dover spiegare bene nulla.
Dal punto di vista della regia il film assume uno spessore decisamente differente dal precedente film.
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Fukui Shozin il regista dell’insopportabile “964 Pinocchio” gira questo film in cui possiamo ritrovare almeno in parte le tematiche care del regista che vanno dall’agonia allo squallore più profondo. Questo film almeno in parte bisogna ammettere che seppur delirante riesce ad essere fruibile. Siamo nell’anarchia pura dal punto di vista dell’estremismo delle immagini. L’underground estremo giapponese. I personaggi principali Shimika, Kiku, Akari, Motomya e Subashi sono tutti dei pazzi che brancolano in un laboratorio senza precisi obbiettivi il che dimostra ormai l’indubbio interesse di Shozin nel mostrare senza dover spiegare bene nulla.
Dal punto di vista della regia il film assume uno spessore decisamente differente dal precedente film. La fotografia in b/n è funzionalissima con la scelta di girare praticamente un film solo in interni, anche la scenografia è curatissima in ogni scena.
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