"Dear America: Lettere dal Vietnam". Lo noleggiai (in VHS, ovviamente) verso la metà degli anni Novanta. Ero un adolescente e scelsi questo film sulla scia di Platoon, Full Metal Jacket e Apocalypse Now.
Tuttavia non si dimostrò essere un "film" nel senso classico, piuttosto un "film-documentario" (o forse "documentario"?), dal momento che trattavasi soltanto di filmati - assemblati - risalenti a quella guerra, con la lettura della posta affidata a dei bravi doppiatori e con il sottofondo di stupendi brani musicali che andavano in quel periodo.
Poco fa, a distanza di quasi 15 anni, mi è capitato "sotto mano" su Google Video... Ho avuto la fortuna (e il piacere) di rivederlo, seppure in lingua originale (ma ora non è un problema dato che parlo l'inglese correntemente, ndr).
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"Dear America: Lettere dal Vietnam". Lo noleggiai (in VHS, ovviamente) verso la metà degli anni Novanta. Ero un adolescente e scelsi questo film sulla scia di Platoon, Full Metal Jacket e Apocalypse Now.
Tuttavia non si dimostrò essere un "film" nel senso classico, piuttosto un "film-documentario" (o forse "documentario"?), dal momento che trattavasi soltanto di filmati - assemblati - risalenti a quella guerra, con la lettura della posta affidata a dei bravi doppiatori e con il sottofondo di stupendi brani musicali che andavano in quel periodo.
Poco fa, a distanza di quasi 15 anni, mi è capitato "sotto mano" su Google Video... Ho avuto la fortuna (e il piacere) di rivederlo, seppure in lingua originale (ma ora non è un problema dato che parlo l'inglese correntemente, ndr).
Come dice il Morandini, che secondo me ha liquidato quest'opera un po' troppo velocemente, qui si parla più al cuore che non al cervello: ma questo non è un punto a sfavore del regista né tantomeno del film nel suo complesso. Certamente non si analizzano le ragioni profonde che stanno alla base dell'intervento americano in Vietnam, o del significato della guerra in generale o della follia umana. L'obiettivo non è né un saggio di filosofia morale né un pamphlet di interesse storico.
"Dear America" è un'opera onesta. Uno dei pochi lavori in cui viene letta (e letta in maniera massiva e sapiente) autentica corrispondenza, scritta peraltro non dall'annoiato contadino dello Iowa, né dal frustrato avvocato newyorkese e men che meno dal gioioso surfer californiano, ma da giovani soldati che sono stati spediti a combattere (e spesso a morire) in un paese che non sapevano nemmeno indicare sulla cartina.
Un susseguirsi di parole, una gamma di stati d'animo, di emozioni. Non sempre parole belle, ovviamente.
La guerra del Vietnam è stata la prima guerra veramente moderna: primo uso estensivo di elicotteri, primo conflitto non convenzionale (in assenza di un fronte delineato), prima guerra in cui i soldati americani ascoltano rock'n'roll.
Prima si combattevano i comunisti, adesso si combatte per il petrolio: ma pur sempre si combatte, e le dinamiche interpersonali (sia tra commilitoni che tra soldati e loro "nemici") sono sempre le stesse.
Sono passati 30-40 anni e in fondo non è cambiato quasi niente, a parte il teatro delle operazioni (Iraq e Afghanistan) e il modo di effettuare corrispondenza (prima cartacea e adesso elettronica).
Certo, sarebbe interessante vedere qualcosa di analogo che abbia per oggetto quelli che erano dall'altra parte della barricata... c'è qualche vietnamita che si fa avanti?
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