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In concorso Nuove Impronte allo ShorTS di Trieste, il lungometraggio della cineasta americana è un inno alla solidarietà femminile e al ritorno alla ruralità, in un Idaho che fa da perfetta cornice
di Veronica Orciari Sentieri Selvaggi
Il cinema degli ultimi anni ci ha abituati ad un certo approccio al mondo delle vaste praterie americane, approccio che ha sicuramente funzionato dal punto di vista dei riconoscimenti (basti pensare a Nomadland o a Il potere del cane) e che ha attirato il grande pubblico, ma che si è sicuramente allontanato dall'approccio più spontaneo e indipendente a cui spesso è stato confinato in passato. Con Bitterbrush, Emelie Coleman Mahdavian, al suo primo lungometraggio da regista, approccia il genere in maniera spontanea, semplice, priva di orpelli ma non per questo ottenendo un risultato meno incisivo. [...]
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