Nel film si racconta di inautenticità e verità. C'è una divertentissima satira contro gli imitatori delle antiche arti marziali; ma si racconta anche di un crimine di pazzia e sfruttamento. Giovani superficiali e inadeguati dediti a brutte e diseducative simulazioni si trovano a fronteggiare una logica non umana messa in campo da un uomo che vive di incubi e abdica al proprio essere per dare potere a violenze parassitarie e desideri di grandezza non veramente suoi. Dunque una situazione importante è la possessione: i colpevoli, stabilmente o provvisoriamente, si fanno muovere da impulsi maligni. Gli sprovveduti ed in realtà anche inetti a veri combattimenti hanno perciò occasione imprevista di fronteggiare un vero autentico male.
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Nel film si racconta di inautenticità e verità. C'è una divertentissima satira contro gli imitatori delle antiche arti marziali; ma si racconta anche di un crimine di pazzia e sfruttamento. Giovani superficiali e inadeguati dediti a brutte e diseducative simulazioni si trovano a fronteggiare una logica non umana messa in campo da un uomo che vive di incubi e abdica al proprio essere per dare potere a violenze parassitarie e desideri di grandezza non veramente suoi. Dunque una situazione importante è la possessione: i colpevoli, stabilmente o provvisoriamente, si fanno muovere da impulsi maligni. Gli sprovveduti ed in realtà anche inetti a veri combattimenti hanno perciò occasione imprevista di fronteggiare un vero autentico male... Tuttavia la risoluzione viene solo da una improvvisa e bellicosa corsa in moto che fa emergere la generale assurdità dei veri coinvolti oltre che le quasi impensabili violenze del cattivo di turno.
Lo sguardo ironico è bonario verso gli ingenui ma emerge giustamente un rifiuto. Lo spettacolo mimetico viene infatti presentato come una ubriacatura di troppo, il vero spirito marziale è evocato solo per contrasto e fa capolino nella sigla finale: non un 'dietro le quinte' ma l'attenzione dovuta agli altri, quelli veri - solo un po' di disegnini a trama già conclusa. Tutta la visione, nella sua simpatia ed intelligenza, rimanda ad altro.
Dunque il film va visto con l'etica giusta da parte dello spettatore (anche se si pensa a nessuna motivazione da parte dei realizzatori) altrimenti lo si intende al contrario e si resta come scemi...
Senza capire i valori allusi, non si intende nulla delle immagini ma sono le stesse immagini ad alludere. Un'opportunità con cui si comunica con discrezione e leggerezza per società tanto smarrite nel nonsenso... però tutto scherzando un po', e solo la corsa in moto e la vittoria sul tempo ottenuta spiega il titolo; risultando anche un significato sarcastico: ci sarebbe stato altro da fare.
Insomma il "non c'è tempo da perdere" è la dimensione morale delle sequenze e quindi ad esser protagonista è la lotta contro le cattive evenienze; lottando su due ruote, non due qualsiasi ma quelle che usano i motociclisti, e non solo.
Una piacevole e necessaria comunicazione .
MAURO PASTORE
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