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luca scial�
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lunedì 20 luglio 2015
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le memorie del presidente mitterand
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Robert Guediguian dedica un film a un Presidente della Repubblica francese che ha lasciato il segno: il socialista François Mitterand. Utilizza un libro intervista a cui stava lavorando assieme a un giovane giornalista ma che non riuscì a concludere perchè morì poco tempo dopo la fine del suo mandato. Concludendo la sua cinquantennale carriera politica, è come se Mitterand non avesse più ragione di vivere, non avesse più sogni nè ambizioni. Un limite che egli stesso ammette e che nel film emerge spesso. Con la sua morte, la sinistra francese impiegherà un ventennio per ritornare al potere. Ma ormai appare una parodia di se stessa, svuotata e priva di valori.
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Robert Guediguian dedica un film a un Presidente della Repubblica francese che ha lasciato il segno: il socialista François Mitterand. Utilizza un libro intervista a cui stava lavorando assieme a un giovane giornalista ma che non riuscì a concludere perchè morì poco tempo dopo la fine del suo mandato. Concludendo la sua cinquantennale carriera politica, è come se Mitterand non avesse più ragione di vivere, non avesse più sogni nè ambizioni. Un limite che egli stesso ammette e che nel film emerge spesso. Con la sua morte, la sinistra francese impiegherà un ventennio per ritornare al potere. Ma ormai appare una parodia di se stessa, svuotata e priva di valori.
Film gradevole ma che manca di mordente e passione. Un omaggio spento e poco appassionato, forse volutamente malinconico e mesto dinanzi al capezzale di un'idea politica definitivamente tramontata, assieme al Presidente.
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francesco2
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mercoledì 22 agosto 2012
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una tentazione
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Chi mi legga (Possibilmente da qualche anno) su questo sito potrebbe, credo con molta buona volontà, ricordare la recensione negativa che dedicai al "Divo" di Sorrentino.
Certo che, alla luce di due film visti molto recentemente, sotto certi aspetti sarei tentato di cambiare idea. Quando Stone, nel suo "W", sembra illudersi che sovvertire(?) le unità di tempo, luogo ed azione, sia sufficiente a costruire il ritratto di un vero o presunto(?) mediocre della politica (Da "JFK" erano passati quasi vent'anni e, spiace dirlo, si vedono uno per uno); e quando Guediguan, buon artigiano del cinema, che quest'anno nelle sue "Nevi del Kilimangiaro" ha rischiato (Anche senza convincere fino in fondo) di mettere a segno un colpo da maestro, dedica a Mitterand un ritratto che, sul piano teorico, vorrebbe evidenziarne le ambiguità, ma che nella pratica ne mette in luce la natura di vecchio socialista timoroso sulla globalizzazione, pur con alcune condiderevoli ambiguità sul suo passato, mi sorge il dubbio che, sull'opera del regista dell "Uomo in più", avrei potuto scrivere qualcosa di diverso.
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Chi mi legga (Possibilmente da qualche anno) su questo sito potrebbe, credo con molta buona volontà, ricordare la recensione negativa che dedicai al "Divo" di Sorrentino.
Certo che, alla luce di due film visti molto recentemente, sotto certi aspetti sarei tentato di cambiare idea. Quando Stone, nel suo "W", sembra illudersi che sovvertire(?) le unità di tempo, luogo ed azione, sia sufficiente a costruire il ritratto di un vero o presunto(?) mediocre della politica (Da "JFK" erano passati quasi vent'anni e, spiace dirlo, si vedono uno per uno); e quando Guediguan, buon artigiano del cinema, che quest'anno nelle sue "Nevi del Kilimangiaro" ha rischiato (Anche senza convincere fino in fondo) di mettere a segno un colpo da maestro, dedica a Mitterand un ritratto che, sul piano teorico, vorrebbe evidenziarne le ambiguità, ma che nella pratica ne mette in luce la natura di vecchio socialista timoroso sulla globalizzazione, pur con alcune condiderevoli ambiguità sul suo passato, mi sorge il dubbio che, sull'opera del regista dell "Uomo in più", avrei potuto scrivere qualcosa di diverso.a
Certo, è curioso (una delle poche cose) questo rapporto ambiguo che si viene a delineare(?) tra allievo e maestro. Un allievo tanto coinvolto da non affittare la casa a chi critichi il presidente, o da scegliere le "Ragazze del Nord". Ma, al contempo, per sua stesa ammissione, tanto distaccato da disinteressarsi -Praticamente- alla morte del presidente stesso.
Questo curioso rapporto tra mentore e discepolo era già stato affrontato in un'altra pellicola d'oltralpe, passata da pochissimo tempo su un canale Rai ("Un affare di gusto"). Se chi scrive apprezza abbastanza spesso il cinema d'Oltralpe, e mai come quest'anno, forse, ne ha avuto prova, possiamo scrivere che "Anche i Francesi, nel loro (Non) piccolo, ci annoiano?"
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eugenio spagnuolo
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domenica 25 novembre 2007
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immenso mitterand
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Re, presidente, leader, ma soprattutto il ritratto di Mitterand (grande) uomo. Il racconto inevitabilmente politico rincorre massime e aforismi para-napoleonici (ma molto più condivisibili) e la tenerezza per una vita che se va in solitudine. Ogni tanto Guediguian lascia il passo allo spaesamento del giovane giornalista. Figura mediocre, e non perchè lo fosse, ma perchè tutti lo saremmo di fronte all'uomo che ha assicurato ai francesi 15 anni di pace sociale, prosperità e amore per la cultura. Bellissimi gli stralci dei discorsi di Mitterand su che cosa è la sinistra e a cosa ci porterà il capitalismo sfrenato. Da vedere e poi chiedersi: come mai in Italia nessun leader politico si è meritato un film come questo?
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michele il critico
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venerdì 3 giugno 2005
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le passeggiate al campo di marte
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Gli ultimi giorni di vita di Mitterrand (presidente francese per quattordici anni a cavallo tra gli anni '80 e '90) raccontati attraverso le testimonianze da lui rilasciate ad un giovane giornalista di sinistra. Tra i due si instaura un legame molto forte ed appassionato sorretto da una continua tensione verso la verità.
Il presidente è un uomo serenamente disilluso che constata la fine degli ideali ed un presente che presuppone un futuro sempre più regolato dalle sole "leggi" del mercato, ma forse per questo più interessato al "privato", alla lenta scoperta della propria morte fisica.
Il giovane, che invece ha un'esperienza privata più problematica (conflittuale rapporto con i genitori, crisi sentimentale con la compagna incinta), negli incontri con il presidente si dimostra invece più interessato all'indagine politica evidenziando l'incapacità di accettare la fine del sogno socialista.
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Gli ultimi giorni di vita di Mitterrand (presidente francese per quattordici anni a cavallo tra gli anni '80 e '90) raccontati attraverso le testimonianze da lui rilasciate ad un giovane giornalista di sinistra. Tra i due si instaura un legame molto forte ed appassionato sorretto da una continua tensione verso la verità.
Il presidente è un uomo serenamente disilluso che constata la fine degli ideali ed un presente che presuppone un futuro sempre più regolato dalle sole "leggi" del mercato, ma forse per questo più interessato al "privato", alla lenta scoperta della propria morte fisica.
Il giovane, che invece ha un'esperienza privata più problematica (conflittuale rapporto con i genitori, crisi sentimentale con la compagna incinta), negli incontri con il presidente si dimostra invece più interessato all'indagine politica evidenziando l'incapacità di accettare la fine del sogno socialista.
Guediguian realizza con intelligenza e sensibilità il ritratto di un uomo emblematico nella storia della Francia mettendo in rilievo le fragilità umane piuttosto che l'immagine potente, sollevando domande piuttosto che tentare di fornire risposte.
Ne emerge un quadro di grande fascino e di ottima fattura in cui la mano del regista non è invadente e lascia che a "parlare" siano gli ottimi dialoghi, le ambientazioni e i dettagli.
VOTO: ****
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alessandro.pesce
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sabato 19 marzo 2005
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prima del vuoto
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Un film su una grande figura storica, sì, ma anche un film sulla fine e sui passaggi:il passaggio epocale, quello dall'ideologia alla mondializzazione,dalla poltica all'economia ( bellissima la sequenza in cui Moreau rifiuta di vendere il suo appartamento a un banchiere, quasi un simbolo di resistenza del mondo nuovo che non gli piace), sul passaggio dalla vita alla morte ( d'antologia è la scena in cui Mitterand col viso sereno e l'espressione da uomo pieno di curiosità si sdraia sul pavimento della cappella dove ha scelto di essere sepolto quasi come a una prova generale della tomba).
Un film, infine, sul nostro presente ferito dalla assenza di tutti i Padri :la morte di M. ha il sapore amaro del vuoto che lasciano i padri in una società in cui restano solo figli, nella migliore delle i
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Un film su una grande figura storica, sì, ma anche un film sulla fine e sui passaggi:il passaggio epocale, quello dall'ideologia alla mondializzazione,dalla poltica all'economia ( bellissima la sequenza in cui Moreau rifiuta di vendere il suo appartamento a un banchiere, quasi un simbolo di resistenza del mondo nuovo che non gli piace), sul passaggio dalla vita alla morte ( d'antologia è la scena in cui Mitterand col viso sereno e l'espressione da uomo pieno di curiosità si sdraia sul pavimento della cappella dove ha scelto di essere sepolto quasi come a una prova generale della tomba).
Un film, infine, sul nostro presente ferito dalla assenza di tutti i Padri :la morte di M. ha il sapore amaro del vuoto che lasciano i padri in una società in cui restano solo figli, nella migliore delle ipotesi orfani smarriti che non saranno mai padri, nella peggiore lestofanti dediti solo al circolo vizioso "denaro produce denaro"
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alessandro pesce
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sabato 19 marzo 2005
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la fine di un grande
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No, non vi preoccupate non è un insipido biopic come troppi visti quest'anno.
Robert Guediguian ci mostra Francois Mitterand negli ultimi anni della sua vita, durante una lunga e non continuativa intervista che diede al giornalista Antoine Moreau.
Assistiamo a un vecchio grande uomo che affronta la malattia e la certezza della morte con dignità, disincanto, ma anche attaccamento alla vita ( emblematica la scena in cui vorrebbe proseguire ad oltranza la gita al mare), propinandoci perle di saggezza, profondi pensieri, parlandoci di sè, dei suoi gusti femminili ( il sogno di una cena con Julia Roberts), delle sue predizioni ahimè poi rivelatesi giuste ( sono l'ultimo dei presidenti,disse- dopo di me solo finanzieri e contabili), ma evitando le polemiche che a quei tempi lo volevano collaboratore , in gioventù, della Repubblica di Vichy, polemiche che gli rovinarono gli ultimi anni, a cui replico' con sdegno ma che non volle mai spiegare con precisione perchè la vita è troppo più complessa dei pettegolezzi.
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No, non vi preoccupate non è un insipido biopic come troppi visti quest'anno.
Robert Guediguian ci mostra Francois Mitterand negli ultimi anni della sua vita, durante una lunga e non continuativa intervista che diede al giornalista Antoine Moreau.
Assistiamo a un vecchio grande uomo che affronta la malattia e la certezza della morte con dignità, disincanto, ma anche attaccamento alla vita ( emblematica la scena in cui vorrebbe proseguire ad oltranza la gita al mare), propinandoci perle di saggezza, profondi pensieri, parlandoci di sè, dei suoi gusti femminili ( il sogno di una cena con Julia Roberts), delle sue predizioni ahimè poi rivelatesi giuste ( sono l'ultimo dei presidenti,disse- dopo di me solo finanzieri e contabili), ma evitando le polemiche che a quei tempi lo volevano collaboratore , in gioventù, della Repubblica di Vichy, polemiche che gli rovinarono gli ultimi anni, a cui replico' con sdegno ma che non volle mai spiegare con precisione perchè la vita è troppo più complessa dei pettegolezzi.
Accanto a lui il giornalista Moreau, un uomo afflitto da crisi private e diviso tra odio e amore per Mitterand, come succede spesso con i personaggi dalla personalità ingombrante
Un film su una grande figura storica, sì, ma anche un film sulla fine e sui passaggi:il passaggio epocale, quello dall'ideologia alla mondializzazione dalla poltica all'economia ( bellissima la sequenza in cui Moreau rifiuta di vendere il suo appartamento a un banchiere, quasi un simbolo di resistenza del mondo nuovo che non gli piace), sul passaggio dalla vita alla morte ( d'antologia è la scena in cui Mitterand col viso sereno e l'espressione da uomo pieno di curiosità si sdraia sul pavimento della cappella dove ha scelto di essere sepolto quasi come a una prova generale della tomba)
Un film, infine, sul nostro presente ferito dalla assenza di tutti i Padri ( quante volte se 'è parlato in questa lista , da diverse angolazioni! ):la morte di M. ha il sapore amaro del vuoto che lasciano i padri in una società in cui restano solo figli, nella migliore delle ipotesi orfani smarriti che non saranno mai padri, nella peggiore lestofanti dediti solo al circolo vizioso "denaro produce denaro"
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sara lenzi
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giovedì 17 marzo 2005
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grande bouquet
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Una strepitosa interpretazione di Michel Bouquet (che attore!). Il film è riuscito e parla della malattia e della morte incombente con finezza. Anch'io non condivido la critica di G. Zappoli, che è troppo sbrigativa e non "legge" il film.
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luca fassi
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martedì 15 marzo 2005
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film bello
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Anche se un po' troppo parlato, per i miei gusti, è un buon film, sensibile e poetico, che tratta della morte senza scadere nel patetico. Non mi è piaciuta per nulla la recensione di Giancarlo Zappoli, che forse ha visto un altro film oppure dormicchiava al cinema. Le recensioni, secondo me, vanno scritte con più serietà e attenzione.
[+] io, invece......
(di francesco2)
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franco elmi
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martedì 15 marzo 2005
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film bello e grave
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E' un film bello e grave, che affronta argomenti difficili come la decadenza fisica e la morte, con estrema sobrietà e intelligenza. La figura di Mitterrand (interpretato da un superlativo Michel Bouquet) diviene emblematica di un'idea socialista ch sta scomparendo con lui. Mi sembra ingiusta e francamente errata la recensione di Giancarlo Zappoli e la sua battuta ("si ferma a Ventimiglia") è più degna di un bar che di una recensione.
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laura sabelli
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lunedì 14 marzo 2005
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contro zappoli
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Oltre ad essere approssimativa e superficiale, la recensione di Giancarlo Zappoli è sbagliata: il tema centrale del film non sono le vicende interne della politica e storia francese, come crede di aver capito lui, ma la vecchiaia, la decadenza, la morte di un uomo di potere carismatico e il rapporto maestro-allievo che stabilisce con il giovane giornalista. Zappoli, inoltre, si informi meglio: il giovane giornalista è solo un personaggio immaginario.
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