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vanni vallino
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lunedì 23 marzo 2015
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evangelina, una donna libera
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Ci piace l'idea che sta alla base dei primi grandi sceneggiati della tv; una fedele ricostruzione in studio alternata a location esterne per contestualizzare il racconto portato avanti da grandi attori.
Certo le tecnologie sono cambiate, adesso si può lavorare maggiormente sulla post produzione, ma l'idea di base è rimasta intatta; un approccio "teatrale" alla storia, aiutato da interpreti di classe; Pamela Villoresi, Eugenio Allegri, Erica Blanc, Marco Morellini, Elena Ferrari, Chiara Petruzzelli e Maren Humburg.
Così Evangelina ritrova nella sua memoria e nel suo studio le persone che hanno significato la sua vita; Giacomo Grosso, il direttore dell'Accademia Albertina di Torino, Anacleto Boccalatte, il grande amore della sua vita che mai sposerà, la mamma, figura accogliente che da sicurezza e che invita al ricordo.
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Ci piace l'idea che sta alla base dei primi grandi sceneggiati della tv; una fedele ricostruzione in studio alternata a location esterne per contestualizzare il racconto portato avanti da grandi attori.
Certo le tecnologie sono cambiate, adesso si può lavorare maggiormente sulla post produzione, ma l'idea di base è rimasta intatta; un approccio "teatrale" alla storia, aiutato da interpreti di classe; Pamela Villoresi, Eugenio Allegri, Erica Blanc, Marco Morellini, Elena Ferrari, Chiara Petruzzelli e Maren Humburg.
Così Evangelina ritrova nella sua memoria e nel suo studio le persone che hanno significato la sua vita; Giacomo Grosso, il direttore dell'Accademia Albertina di Torino, Anacleto Boccalatte, il grande amore della sua vita che mai sposerà, la mamma, figura accogliente che da sicurezza e che invita al ricordo. Ci sono anche Evangelina da giovane e Donatella, la governante, ruoli importanti che aiutano a delineare un carattere deciso, a volte duro, quasi sempre romantico.
Nella nostra storia il filo conduttore è il ritratto che sta dipingendo alla nipote Anna Maria; queste scene, questi frammenti del 1953 ci permettono un rapido sguardo sulla psicologia della pittrice, sul suo modo di essere, sui suoi pensieri, sulla sua forza d'animo.
Perchè Evangelina Alciati è veramente una donna in anticipo sui tempi, se si pensa che siamo all'inizio del Novecento; decide di fare un figlio con Anacleto, anche lui pittore, e negli ultimi mesi di gravidanza si allontana da Torino per evitare le malelingue e tutta sola, nel Canavese, lo porta al mondo e poi ritorna a Torino, presentandolo anche alla madre; decide di iscriversi all'Accademia Albertina di Torino, probabilmente prima donna a farlo, e di portare i suoi dipinti in tutte le più importanti mostre italiane; decide di andare a Parigi da Boldini per frequentare un ambiente che intuisce potrà esserle utile; decide di non sposarsi affermando che sarebbe una limitazione alla sua libertà d'artista.
La libertà è il concetto sempre presente nelle sue frasi, parole che abbiamo trovato nelle oltre duecento lettere scritte di suo pugno e che sono servite per determinare la sceneggiatura.
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vanni vallino
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mercoledì 4 marzo 2015
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piccole bellezze, note di regia
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Ci sono piccole bellezze in ogni persona; ci sono attimi, atteggiamenti, idee, sorrisi e sguardi che raccontano più di altro le caratteristiche di un uomo o di una donna.
Ecco, gli sguardi; ho cercato di soffermarmi sugli sguardi più di altre volte. In ogni scena c'è un campo totale per ambientare la situazione ma poi ci sono tanti primi piani, sia durante le battute che nei piani d'ascolto, per specificare il rapporto tra i nostri protagonisti.
Per reggere lo sguardo bisogna essere bravi e i nostri attori lo sono; da Pamela che interpreta Evangelina con una sicurezza e una recitazione davvero imperdibile a Eugenio che con piccole espressioni riesce a far parlare il personaggio di Anacleto, da Erica, mamma dolce adesso presente a Marco, un Giacomo Grosso primo estimatore della nostra pittrice.
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Ci sono piccole bellezze in ogni persona; ci sono attimi, atteggiamenti, idee, sorrisi e sguardi che raccontano più di altro le caratteristiche di un uomo o di una donna.
Ecco, gli sguardi; ho cercato di soffermarmi sugli sguardi più di altre volte. In ogni scena c'è un campo totale per ambientare la situazione ma poi ci sono tanti primi piani, sia durante le battute che nei piani d'ascolto, per specificare il rapporto tra i nostri protagonisti.
Per reggere lo sguardo bisogna essere bravi e i nostri attori lo sono; da Pamela che interpreta Evangelina con una sicurezza e una recitazione davvero imperdibile a Eugenio che con piccole espressioni riesce a far parlare il personaggio di Anacleto, da Erica, mamma dolce adesso presente a Marco, un Giacomo Grosso primo estimatore della nostra pittrice. E poi Elena e Chiara che sottolineano con la loro bravura caratteri e atteggiamenti, come Maren.
Guarda caso tutti grandi interpreti del teatro nazionale, guarda caso abbiamo ricostruito lo studio della pittrice sul palcoscenico di un teatro.
Ci piaceva l'idea che stava alla base dei primi grandi sceneggiati della tv; una fedele ricostruzione in studio alternata a location esterne per contestualizzare il racconto portato avanti da grandi attori... vi ricordate i Promessi Sposi di Bolchi?
Così Evangelina ritrova nella sua memoria e nel suo studio le persone che hanno significato la sua vita; Giacomo Grosso, il direttore dell'Accademia Albertina di Torino, Anacleto Boccalatte, il grande amore della sua vita che mai sposerà, la mamma, figura accogliente che da sicurezza e che invita al ricordo. Ci sono anche Evangelina da giovane e Donatella, la governante, ruoli importanti che aiutano a delineare un carattere deciso, a volte duro, quasi sempre romantico.
Perchè Evangelina è veramente una donna in anticipo sui tempi, se si pensa che siamo all'inizio del Novecento; decide di fare un figlio con Anacleto, anche lui pittore, e negli ultimi mesi di gravidanza si allontana da Torino per evitare le malelingue e tutta sola, nel Canavese, lo porta al mondo e poi ritorna a Torino, presentandolo anche alla madre; decide di iscriversi all'Accademia Albertina di Torino, probabilmente prima donna a farlo, e di portare i suoi dipinti in tutte le più importanti mostre italiane; decide di andare a Parigi da Boldini per frequentare un ambiente che intuisce potrà esserle utile; decide di non sposarsi affermando che sarebbe una limitazione alla sua libertà d'artista.
La libertà è il concetto sempre presente nelle sue frasi, parole che abbiamo trovato nelle oltre duecento lettere scritte di suo pugno e che sono servite per determinare la sceneggiatura.
Un'artista quindi a tutto tondo, riconosciuta a livello nazionale nei primi anni del Novecento e poi messa in disparte dalla critica attuale che speriamo si ricreda una volta visto il nostro film.
Da ultimo un ringraziamento ad Anna Maria Fracchia e a Lorenzo Boccalatte; senza il loro impegno ed entusiasmo nell'affiancare la nostra idea, senza i materiali originali messi a disposizione e soprattutto i loro ricordi verbali il nostro film sarebbe stato senz'altro più povero.
Per noi è stato un viaggio meraviglioso, con un'equipe straordinaria sia a livello tecnico che di recitazione; rimarrà come un'esperienza unica da tenere stretta e ricordare per sempre... tanto dobbiamo a Mauro che ha avuto questa idea e l'ha voluta realizzare con noi...
Vanni Vallino
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