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decatur555
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domenica 27 settembre 2026
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la paura funziona meglio quando non ha una forma
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La cosa che mi è piaciuta di più è proprio quella che il film utilizza sempre meno: l''incertezza. Finché la minaccia rimane nascosta nell''oscurità, The Boogeyman riesce davvero a inquietare. Un rumore, un angolo poco illuminato, una porta aperta o la sensazione che qualcosa possa osservare fuori campo funzionano molto meglio di qualsiasi creatura perfettamente definita.
Rob Savage capisce abbastanza bene come usare il buio. Ci sono momenti in cui basta non sapere esattamente cosa stiamo guardando perché nasca la paura. Il film gioca con le stanze, i corridoi, gli spazi domestici e quella sensazione infantile che qualcosa possa esistere proprio dove finisce la luce. È lì che si collega meglio alla figura classica dell''uomo nero.
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La cosa che mi è piaciuta di più è proprio quella che il film utilizza sempre meno: l''incertezza. Finché la minaccia rimane nascosta nell''oscurità, The Boogeyman riesce davvero a inquietare. Un rumore, un angolo poco illuminato, una porta aperta o la sensazione che qualcosa possa osservare fuori campo funzionano molto meglio di qualsiasi creatura perfettamente definita.
Rob Savage capisce abbastanza bene come usare il buio. Ci sono momenti in cui basta non sapere esattamente cosa stiamo guardando perché nasca la paura. Il film gioca con le stanze, i corridoi, gli spazi domestici e quella sensazione infantile che qualcosa possa esistere proprio dove finisce la luce. È lì che si collega meglio alla figura classica dell''uomo nero.
Il problema è che non si fida completamente di questa idea. Poco a poco il film comincia a fornire più informazioni visive sulla minaccia e, paradossalmente, più chiaramente capiamo che aspetto abbia, meno fa paura. Quando l''immaginazione smette di riempire i vuoti e riceve un''immagine concreta, la natura della paura cambia. Non ti chiedi più cosa possa esserci; stai guardando un design.
Per me questa è la principale occasione mancata. Se fosse stato più radicale e avesse nascosto ancora di più la creatura, avrebbe potuto essere molto più spaventoso. Niente occhi, niente sagome, niente ombre troppo chiare: soltanto suoni, movimenti, reazioni e spazi vuoti. L''immaginazione dello spettatore avrebbe fatto il resto e probabilmente avrebbe creato qualcosa di peggiore di qualsiasi effetto visivo.
Il film funziona anche perché Sophie Thatcher comunica bene la vulnerabilità senza trasformare il suo personaggio in una persona completamente indifesa. Chris Messina offre una presenza più contenuta e la dinamica familiare permette alla paura di non dipendere esclusivamente dai jump scare. Il lutto funziona come sfondo emotivo, anche se a volte la metafora diventa troppo evidente.
Il suono è un''altra delle armi migliori del film. Savage sa quando lasciare spazio al silenzio e quando introdurre piccoli rumori che costringono a guardare i bordi dell''inquadratura. Questo tipo di horror mi interessa molto più degli spaventi basati soltanto sull''aumento improvviso del volume.
Si percepisce inoltre che il racconto originale di Stephen King era molto più breve e ambiguo. Il film deve ampliarlo per trasformarlo in un lungometraggio convenzionale e, con questa espansione, arrivano molti elementi familiari dell''horror moderno. Alcuni funzionano, ma altri rendono il film meno personale.
Non mi sembra un film particolarmente originale, ma è abbastanza efficace per buona parte della sua durata. Ci sono momenti in cui riesce a ricordare perché da bambini guardare sotto il letto o lasciare una porta socchiusa di notte potesse fare paura.
Mi resta un paradosso molto chiaro: meno mostra, meglio funziona. Il mostro fa paura finché appartiene ancora alla nostra immaginazione. Quando il film se ne appropria e ce ne mostra troppo, smette di essere esattamente la nostra paura e diventa semplicemente la sua.
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stefano
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giovedì 16 maggio 2024
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the boogeyman
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Film bruttissimo. Voto 5/10
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figliounico
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venerdì 2 giugno 2023
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ottimo prodotto di genere
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Tratto da un racconto di King, che si rifà al personaggio dell’uomo nero, presente nel folclore di tutti i popoli del mondo ed al quale si sono ispirati altri Boogeyman cinematografici, il film di Savage non brilla di certo per l’originalità del soggetto, eppure si distingue dagli analoghi horror soprannaturali per l’assenza dei preamboli tipici del genere, di solito un antefatto idilliaco che precede l’irruzione del terribile e dell’irrazionale nella normalità. Già dalla prima scena lo spettatore è immerso nell’atmosfera tenebrosa ed inquietante che caratterizzerà tutte le sequenze, girate per lo più claustrofobicamente all’interno della casa infestata e nella semioscurità, fino alla fine del film.
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Tratto da un racconto di King, che si rifà al personaggio dell’uomo nero, presente nel folclore di tutti i popoli del mondo ed al quale si sono ispirati altri Boogeyman cinematografici, il film di Savage non brilla di certo per l’originalità del soggetto, eppure si distingue dagli analoghi horror soprannaturali per l’assenza dei preamboli tipici del genere, di solito un antefatto idilliaco che precede l’irruzione del terribile e dell’irrazionale nella normalità. Già dalla prima scena lo spettatore è immerso nell’atmosfera tenebrosa ed inquietante che caratterizzerà tutte le sequenze, girate per lo più claustrofobicamente all’interno della casa infestata e nella semioscurità, fino alla fine del film. Pur risultando monotematico, tuttavia, sorprendentemente non è ma mai noioso, anche grazie alla scelta intelligente di non mostrare, se non nelle ultime scene, l’improbabile creatura demoniaca che inevitabilmente avrebbe fatto cadere il film nel ridicolo o nel sottogenere del fantasy horror adolescenziale. Unica pecca del film è l’illogicità del comportamento della famigliola perseguitata, che pur sapendo della fotofobia del demone che ama nascondersi nel buio, non accende inspiegabilmente mai la luce, oppure è per il caro bollette?
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[+] un horror convenzionale, ma che funziona
(di antonio montefalcone)
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