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frida bruno
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sabato 17 gennaio 2026
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un film che resta dentro. consigliatissimo.
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Mi ha presa per mano; mi addentro, odore di montagna,lieve sorriso, [+]
Mi ha presa per mano; mi addentro, odore di montagna,lieve sorriso, fame di gioia e passo passo, preciso, lo schiaffo.
Da non perdere.
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cardclau
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sabato 17 gennaio 2026
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il bello ? cio'' che piace senza concetto
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Si rimane piacevolmente sorpresi dalla originalità del film Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto, che sopravanza di gran lunga la valanga di thriller, cimitero delle idee, insufficientemente lubrificati da un mucchio di effetti speciali, specchio del bisogno della classe dirigente di quelle società di rendere insicuro lo spettatore, facendo passare come protettive leggi che sono in realtà liberticide e xenofobe. Siamo infatti davanti ad un noir, che non si limita a spaventare lo spettatore, ma che lo induce a riflettere sulla povertà, sulla povertà che sfocia nella miseria, sulla solitudine, sulla malattia irreversibile della madre, sulla capacità di arrangiarsi, sul tempo che passa inesorabile senza aver potuto costruire una storia d’amore.
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Si rimane piacevolmente sorpresi dalla originalità del film Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto, che sopravanza di gran lunga la valanga di thriller, cimitero delle idee, insufficientemente lubrificati da un mucchio di effetti speciali, specchio del bisogno della classe dirigente di quelle società di rendere insicuro lo spettatore, facendo passare come protettive leggi che sono in realtà liberticide e xenofobe. Siamo infatti davanti ad un noir, che non si limita a spaventare lo spettatore, ma che lo induce a riflettere sulla povertà, sulla povertà che sfocia nella miseria, sulla solitudine, sulla malattia irreversibile della madre, sulla capacità di arrangiarsi, sul tempo che passa inesorabile senza aver potuto costruire una storia d’amore. Il tutto condito con un umorismo che rende il dramma più leggero. Si tratta della storia di una sorella e di un fratello, con una madre affetta da demenza, senza arte né parte, che vivono in un buco di paese dell’alto Friuli, che fanno delle scelte di sopravvivenza, in parte innocue, in parte scellerate, ma l’ultima senza via di ritorno. I protagonisti della nostra storia sono Petra (una ottima Adalgisa Manfrida) che della coppia è il maschiaccio macina idee, la cui apparente sicurezza di sé e la dipendenza dall’erba nascondono forse il desiderio inappagato di essere amata; le fa da contraltare il fratello Jure (un convincente Massimiliano Motta) in cui prevalgono gli elementi femminili, come prendersi cura della mamma che non c’è, o delle bestiole, o accettare di essere sempre al traino della sorella.
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gabriella
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giovedì 15 gennaio 2026
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l? dove il sole non riscalda
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Petra e Jure sono sorella e fratello, vivono a Cave del Predil, una frazione montana di Tarvisio, una volta paese minerario, ora abitato da uno sparuto gruppo di persone, un paese freddo e inospitale, cercando di sopravvivere come possono, eseguendo lavoretti di ogni tipo, ma ovviamente, la scarsa densità di popolazione non permette loro di avere sempre qualcosa da mettere in tavola. Lei si è congelata per non soffrire, è dura, aspra, arrabbiata con il mondo, sembra dominare l’ambiente diventando crudele quanto la natura stessa, lui ha il candore della neve, è buono, ingenuo, sensibile ,un lusso che non possono permettersi in un ambiente così ostile , oltretutto hanno la mamma affetta da demenza senile in un ospizio, l’unico desiderio di Petra è quello di andare via da quel luogo , dal freddo tagliente che sembra averla prosciugata da qualsiasi calore umano, mentre Jure vorrebbe portare la mamma a vedere il mare.
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Petra e Jure sono sorella e fratello, vivono a Cave del Predil, una frazione montana di Tarvisio, una volta paese minerario, ora abitato da uno sparuto gruppo di persone, un paese freddo e inospitale, cercando di sopravvivere come possono, eseguendo lavoretti di ogni tipo, ma ovviamente, la scarsa densità di popolazione non permette loro di avere sempre qualcosa da mettere in tavola. Lei si è congelata per non soffrire, è dura, aspra, arrabbiata con il mondo, sembra dominare l’ambiente diventando crudele quanto la natura stessa, lui ha il candore della neve, è buono, ingenuo, sensibile ,un lusso che non possono permettersi in un ambiente così ostile , oltretutto hanno la mamma affetta da demenza senile in un ospizio, l’unico desiderio di Petra è quello di andare via da quel luogo , dal freddo tagliente che sembra averla prosciugata da qualsiasi calore umano, mentre Jure vorrebbe portare la mamma a vedere il mare. Così l’improvvisa comparsa di un volantino in cui si annuncia la scomparsa di un cane di nome Marlowe e la promessa di una ricompensa a chi lo ritrova, i due avendolo già avvistato il giorno prima, si mettono alla ricerca dell’animale convinti di risolvere finalmente i loro problemi. Da qui si avvia una serie di equivoci e drammi che sporcano il bianco della neve con il nero della criminalità locale, spacciatori, bische, scommettitori di ceffoni e il Natale con le sue luci colorate, la preparazione del presepio di don Attilio ( una presenza sempre rassicurante quella di Giuseppe Battiston), la preparazione del pranzo,non riguardano i due fratelli, nessuno interviene, nessuno prova compassione per loro, non c’è rifugio, al di fuori della loro roulotte. Finchè si smette di lottare contro il destino, e contro il mondo, perché si prende coscienza che la guerra ti deruba di tutto ciò che conta realmente, ed è quando la voce diventa carezza, non c’è più spazio per la rabbia verso la povertà, la malattia, solo desiderio di proteggere ciò che è fragile. Matteo Oleotto torna al cinema dopo tredici anni dal film d’esordio “ Zoran, il mio nipote scemo”, ancora una volta sono personaggi incapaci di vincere, bloccati in una provincia più mentale che geografica, sono i perdenti tanto cari a Carlo Mazzacurati, a Ken Loach, su piccole sconfitte quotidiane che diventano racconto. Solo che Mazzacurati ha uno sguardo più laterale, pudico, uno sguardo affettuoso e malinconico che custodisce, mentre quello di Oleotto è più scoperto, espone i suoi personaggi, li mette alla prova. Notevole l’ interpretazione di Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta che ci auguriamo di rivedere presto, così come ci auguriamo di non attendere altri tredici anni per un altro film del regista, non tutto è perfetto in questo ultimo lavoro, è un piccolo film in mezzo a colossi che sbancano al botteghino, ma raccontare di umanità e sopravvivenza merita la visione.
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luci benni
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martedì 13 gennaio 2026
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senza speranza
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Un racconto senza speranza nella terra di confine, tra mondo slavo tedesco e latino, nel tempo del Natale. Due fratelli che si perdono nell'escogitare espedienti che consentano loro di sopravvivere, o, forse addirittura di andarsene da Cave del Predil. Personaggi cinici che non ispirano empatia. Tutti, salvo Jure, che mantiene vivo il sentimento e il senso della cura, proprio Jure, cui l'ultimo schiaffo sarà fatale. La trama è esile, in qualche punto deraglia. Dialoghi non proprio limpidissimi. Bellissima la musica di Ciut, con la magnifica chitarra di de Leporini. Una prova non proprio esaltante, ma amiamo Oleotto, e lo seguiremo anche nelle prossime avventure narrative.
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