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cinefabio93
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mercoledì 2 maggio 2018
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un film filosofico
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Girato interamente in un'unica ripresa, Pianosequenza segue le vicende di alcuni individui i cui destini finiscono per intrecciarsi in maniera imprevedibile nel corso di una sola notte, quasi a voler confermare la teoria dei sei gradi di separazione esposta proprio nel film. Strani, unici e in un certo senso soli, tutti questi personaggi hanno qualcosa da raccontare, su di sé e sulla condizione umana, disseminando così il film di numerosissime e interessanti riflessioni filosofiche.
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Girato interamente in un'unica ripresa, Pianosequenza segue le vicende di alcuni individui i cui destini finiscono per intrecciarsi in maniera imprevedibile nel corso di una sola notte, quasi a voler confermare la teoria dei sei gradi di separazione esposta proprio nel film. Strani, unici e in un certo senso soli, tutti questi personaggi hanno qualcosa da raccontare, su di sé e sulla condizione umana, disseminando così il film di numerosissime e interessanti riflessioni filosofiche.
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franky
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martedì 9 giugno 2009
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un esperienza unica
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E' la prima volta che vedo un opera così complessa da realizzare che riesce a vivere di un autentica leggerezza. Un dei film più importanti che abbia visto.
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walter
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giovedì 16 ottobre 2008
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criticona
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Film indipendente, realizzato con un progetto decisamente in controtendenza, quello di Louis Nero per il suo Pianosequenza che sta uscendo in varie sale italiane. Il piano sequenza è un termine tecnico che nel cinema significa un'unica inquadratura effettuata senza stacchi. Normalmente si interviene con il montaggio (oggi sempre più frenetico) a comporre una scena, ma ci sono stati registi resi celebri dal piano sequenza come Miklos Jancso che in tutti i suoi film ha ripreso eserciti in formazione, danze e rituali di potere nella campagna ungherese. C'è stato Hitchcock (il regista lo cita come punto di riferimento) che ha progettato come un unico piano sequenza il suo Nodo alla gola girato in una sola stanza (ma lì c'erano varie parti montate anche se impercettibilmente).
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Film indipendente, realizzato con un progetto decisamente in controtendenza, quello di Louis Nero per il suo Pianosequenza che sta uscendo in varie sale italiane. Il piano sequenza è un termine tecnico che nel cinema significa un'unica inquadratura effettuata senza stacchi. Normalmente si interviene con il montaggio (oggi sempre più frenetico) a comporre una scena, ma ci sono stati registi resi celebri dal piano sequenza come Miklos Jancso che in tutti i suoi film ha ripreso eserciti in formazione, danze e rituali di potere nella campagna ungherese. C'è stato Hitchcock (il regista lo cita come punto di riferimento) che ha progettato come un unico piano sequenza il suo Nodo alla gola girato in una sola stanza (ma lì c'erano varie parti montate anche se impercettibilmente). Oggi con il digitale (High Definition passato poi a 35mm) Louis Nero è riuscito a realizzare in controcorrente quello che, già dal titolo è la sua scommessa, tutto in Pianosequenza, bilanciando ambientazioni e protagonisti. Infatti non ha fatto un film da camera, ma lo ha ambientato in varie location di Torino, iniziando da alcuni personaggi che ne incrociano altri che non necessariamente conoscono o fanno parte della loro vita. La storia inizia a casa di uno scrittore che lavora ormai da anni al suo romanzo, con una compagna esasperata da questa mancanza di senso pratico. Lui esasperato esce a trovare un amico che un lavoro ce l'ha, è uno sfruttatore e tra le sue donne c'è anche la ragazza dell'amico. E così via, noir che procede in ordine sparso. Con umorismo (tutto piemontese?), i toni non si alzano mai, gli scontri sono solo un pretesto per scambiare opinioni filosofiche, come succedeva ai tempi della nouvelle vague e le situazioni crudeli attraversate con toni smorzati, mostrano una realtà ancora più dura di quello che parole e immagini trasmettono, sorta di notte dei morti viventi, dove le parole hanno perso significato ma non la percezione. In fondo anche Torino è un «cubo» dal titolo di uno dei suoi film, girato tutto in una stanza. Vengono dal teatro i protagonisti: Daniele Savoca, Giorgia Cardaci, Simona Nasi, Tiziana Catalano.
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antoniovoto
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martedì 6 maggio 2008
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pseudoartisti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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non conosco personalmente il regista, ma da quello che ho visto mi sembra la classica persona che ama comportarsi da intelletaloide snob. chiedo scusa se sono offensivo, ma fare un film -che dovrebbe essere di avanguardia, ma ormai questa mentalità dovrebbe essere morta- non vuol dire inventarsi tanti virtuosismi fini a se stessi che non sembrano avere una giustificazione e un filo logico.
mi fa incazzare che questi registi se la prendono con iceitici che li stroncano. non ve la prendete con i critici e soprattutto non NON ATTEGGIATEVI A GENI INCOMPRESI!!!.
le sue opere mi sembrano semplicemente dei semplici esercizi di stile che però sono pura estetica.
il cinema puro, quello tipo "nouvelle vague" di cui probabilmente Nero sarà un grande estimatore e di cui probabilemte vorrebbe avere la stessa carica dirompente; il cinema vero, dicevo, è una altra cosa.
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non conosco personalmente il regista, ma da quello che ho visto mi sembra la classica persona che ama comportarsi da intelletaloide snob. chiedo scusa se sono offensivo, ma fare un film -che dovrebbe essere di avanguardia, ma ormai questa mentalità dovrebbe essere morta- non vuol dire inventarsi tanti virtuosismi fini a se stessi che non sembrano avere una giustificazione e un filo logico.
mi fa incazzare che questi registi se la prendono con iceitici che li stroncano. non ve la prendete con i critici e soprattutto non NON ATTEGGIATEVI A GENI INCOMPRESI!!!.
le sue opere mi sembrano semplicemente dei semplici esercizi di stile che però sono pura estetica.
il cinema puro, quello tipo "nouvelle vague" di cui probabilmente Nero sarà un grande estimatore e di cui probabilemte vorrebbe avere la stessa carica dirompente; il cinema vero, dicevo, è una altra cosa. i grandi registi -e scrittori, cantautori, pittori- nonostante siano persone sicure di se, hanno la modestia di voler raccontare una storia. forse Nero non ha niente da dire. forse dietro i suoi presunti virtuosismi c'è il nulla. e comunque non mi sembra questo gran genio della tecnica cinematografica...
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lumi(ere)della ragione
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martedì 11 marzo 2008
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in guardia
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Io per studio mi trovo spesso a spulciare le filmografie dei registi. Volevo complimentarmi con Nero, finora è uno dei peggiori. Difficile non azzeccare neppure una produzione. Il trash offre certo spunti più fantasiosi...
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ticktockman
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sabato 1 marzo 2008
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dov'è il talento?
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Il film non funziona sotto tanti punti di vista. Personalmente non lo ritengo un film suggestivo, piuttosto mi sembra ridicolo in alcune sue trovate. Forse il regista con i suo film vorrebbe privilegiare il profilo psicologico delle storie, il problema è che non riesce a comunicare a nessuno le sue didascalie, e le sue visioni restano sterili. Che la critica ne scriva senza sbilanciarsi non c'è da stupirsi. Oggi tutto si può comprare.
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the prisoner
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sabato 1 marzo 2008
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film decisamente mediocre
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Il cinema di Luis Nero. Volete un film vero? Guardadevi Arca Russa di Sokurov. Non certe brutture...
[+] uhm
(di ??)
[ - ] uhm
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scotese marcello
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mercoledì 20 febbraio 2008
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non c'è giustizia
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Volete vedere un film vero? Arca Russa di Sokurov, ma Nero non vale neppure l'unghia del russo...
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7thson
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lunedì 4 febbraio 2008
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un unica sequenza ti trascinerà in un sogno...
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Onirico, surreale, magico, un film di avanguardia, un piccolo grande esperimento, che lascia libertà di interpretazione, da vedere come si lascia scorgere un sogno, cercando di attribuire significati se vogliamo alle vicende a tratti oniriche, alle riflessioni e citazioni filosofiche di personaggi che si intrecciano in modo improbabile in una Torino notturna e misteriosa. Il lungometraggio è realizzato interamente in una unica sequenza di ripresa, la tecnica del pianosequenza appunto, ciò contribuisce in maniera decisiva, con la sua continuità temporale, quasi ossessiva, a suggerire allo spettatore la giusta ottica per assaporare questo sogno.
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hans l'uomotalpa
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mercoledì 16 gennaio 2008
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volevo dargli tre palle
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volevo dargli tre palle, ma due le ho lasciate al cinema, così me ne resta solo una. futuri registi, basta studiare: vi fa male!
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