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albert
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mercoledì 23 luglio 2025
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provaci ancora, woody
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Herbert Ross dirige l'opera teatrale omonima di Woody Allen "Provaci ancora, Sam". Siamo nel 1972 e Allen recita in un film di cui lui stesso aveva scritto la sceneggiatura. I grandi film di Allen come "Io e Annie" o "Manhattan" devono ancora arrivare e sicuramente questo non è di certo un capolavoro, ma la comicità el'umorismo alleniani cominciano a prefigurarsi. Il film è molto gradevole e si basa sulla venerazione che Allen prova per il Bogart di "Casablanca" con cui parla regolarmente per farsi consigliare su come agire con le donne, dal momento che è stato abbandonato dalla moglie. Nella realtà però Allen è l'opposto di Bogart, timido, goffo, impacciato, ma riuscirà a conquistare la moglie del suo miglior amico, senza finire, però, per portargliela via.
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Herbert Ross dirige l'opera teatrale omonima di Woody Allen "Provaci ancora, Sam". Siamo nel 1972 e Allen recita in un film di cui lui stesso aveva scritto la sceneggiatura. I grandi film di Allen come "Io e Annie" o "Manhattan" devono ancora arrivare e sicuramente questo non è di certo un capolavoro, ma la comicità el'umorismo alleniani cominciano a prefigurarsi. Il film è molto gradevole e si basa sulla venerazione che Allen prova per il Bogart di "Casablanca" con cui parla regolarmente per farsi consigliare su come agire con le donne, dal momento che è stato abbandonato dalla moglie. Nella realtà però Allen è l'opposto di Bogart, timido, goffo, impacciato, ma riuscirà a conquistare la moglie del suo miglior amico, senza finire, però, per portargliela via. Siamo sulla giusta strada per la definitiva evoluzione dell'Allen più maturo.
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cojep
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giovedì 20 giugno 2019
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esattamente !
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Concordo perfettamente con Riccardo !
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elgatoloco
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mercoledì 24 agosto 2016
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sempre"attuale", in qualche modo"universale"
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Certe opere, letterarie, musicali, pittoriche, scultoree, teatrali, filmiche, sono certamente universali, in quanto incarnano caratteristiche umane di sempre: come in Skakespeare"King Lear"è esempio di certe modalità di dominio, come nell'"Avare"molièriano, così in Allen(non a caso anche autore teatrale e questo"Play It Again, Sam"è in origine una pièce teatrale e la regia-messa in scena di Herbert Ross si attiene notevolmente alla messa in scena teatrale, seguendo le indicazioni di Bazin nella sua"Ontologie du cinéma")il tipo nevrotico dell'intellettuale in difficoltà con le donne, appena lasciato da sua moglie e in imbarazzo con ogni nuova possibile"conquista"femminile, per cui "inventa"-si mette una corazza da"supermacho"assolutamente grottesca e ridicola, è anch'esso un"idealtipo", se non un archetipo.
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Certe opere, letterarie, musicali, pittoriche, scultoree, teatrali, filmiche, sono certamente universali, in quanto incarnano caratteristiche umane di sempre: come in Skakespeare"King Lear"è esempio di certe modalità di dominio, come nell'"Avare"molièriano, così in Allen(non a caso anche autore teatrale e questo"Play It Again, Sam"è in origine una pièce teatrale e la regia-messa in scena di Herbert Ross si attiene notevolmente alla messa in scena teatrale, seguendo le indicazioni di Bazin nella sua"Ontologie du cinéma")il tipo nevrotico dell'intellettuale in difficoltà con le donne, appena lasciato da sua moglie e in imbarazzo con ogni nuova possibile"conquista"femminile, per cui "inventa"-si mette una corazza da"supermacho"assolutamente grottesca e ridicola, è anch'esso un"idealtipo", se non un archetipo. Ottimo il duetto(talora un cinguettio o quasi)tra Allen e la Keaton, ottimo tutto il resto, ma anche l'inserzione di brani di"Casablanca", con l'eroe di Woody-Sam "Bogy", alias Humphrey Bogart, ma il personaggio viene reduplicato come ghost-actor(o player) nel film e il "play"quindi è particolarmente interessante, in un film altrimenti volutamente poverissimo di scenografie, "esterni", abbellimenti, altro ancora, quindi particolarmente"duro"per un pubblico non particolarmente avvezzo al cinema, ma interessato al mero"spettacolo"(show).>Ben prima dei tentativi(anche riusciti, bisogna dirlo)di commistione-"Stilmischung"tra cinema d'attori e cartoons, quest'opera di Allen è particolarmente interessante, particolarmente importante per un cinema ancora ante-mezzi informatici e telematici, quasi"archeologico", molto"anticipatore", diremmo, rispetto a quanto avviene dopo, a quanto si realizza successivamente, in opere più o meno efficaci e convincenti.C'è la mano"onnipervasiva"di Woody, certo, appunto non solo come attore-autore del soggetto(commedia, nella fattispecie), quindi si creano antipatie o simpatie(Allen ha da sempre aficionados come persone che"non lo possono soffrire), ma credo sia impossibile affermare che quest'opera, particolarmente significativa della prima fase della sua produzione("comica", ma la definizione apppare francamente riduttiva, limitativa, in quanto non c'è solo questo aspetto, come non c'è in Molière o Goldoni, per dire...), sia banale o di scarso rilievo, proprio per quanto si è cercato di dire. El Gato
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danko188
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mercoledì 9 marzo 2016
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allen ci prova e ci riesce
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“Suonala ancora, Sam”, recitava la celebre frase del film Casablanca. Il film che ha consacrato Humphrey Bogart come divo e poi leggenda di Hollywood, figura della quale è rimasto poco altro che un banale clichè al quale un Woody Allen a “caccia di donne” nella pellicola cercherà di appellarsi ed imitare, suo malgrado, goffamente.
Il titolo italiano è una storpiatura della celebre frase che Bogart indirizza al suo pianista di colore del suo bar-ritrovo chiamato appunto Sam: “Play it again”, in italiano tramutata erroneamente in “Provaci ancora”.
E’ proprio con il finale epico del capolavoro del cinema classico di Curtiz infatti che ha inizio il tributo personale e semi-parodistico di un cineasta, Allen, ancora agli albori, autore di una brillante sceneggiatura teatrale diretta da Herbert Ross (Footloose, Fiori d’ acciaio).
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“Suonala ancora, Sam”, recitava la celebre frase del film Casablanca. Il film che ha consacrato Humphrey Bogart come divo e poi leggenda di Hollywood, figura della quale è rimasto poco altro che un banale clichè al quale un Woody Allen a “caccia di donne” nella pellicola cercherà di appellarsi ed imitare, suo malgrado, goffamente.
Il titolo italiano è una storpiatura della celebre frase che Bogart indirizza al suo pianista di colore del suo bar-ritrovo chiamato appunto Sam: “Play it again”, in italiano tramutata erroneamente in “Provaci ancora”.
E’ proprio con il finale epico del capolavoro del cinema classico di Curtiz infatti che ha inizio il tributo personale e semi-parodistico di un cineasta, Allen, ancora agli albori, autore di una brillante sceneggiatura teatrale diretta da Herbert Ross (Footloose, Fiori d’ acciaio).
Un critico cinematografico Allan (per noi italiani Sam interpretato da Allen) appena divorziato si appresta, seppur con qualche difficoltà, a conoscere altre donne per guardare avanti. Lo aiuteranno nell’ impresa i suoi due migliori amici Linda (Diane Keaton) e Dick (Tony Roberts).
Per la prima volta Woody Allen affronta e analizza con lente d’ ingrandimento rapporti di coppia e intrecci romantici in chiave prettamente grottesca ma mai irriverente piuttosto alla sua maniera, brillante.
Un artista poliedrico come lui non si è fatto mancare niente, riferimenti alle arti più disparate si fondono in una scenografia (l’ appartamento del protagonista) che racchiude la vita e il mondo di un uomo caduto in depressione, introverso, asociale e a disagio in fatto di rapporti umani ma sensibile e all’ occorrenza perspicace. Una regia attenta non manca a mettere in risalto infatti un ambiente disordinato, tipico di ogni genio che si rispetti e quindi tempio di cultura: pareti tappezzate di poster sul cinema, i quadri del salotto indicano la passione per la pittura, il giradischi per la musica classica…
La scrittura trova nell’ autoironia tipicamente Alleniana il suo punto di forza: da dialoghi (quelli sul sesso) frizzanti e mai volgari a battute irresistibili sul mondo della psichiatria e psicofarmaci, divertimento assicurato. Gag di comica genialità, dall’ onirico riferimento al cinema italiano ambientato in un forno a quella in cui Sam intraprende un monologo davanti allo specchio fumando una sigaretta con una donna (immaginaria) che lo massaggia.
Bravi tutti gli attori: meravigliosa Diane Keaton, allora solo venticinquenne ma già perfettamente a suo agio, trascurata da un Tony Roberts (Serpico) credibilissimo nella parte del marito troppo occupato. Jerry Lacy nella sua performance più famosa, quella un po’ caricaturale ma proprio per questo divertente del fantasma di Humphrey Bogart che dispensa consigli sulle donne, più fisico e manierista che espressivo perché sempre in penombra.
E’ un film che vuole farci capire di come talvolta, le persone di cui abbiamo realmente bisogno sono quelle che possiamo riscontrare nelle amicizie più strette, perché in quanto tali ci capiscono meglio di chiunque e perché con esse possiamo semplicemente essere noi stessi senza ricorrere a subdoli mascheramenti.
Consacrazione e demonizzazione degli idoli, degli stereotipi che la cultura di massa e i mèdia hanno creato. L’ importanza di sapersi creare una propria autentica personalità. Se la bassa statura non aveva impedito a "Bogie" di diventare una leggenda, a lui come a tanti altri: da Brando a Newman a James Dean… lo stesso possiamo dire del caro Woody anche perché in fondo Bogart lo siamo un po’ tutti.
Voto 9
Danko188
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marco petrini
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giovedì 8 ottobre 2015
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molto bello
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Per me rimarrà tra i migliori films di Allen in assoluto, insieme a Io e Annie, Manhattan e Broodway Danny Rose.
Questo, tra i citati, è forse il più divertente, magari anche quello più rivolto a fare cassetta, ma, di sicuro, si spendono volentieri un paio di orette in sua compagnia. Bello il doppio binario con Casablanca; molto buoni gli interpreti (la Keaton in testa). Ottima regia con tempi giusti di scorrimento della trama.
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inesperto
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mercoledì 16 luglio 2014
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grazioso
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Commedia brillante e sentimentale, genere di cui oggi si abusa. Allen è bravissimo nell'esporre con chiarezza il concetto dello sfigato autoironico. La giovane Diane Keaton è una bellezza rara.
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arnaco
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lunedì 26 maggio 2014
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provaci ancora, traduttore
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Non è una recensione e nemmeno un commento al film, ma semplicemente uno sfogo contro i traduttori dei titoli che ancora una volta dimostrano la loro idiozia, se ce n'era bisogno. Chi ha visto il film sa che il titolo originale è una citazione di Casablanca; verrebbe allora il dubbio che i traduttori non abbiano visto il film (non del tutto improbabile), ma credo che la ragione sia solamente..- il botteghino. Evidentemente si pensa e forse a ragione che in Italia i maniaci sessuali, a cui il "provaci" ammicca, siano di più degli amanti del buon cinema, sensibili al richiamo di Casablanca.
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dave69
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sabato 21 dicembre 2013
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una delle più divertenti commedie di alien
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Una delle più brillanti e divertenti commedie interpretate da Woody Allen, straordinaria collezione di gags verbali e visive, arricchite dalla geniale trovata del "fantasma" di Bogart (interpretato da un sosia) che ogni tanto appare per dare consigli al timido protagonista su come conquistare le donne. Allen attinge a piene mani alla tradizionale commedia americana introducento alcuni dei temi a lui più cari (amore per il cinema, le nevrosi della tipica coppia newyorchese, l'umorismo di radice ebraica), ottimamente coadiuvato dalla dolcissima e bravissima Diane Keaton, che da qui in avanti diverrà per diversi anni la sua principale musa ispiratrice. Molto esilarante davvero. Da vedere. ^_^
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fedeleto
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domenica 15 aprile 2012
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provaci ancora allen
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Sam vive con il mito di Humprey Bogart in Casablanca,e con il suo lavoro di critico cinematografico.Appena divorzia si sente perduto e si rifugia nei psicofarmaci.I sui due amici Linda e Dick tentano di fargli conoscere una nuova ragazza ma senza buoni risultati.E se fosse Linda la sua donna perfetta?peccato che e' la moglie del suo migliore amico Dick.Chiedere consiglio al fantasma di Bogart?Woody Allen si occupa della sceneggiatura(come del resto aveva fatto anche preedentemente con CIAO PUSSYCAT)ma non della regia ,affidata a Herbert Ross(il gufo e la gattina),ed inoltre la commedia e' tratta da un testo teatrale dello stesso Allen.I temi toccati sono appunto la crisi del rapporto di coppia,e il tentativo di uscire da questa fobia della solitudine intesa come routine.
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Sam vive con il mito di Humprey Bogart in Casablanca,e con il suo lavoro di critico cinematografico.Appena divorzia si sente perduto e si rifugia nei psicofarmaci.I sui due amici Linda e Dick tentano di fargli conoscere una nuova ragazza ma senza buoni risultati.E se fosse Linda la sua donna perfetta?peccato che e' la moglie del suo migliore amico Dick.Chiedere consiglio al fantasma di Bogart?Woody Allen si occupa della sceneggiatura(come del resto aveva fatto anche preedentemente con CIAO PUSSYCAT)ma non della regia ,affidata a Herbert Ross(il gufo e la gattina),ed inoltre la commedia e' tratta da un testo teatrale dello stesso Allen.I temi toccati sono appunto la crisi del rapporto di coppia,e il tentativo di uscire da questa fobia della solitudine intesa come routine.Ma soprattutto il messaggio chiaro che vuol trasparire da questa pellicola e' Non devi essere un altro ma te stesso,come appunto nel finale viene detto,in stile casablanchiano.Si sorride ,si riflette e ci si diverte(buona la sequenza dei tic di Allen con Sharon e la scena dei motociclisti che rimorchiano la donna con cui esce Allen),ma soprattutto si conferma la bravura di Allen.
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sg.wolf
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mercoledì 28 dicembre 2011
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l'inizio della comicità sentimentale
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Un capolavoro,il finale parodia di casablanca,Woody allen comincià con questo film a entrare nella storia della comicità
Una continuita di battute che anche se vecchie fanno sempre ridere,una commedia sentimentale che tratta anche la vera vita di woody allen e questo film anticipa il divorzio di woody allen con diane keaton e un capolavoro che nella storia della comicità cinematografica sarà per sempre ricordato
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