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figliounico
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giovedì 16 gennaio 2025
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un caso di coscienza, ma datato e banale
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Mancano tutti gli ingredienti principali dei film di Hitchcock, del tutto assente il solito humor come pure qualsiasi parvenza di suspense e di mistero. Il plot, che risulta oramai datato e forse lo era anche alla prima uscita del film nel 1953, mescola il dramma psicologico del protagonista, consistente nel banale dilemma della coscienza basato sulla sua deontologia professionale di prete tenuto al segreto della confessione, e, nella seconda parte, il classico legal thriller, senza tuttavia vero mordente essendo chiaro fin dalle prime sequenze che il sacerdote, tutto di un pezzo, non infrange il sigillo sacramentale. Viene fuori un fritto misto che si digerisce a stento e soltanto grazie alla regia di Hitchcock e alla recitazione di Clift; per il resto, a parte la bellezza della fotografia in bianco e nero con alcune suggestive inquadrature di Quebec e delle sue monumentali mura, si tratta di uno dei peggiori film del maestro del brivido che non si astiene dal solito cammeo, questa volta brevissimo, comparendo per qualche secondo ripreso mentre passeggia in lontananza sopra una lunga scalinata.
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Mancano tutti gli ingredienti principali dei film di Hitchcock, del tutto assente il solito humor come pure qualsiasi parvenza di suspense e di mistero. Il plot, che risulta oramai datato e forse lo era anche alla prima uscita del film nel 1953, mescola il dramma psicologico del protagonista, consistente nel banale dilemma della coscienza basato sulla sua deontologia professionale di prete tenuto al segreto della confessione, e, nella seconda parte, il classico legal thriller, senza tuttavia vero mordente essendo chiaro fin dalle prime sequenze che il sacerdote, tutto di un pezzo, non infrange il sigillo sacramentale. Viene fuori un fritto misto che si digerisce a stento e soltanto grazie alla regia di Hitchcock e alla recitazione di Clift; per il resto, a parte la bellezza della fotografia in bianco e nero con alcune suggestive inquadrature di Quebec e delle sue monumentali mura, si tratta di uno dei peggiori film del maestro del brivido che non si astiene dal solito cammeo, questa volta brevissimo, comparendo per qualche secondo ripreso mentre passeggia in lontananza sopra una lunga scalinata. Le musiche della colonna sonora, invece, sono particolarmente moleste ed in alcune scene appaiono distoniche e fuori contesto.
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elgatoloco
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martedì 10 aprile 2018
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puro dramma, "i confess"
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"I Confess"(1953, redia di Httchock, dal dramma teatrale "Nos deux consciences"di Paul Anthelme, è puro dramma esistenziale dall'inizio alla fine: si inizia con le architetture particolari del Quebec(l'ambientazione è richiesta dal dramma in questione, ma anche dal fatto che il cattolicesimo in America del Nord, all'epoca, era radicato solo nel Quebec francese, essendo allora minoritario negli States, causa la non ancora massiccia immigrazione dei"latinos", Italiani e Irlandesi stando un po'in disparte...), poi passa rapidamente la sagoma di uncle Alfred(Hitchcock stesso, ovviamente), si vede l'uomo in fuga vestito da prete cattolico(è Otto Eduard Hasse), si sente la musica del"Dies Irae", inconfondibile, poi ripresa-ampliata nella composizione musicale(tutto il sound-track)di Dimitri Tiomkin, stavolta, musicista più classicamente"sinfonico", poi c'è la situazione del profugo tedesco che confessa l'assassinio, poi lo svelamento di tutta la verità, fino alla storia personale del prete che fatalmente viene a galla, che non contiene nulla di peccaminoso né di penalmente rilevante, ma, stante il segreto della confessione e le regole della giustizia(testimonianze raccolte etc.
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"I Confess"(1953, redia di Httchock, dal dramma teatrale "Nos deux consciences"di Paul Anthelme, è puro dramma esistenziale dall'inizio alla fine: si inizia con le architetture particolari del Quebec(l'ambientazione è richiesta dal dramma in questione, ma anche dal fatto che il cattolicesimo in America del Nord, all'epoca, era radicato solo nel Quebec francese, essendo allora minoritario negli States, causa la non ancora massiccia immigrazione dei"latinos", Italiani e Irlandesi stando un po'in disparte...), poi passa rapidamente la sagoma di uncle Alfred(Hitchcock stesso, ovviamente), si vede l'uomo in fuga vestito da prete cattolico(è Otto Eduard Hasse), si sente la musica del"Dies Irae", inconfondibile, poi ripresa-ampliata nella composizione musicale(tutto il sound-track)di Dimitri Tiomkin, stavolta, musicista più classicamente"sinfonico", poi c'è la situazione del profugo tedesco che confessa l'assassinio, poi lo svelamento di tutta la verità, fino alla storia personale del prete che fatalmente viene a galla, che non contiene nulla di peccaminoso né di penalmente rilevante, ma, stante il segreto della confessione e le regole della giustizia(testimonianze raccolte etc.), sembra che l'imputato sia proprio il sacerdote in questione...Un crescendo eccezionale, con interpreti di grande valore, da Montgomery Clift(scontato, diremmo)a quell'anziano attore di grande spessore (omosessuale)che era Otto Eduard Hasse, a Karl Malden come l'ispettore della polizia locale, a Anne Baxter. Tutto è gestito, in un bianco e nero rigoroso, con l'alternanza tra il dramma(che è e rimane dramma puro, appunto)in contrasto con i siparietti"comici"(il prete imbranato che porta la bici in casa e altro ancora), con un crescendo-decrescendo(per dirla in termini musicali)che è sempre e solo, appunto, un crescendo drammatico di grandissimo, altissimo livello, come sempre in quel regista, cattolico "diviso"e dostoevskjiano(più di Dreyer)che è sir Alfred Htichcock. El Gato
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francismetal
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mercoledì 4 ottobre 2017
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giallo al contrario
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Hitchcock non delude. All'inizio ti fa rimanere perplesso, perché ti viene subito rivelato l'assassino? Perché il colpo di scena non è quello, anzi ce ne saranno un po'.
A differenza dei classici thriller/gialli la sorpresa è scoprire l'assassino, invece è tutto il contrario.. si rimane col fitato sospeso per capire come gli inquirenti arrivano a capire chi è l'assassino... e soprattutto per vedere se l'assassino riesce a incastrare il protagonista, che è innocente oppure no.
Altro non dico per evitare spoiler.
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renato c.
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martedì 27 gennaio 2015
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bravo padre logan!
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Quattro stelle per un film del grande "mago del brivido" in difesa dei preti cattolici! Da ragazzo avevo visto in televisione l'opera teatrale "Il cardinale",di cui ora non trovo traccia, ambientato nel tardo medio-evo. Un nobile aveva confessato al cardinale un omicidio di cui è stato invece accusato il nipote del cardinale su cui quindi pendeva la condanna a morte! Ma il protagonista non tradisce il segreto della confessione, riuscirà a fare arrestare il vero colpevole con un espediente: il vero assassino riparlerà del delitto al cardinale senza sapere che nascosto dietro di loro c'era il capo della polizia che li sentiva, e così tutto si è sistemato! Padre Logan, magistralmente interpretato da Montgomery Clift, non tradirà il segreto della confessione nemmeno per salvare se stesso da
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Quattro stelle per un film del grande "mago del brivido" in difesa dei preti cattolici! Da ragazzo avevo visto in televisione l'opera teatrale "Il cardinale",di cui ora non trovo traccia, ambientato nel tardo medio-evo. Un nobile aveva confessato al cardinale un omicidio di cui è stato invece accusato il nipote del cardinale su cui quindi pendeva la condanna a morte! Ma il protagonista non tradisce il segreto della confessione, riuscirà a fare arrestare il vero colpevole con un espediente: il vero assassino riparlerà del delitto al cardinale senza sapere che nascosto dietro di loro c'era il capo della polizia che li sentiva, e così tutto si è sistemato! Padre Logan, magistralmente interpretato da Montgomery Clift, non tradirà il segreto della confessione nemmeno per salvare se stesso da un'eventuale impiccagione! Ed alla fine il vero assassino, dopo aver sparato per paura anche alla propria moglie (che morirà) e ad altre due persone dirà: "Allora il prete ha parlato! Ha violato il segreto della confessione!" E questa frase l'ha detta grazie ad una furbizia dell'ispettore Larrue (Karl Malden), che ha bleffato, fingendo di essere stato messo al corrente del delitto! L'assassino muore ucciso dai poliziotti mentre cerca di assassinare anche Padre Logan, il quale subito dopo, però, lo perdona e lo assolve! Il film è del 1953, ma fa piacere vedere, in mezzo a tanti preti corrotti, un prete che è pronto a dare la vita pur di mantenere fede ai suoi voti! Un film che, di questi tempi, farebbe molto bene alla salute morale della gente! Dei preti che fanno scandalo, ne parlano subito tutti i giornali e TV, ma delle migliaia di preti sparsi in tutto il mondo, che fanno tantissimo bene, ne parlano pochissimo!! Si dovrebbe invece parlare molto di più di loro e portarli come esempio! Padre Logan non era un santo, aveva le sue debolezze umane, come l'affetto per l'ex fidanzata, ma non ha mai tradito i propri voti, quindi da portare ad esmpio a tutti! (A scanso di ogni dubbio: io non sono un prete!!)
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celluloide
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giovedì 27 settembre 2012
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fascinosa anne baxter
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La coppia Mongomery Baxter alza il livello di attenzione dello spettatore,
Manden come sempre bravo e incisivo rende perfettamente il ruolo di un lucido ispettore.
Malgrado l'assassino sia mostrato dalle prime battute, l'atmosfera del giallo e' piu' alta del dramma,
Hitchock non si smentisce anche in questo caso.
Portata agli estremi massimi i risvolti dovuti al segreto del confessionale,lo rendono un
film che fa pensare al ruolo delicatissimo del prete nei rapporti con i parrocchiani.
La fotografia eccellente e l'ambientazione chiudono perfettamente il cerchio.
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germi86
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venerdì 29 gennaio 2010
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il segreto professionale
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Il maestro Alfred ci narra la storia di un prete alle prese con scomode verità..un omicidio,un passato tormentato e un amore ancora vivo.. ne uscirà a testa alta. Ottimo film di Hitchcock. Come al solito.
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alessandra verdino
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giovedì 17 maggio 2007
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di luce e d'ombra
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Considerato, profondamente a torto, uno dei films minori di Hitch, questo film è talmente grande, a mio avviso, da essere paragonato all'opera di Dostojesky "Delitto e castigo".
Non vi è, contrariamente agli altri films di questo grandissimo regista, una forte azione.
Al contrario, tratta un problema ben più profondo e difficile: i terribili contrasti del cuore umano, quando vi è in gioco una parola ormai non più considerata dalla società contemporanea - si tratta della dignità personale.
Per tutto il film lo spettatore è avvinto dal fortissimo pathos di una storia profondamente avvincente.
Ognuno si augura ed aspetta che arrivi il momento in cui questo sacerdote - che deve rispettare il segreto confessionale - finalmente parlerà.
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Considerato, profondamente a torto, uno dei films minori di Hitch, questo film è talmente grande, a mio avviso, da essere paragonato all'opera di Dostojesky "Delitto e castigo".
Non vi è, contrariamente agli altri films di questo grandissimo regista, una forte azione.
Al contrario, tratta un problema ben più profondo e difficile: i terribili contrasti del cuore umano, quando vi è in gioco una parola ormai non più considerata dalla società contemporanea - si tratta della dignità personale.
Per tutto il film lo spettatore è avvinto dal fortissimo pathos di una storia profondamente avvincente.
Ognuno si augura ed aspetta che arrivi il momento in cui questo sacerdote - che deve rispettare il segreto confessionale - finalmente parlerà.
Hith sa toccare, incredibilmente, le corde dell'anima, presentando una grandissima figura d'uomo: un uomo illuminato dalla luce della verità e della fede.
Questo è un film di luce e d'ombra.
Anche la fotografia, con le inquadrature profondamente veriste dei volti, è a dir poco scioccante.
Ho letto che Truffaut, un grande estimatore di Hitch, ha detto che Montgomery Clift ha una sola espressione facciale dall'inizio alla fine del film.
E' vero, e in questo sta la forza di questo grandissimo attore.
Ha la stessa espressione perchè non cede mai, perchè è così convinto della verità della sua dignità, da non perdere mai la fiducia in se stesso e in Dio, e per questo ha uno sguardo che non cambia. Uno sguardo permeato da un'intensa luce interiore.
L'ombra è rappresentata dal peccato, dalla menzogna e dall'ingiustizia: infatti, sul volto dell'assassino si possono leggere continui cambiamenti di stati d'animo.
Si può vedere la paura, la cattiveria, un briciolo di rimorso.
A mio parere, mai Hitch è stato più grande.
Ha affrontato la difficoltà di narrare e di rendere credibile una storia di un coraggio estremo, quasi inverosimile.
Che dire di Clift? Un gigante.
La luce interiore che quest'opera sa sprigionare è incredibile.
Ed è una luce capace, almeno nella finzione cinematografica, di sconfiggere l'ombra del vivere quotidiano, fatto di bugie e di piccole e grandi vigliaccherie: la luce della verità e della vera, e profonda, dignità.
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[+] brava!!
(di renato c.)
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raffaele bracale
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giovedì 20 aprile 2006
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senza buco
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Alfred Hitchcock, altrove à fatto decisamente meglio; questo Io confesso è invece una greve ciambella gialla riuscita però senza buco; la suspence non mancherebbe, ma è imbolsita da un pretestuoso dialogo, condito di chiacchiere ed irresolubili quesiti sull'etica sacerdotale, che non giovano né alla narrazione, né al ritmo... M. Clift ed A. Baxter fanno del loro meglio, ma stretti nelle panie di personaggi precursori di protagonisti da telenovele, muovono al riso più che all'angoscia. Che spreco di pellicola!
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(di gordongekko)
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(di renato c.)
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