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Giampiero Raganelli
Quinlan
Stavolta ce l'ha corto, il titolo del film, l'ultimo di un regista, Alexandre Koberidze, che si stava candidando a diventare il Lina Wertmüller georgiano, per la lunghezza dei suoi titoli. Con Dry Leaf, presentato nel Concorso Internazionale di Locarno 78, esprime un concetto e un'immagine già propri delle sue opere precedenti, costellate, come questo, da inquadrature di foglie cadute, secche o meno. Mutua una metafora calcistica, quella della foglia che cade dall'albero a indicare l'estrema imprevedibilità della traiettoria di un pallone in una partita: così Koberidze intende l'imponderabilità della vita, le sue traiettorie determinate dall'essere totalmente soggette alla forza, e alla casualità, degli agenti esterni come il vento. [...]
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