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samanta
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mercoledì 26 giugno 2024
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i gladiatori dei tempi moderni
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Il film è uscito nel 1991 con la regia di Oliver Stone che è anche cosceneggiatore, Stone costiuisce un capitolo a sé del mondo di Hollywood: 2 volte Oscar come migliuore regista (Platoon, Nato il 14 luglio) ha sempre assunto posizioni scomode per l'establishment politico finanziario (Wall Street) o il mainstream corrente: basti pensare alla denuncia del rapporto torbido tra violenza e media (Assassini nati) e alla contestazione di Obama (che aveva sostenuto) per le guerre provocate. Certamente nei suoi film c'é sempre una sottolineatura della violenza e toni accesi, che talora appannano il messaggio che si vuole trasmettere, insomma un "discolo" di Hollywood.
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Il film è uscito nel 1991 con la regia di Oliver Stone che è anche cosceneggiatore, Stone costiuisce un capitolo a sé del mondo di Hollywood: 2 volte Oscar come migliuore regista (Platoon, Nato il 14 luglio) ha sempre assunto posizioni scomode per l'establishment politico finanziario (Wall Street) o il mainstream corrente: basti pensare alla denuncia del rapporto torbido tra violenza e media (Assassini nati) e alla contestazione di Obama (che aveva sostenuto) per le guerre provocate. Certamente nei suoi film c'é sempre una sottolineatura della violenza e toni accesi, che talora appannano il messaggio che si vuole trasmettere, insomma un "discolo" di Hollywood.
In questo film l'ambientazione è nel mondo del football americano (un rugby estremamente violento), i giocatori pesantemente coperti si colpiscono violentemente, sono i moderni gladiatori vezzeggiati dalle squadre, dalle donne (l'ultimo fidanzato di Taylor Swyft è un giocatore), con stipendi da capogiro che per i giocatori delle leghe uniti alle sponsorizzazioni possono arrivare a decine di milioni di $. In questo ambiente si svolge la vicenda che riguarda la squadra degli Sharks (squali) di Miami, diretta dal mitico allenatore Tony D'amato (Al Pacino) ma che ha 2 problemi: è morto l'anziano proprietario e la figlia Christina Pagniacci (Cameron Diaz) che pensa solo ai soldi e quindi conseguire successi per potere attirare finaziatori e trasferire la squadra a Los Angeles se il Sindaco di Maimi non finanzierà un nuovo stadio, inoltre il quaterback della squadra (sostanzialmente il regista) il bravo Cap Runey (Dennis Quaid) ha avuto un pesante infortunio e quindi sorge il problema della sostituzione. A tutto questo si aggiunge che il linebacker (sostanzialmente chi fa i punti ) più forte Luther Lovay (Lawrence Taylor) è in precarie condizioni fisiche, però il cinico medico della squadra lo riempe di antidolorifici per farlo scendere in campo. La sostituzione di Runay con un giovane emergente Willie Beamen (Jamie Foxx) accende l'entusiasmo dei tifosi e dei media, ma lui si scontra con la squadra sia per suo orgoglio e poi perché in campo fa di testa sua disattendendo le disposizioni, per questo è allontanato dall'allenatore. Runay ritorna in campo ma questa volta per sempre infortunandosi nella la partita decisiva, lo sostituisce Beamen che dopo un colloquio dirompente con D'Amato, galvanizza i compagni e fa "squadra" così gli Sharks vincono. D'Amato viene licenziato da Christina ma la vecchia volpe farà l'allenatore in un'altra squadra portandosi dietro il nuovo astro Beamen.
Stone presenta un quadro impietoso del football americano, soffocato dai soldi che dominano le competizioni, esemplare quando un giocatore infortunato si vuole alzare da terra ma viene sollecitato a stare disteso per permettere la pubblicità con una pausa più lunga. I dollari dominano la vita dei giocatori che rischiano l'invalidità permanente perché si rendono conto che non sanno fare altro che giocare, fuori dall'ambiente sono come pesci fuori dall'acqua. Stone fa emergere la vera psicologia del football: è uno sport violento, aggressivo, i giocatori sono i moderni gladiatori, esempio per gli uomini per la loro virilità brutale e oggetto di desiderio per le donne, per tutti sono dei simboli da mettere sul piedistallo della fama, d'altra parte è il succo che dice D'Amato nel monologo (memorabile) negli spogliatoi ai giocatori prima della partita decisiva: il calcio è la vita senza vittorie è la morte. Il film si sviluppa con un'accelerazione continua, le immagini e i suoni travolgono lo spettatore, seguendo un ritmo iperfrenetico, le pause sono poche, ma nel complesso la storia avvince . Ottimo il cast con un Al Pacino in gran forma, che riesce a contenere in giusti limiti la sua inclinazione a "gigioneggiare" cioè quella modalità di recitazione tesa a creare effetti scenici per dimostrare la propria capacità professionale. I comprimari sono bravi (in un cameo appare Charlton Heston) molto brava Ann Margret nella parte della madre di Christina che a 57 anni dimostra non solo di essere affascinante ma di essere una delle migliori attrici del periodo 1961-2000 (ho recensito di lei vari film: La gatta con la frusta, I 9 di Dryford City, Quel maledetto colpo al Rio Grande Express), invece non convince Cameron Diaz nelle vesti della cinica proprietaria della squadra, appare sotto tono, probabilmente non si trova nella parte.
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jonnylogan
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martedì 14 maggio 2024
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chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio
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Partendo dalla citazione attribuita a José Mourinho, ma valida per qualunque disciplina sportiva, si può iniziare a osservare la pellicola del '99 firmata da Oliver Stone, in grado di mostrare senza particolari filtri molti dei retroscena dello sport professionistico a stelle e strisce, e nello specifico della NFL, come non li si era mai visti prima.
Pur con tutta la distanza che divide la nostra penisola da uno sport che non ha mai del tutto attecchito nel nostro paese, è molto difficile non rimanere comunque invischiati nelle vicissitudini dei Miami Sharks anche grazie alle numerose sotto trame presenti. Il regista, che riserva per sé il ruolo di un commentatore competente e tagliente, rimodella il racconto di Logan e Pyne facendolo suo grazie a una formula piena di adrenalina per le partite, delle quali non si perde alcun dettaglio, ma anche alternando le scene di allenamento, con lo spietato mondo degli affari.
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Partendo dalla citazione attribuita a José Mourinho, ma valida per qualunque disciplina sportiva, si può iniziare a osservare la pellicola del '99 firmata da Oliver Stone, in grado di mostrare senza particolari filtri molti dei retroscena dello sport professionistico a stelle e strisce, e nello specifico della NFL, come non li si era mai visti prima.
Pur con tutta la distanza che divide la nostra penisola da uno sport che non ha mai del tutto attecchito nel nostro paese, è molto difficile non rimanere comunque invischiati nelle vicissitudini dei Miami Sharks anche grazie alle numerose sotto trame presenti. Il regista, che riserva per sé il ruolo di un commentatore competente e tagliente, rimodella il racconto di Logan e Pyne facendolo suo grazie a una formula piena di adrenalina per le partite, delle quali non si perde alcun dettaglio, ma anche alternando le scene di allenamento, con lo spietato mondo degli affari. Passando dal giornalismo sportivo d’assalto, a medici privi di scrupoli, pronti a iniettare dosi letali di antidolorifici nel corpo di uomini che non vogliono altro che guadagnare bonus milionari per carriere veloci e piene di ombre.
Nel centro di tutto questo si muove Tony D’amato, un iconicoAl Pacino, uomo proveniente da un'altra epoca, che ormai si sente fuori posto in un ambiente che l’ha visto protagonista per oltre due decadi e numerosi titoli. Ostracizzato da Christina Pagnacci, l'eccellente Cameron Diaz, proprietaria che ha visto crescere fra le braccia del padre, ma con la quale ha grandi divergenze in merito alla gestione della squadra.
Il regista di Platoon (id.; 1986) e JFK (id.; 1991) riesce a confezionare grazie a un cast stellare - preziose le presenze di Jamie Foxx e Dennis Quaid, ma potremmo proseguire fino all'ultimo membro del cast - e grazie a una sceneggiatura solida e altrettanto semplice, un film che si lascia percorrere per le quasi tre ore di durata perché capace di toccare i vari stereotipi del mondo dello sport: il fuoriclasse in declino e quello in rampa di lancio, le scappatelle nei party dopo partita e le trattative per il rinnovo dei contratti, fino ai milioni di dollari che piovono sulle teste di atleti usati dalle franchigie come semplice carne da macello. Tralasciando però i retroscena privati e personali dei vari protagonisti, solamente lambiti per non discostarsi mai troppo dal tema centrale, ovvero il football con le sue spettacolari azioni di gioco e la vita della franchigia.
Da questo punto di vista l’impianto del film e ogni tassello che lo compone, sono di primo livello incluso l'iconico discorso motivazionale di coach D’amato ormai divenuto un must al punto di essere più volte citato dai veri allenatori delle squadre professionistiche.
Pellicola quindi imperdibile sia per amanti della palla ovale che non. Ma come detto anche molto incentrata sulla disamina sportiva e decisamente meno sul lato più umano dei protagonisti.
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theforumplayer
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giovedì 4 luglio 2019
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qualche flacone qualche grido e lo sport.
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nei 6 giorni aspettando gli eccessi della
domenica, non bastano violenze
e femminucce in campo, ci vogliono regole e sport,
e essere al 200% partita per partita,
nonostante le aggressività violenze dello sport
nonchè l'argomento trattato nelle sue durezze
debolezze anche con l'assunzione della solita
robaccia che distrgge poi quei poveri atleti, mentre
sembrano ritirarsi le squadre in harem cercando
di censurare sbagliandosi e col dosatore loro anche in
tali casi, per non avidenzare le nefandezze mondane
rigiardanti quei deprecabili casi, la storia ha anche
risvolti di spettacolo e humor e filosofici casual
tipo quando sembrano per conto loro compiacersi della
loro pseudosituazione con lo pseudomaltrattamento nonchè
sabotamento subdole di qualche altra
persona che tony il mister dei miami sharks con ironia sopraffina
quasi inascoltato sembra parlando trasversalmente dire, ed è per
questo che anche questo anno porto con me il migliore.
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nei 6 giorni aspettando gli eccessi della
domenica, non bastano violenze
e femminucce in campo, ci vogliono regole e sport,
e essere al 200% partita per partita,
nonostante le aggressività violenze dello sport
nonchè l'argomento trattato nelle sue durezze
debolezze anche con l'assunzione della solita
robaccia che distrgge poi quei poveri atleti, mentre
sembrano ritirarsi le squadre in harem cercando
di censurare sbagliandosi e col dosatore loro anche in
tali casi, per non avidenzare le nefandezze mondane
rigiardanti quei deprecabili casi, la storia ha anche
risvolti di spettacolo e humor e filosofici casual
tipo quando sembrano per conto loro compiacersi della
loro pseudosituazione con lo pseudomaltrattamento nonchè
sabotamento subdole di qualche altra
persona che tony il mister dei miami sharks con ironia sopraffina
quasi inascoltato sembra parlando trasversalmente dire, ed è per
questo che anche questo anno porto con me il migliore... film incredibile.
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giorpost
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lunedì 2 maggio 2016
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può ridursi tutto ad un esaltante monologo?
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Tony D'Amato allena da vent'anni, nella National Football League, i Miami Sharks, squadra dal passato glorioso sprofondata in una crisi di risultati che ha scosso un ambiente già provato dalla morte di Pagniacci, storico proprietario del club; tra litigi e rivalità interne, scontri verbali e (talvolta) fisici coi giornalisti -oltre alle dinamiche ben note che ruotano dietro le quinte dello sport professionistico- Tony segue imperterrito la sua strada fatta d'impegno, sacrificio e attitudine a mettere gli interessi del collettivo davanti a quelli personali.
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Tony D'Amato allena da vent'anni, nella National Football League, i Miami Sharks, squadra dal passato glorioso sprofondata in una crisi di risultati che ha scosso un ambiente già provato dalla morte di Pagniacci, storico proprietario del club; tra litigi e rivalità interne, scontri verbali e (talvolta) fisici coi giornalisti -oltre alle dinamiche ben note che ruotano dietro le quinte dello sport professionistico- Tony segue imperterrito la sua strada fatta d'impegno, sacrificio e attitudine a mettere gli interessi del collettivo davanti a quelli personali. Ma i troppi infortuni e i capricci di qualche talento nascente non rasserenano l'aria, che si fa ancor più pesante con la discesa in campo della figlia di Pagniacci, l'inesperta Christina, nuova padrona che vorrebbe trasferire la franchigia in altra città, cosa che molto frequentemente avviene negli Stati Uniti.
La lunga catena di eventi ci porta al primo turno dei play-off nel quale Miami affronta fuori casa la favorita Dallas in un match preceduto da un discorso memorabile di Tony D'Amato il quale, consapevolmente al termine della sua esperienza in terra di Florida, incita ed aizza tutta la squadra (panchinari compresi) per la sfida più importante delle loro rispettive carriere.
Oliver Stone ci ha abituati ad una regia frenetica che a tratti ricorda un videoclip musicale, in altri un documentario; non definirei la sua tecnica all'avanguardia, ma certamente utile allo spettacolo. Piaccia o no, in Any given sunday (USA, 1999) sfoggia i suoi più classici colpi che ne fanno un'opera interessante, senza tuttavia renderla impeccabile. Gli stereotipi dello sport agonistico ci sono tutti: feste mondane, ragazze conturbanti, gli inevitabili scontri personali tra prime donne contornati da macchine fatte (letteralmente) a pezzi, iniezioni cortisoniche utili a nascondere lesioni gravi ed eseguite da medici infedeli; sullo sfondo della fittizia squadra degli Sharks si muovono anche procuratori sempre pronti a sventolare contratti ad uso ricattatorio, mentre i loro assistiti pretendono che il gioco sia a loro uso e consumo, convinti di poter vincere le partire da soli. Nel football come per il calcio, le trame si intensificano sempre più verso la fine della stagione allorquando l'economia e la politica (sempre presente quando il gioco si fa remunerativo) richiedono il massimo sforzo per favorire gli enormi interessi che gli ruotano attorno; un gioco rovinato a partire “da quel primo match interrotto sul più bello per uno spot di 40 secondi”.
L'apprezzabile denuncia di Stone, però, non convince (compreso il solito auto cammeo e le troppe frasi ad effetto), così come non entusiasma Al Pacino, che è quello solito degli ultimi 25 anni: i suoi personaggi sono quasi sempre incavolati, depressi e stanchi, seppur ancora in possesso di qualche cartuccia da sparare. E il suo coach D'Amato conferma la regola in quel famigerato monologo nello spogliatoio che vale, da solo, i 150 minuti (eccessivi) di pellicola.
Jamie Foxx non mi è piaciuto, troppo molle in un lungometraggio fatto di sudore e dolore fisico nel quale fa la sua figura, invece, un esperto Dennis Quaid; anche Cameron Diaz è sotto tono, troppo superficiale e poco concentrata. Nel complesso, comunque, è proprio il cast a tenere botta in una storia banale dall'esito scontato (Miami, come rivelato nella conferenza stampa finale, arriva a giocarsi nientemeno che il Superbowl).
Ogni maledetta domenica ha ispirato diversi registi ed autori negli anni successivi, ma è un film da mettere nella classifica di quelli buoni ma non eccezionali, guardabili ma non sensazionali; un potenziale cult sprovvisto, però, del quid necessario. Un cast composto da nomi altisonanti ed un monologo ben scritto e recitato non possono bastare.
Voto: 6
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the lonely dolphin
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sabato 18 aprile 2015
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buon film, eccessive "azione" e "colonna sonora" !
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Grande Pacino, supportato alla grande dalla "voce" dell'ottimo Giannini ! Buono il cast, incluse alcune vecchie glorie (Ann Margaret, C.Heston...) nel ruolo di comparse o poco più. Valida la Regia, in stile O.Stone, anche se oltremodo esagerate la maggior parte delle cruentissime "azioni" di football, rappresentate con rindondante, spesso insopportabile eccesso dei dirompenti effetti sonori ! Eccessi che finiscono con il togliere credibilià alla scena, svilendola sugli stessi livelli di un esasperato videogame ! Peccato, perchè lo spessore psicologico ed emotivamente intrigante della trama non manca, nelle pause dei "CRASH" rindonadanti, sparati a migliaia di decibel ! Purtroppo anche in questo film la colonna sonora può risultare ingestibile, se non in una visione TV supportata dal continuo uso di telecomando, per poter seguire dialoghi talora appena sussurrati, alzando quindi il volume al massimo, per poi abassarlo al minimo durante i CRASH, BOOM, SBANG.
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Grande Pacino, supportato alla grande dalla "voce" dell'ottimo Giannini ! Buono il cast, incluse alcune vecchie glorie (Ann Margaret, C.Heston...) nel ruolo di comparse o poco più. Valida la Regia, in stile O.Stone, anche se oltremodo esagerate la maggior parte delle cruentissime "azioni" di football, rappresentate con rindondante, spesso insopportabile eccesso dei dirompenti effetti sonori ! Eccessi che finiscono con il togliere credibilià alla scena, svilendola sugli stessi livelli di un esasperato videogame ! Peccato, perchè lo spessore psicologico ed emotivamente intrigante della trama non manca, nelle pause dei "CRASH" rindonadanti, sparati a migliaia di decibel ! Purtroppo anche in questo film la colonna sonora può risultare ingestibile, se non in una visione TV supportata dal continuo uso di telecomando, per poter seguire dialoghi talora appena sussurrati, alzando quindi il volume al massimo, per poi abassarlo al minimo durante i CRASH, BOOM, SBANG...improvvisamente sparati ad un volume 50 volte più alto ! In conclusione definirei il film alla sorta di compromesso tra un bel film e la solita "americanata" che per far cassetta deve catturare gli "appetiti" più "forti", di spettatori, che sicuramente esulteranno alla racapricciante vista dell'occhio di un giocatore, schizzato fuori dall'orbita durante un terribile scontro e raccolto con cura sul campo da un addetto sanitario, forse nell'improbabile ipotesi di un reimpianto...
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paolp78
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mercoledì 31 dicembre 2014
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kolossal sullo sport americano per eccellenza
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Il film segue un percorso tracciato, che prevede varie fasi narrative (si parte con l'infortunio del campione ed il debutto del nuovo talento, terzo panchinaro; la fase dell'affermazione iniziale, dove dimostra di avere qualità non comuni; l'immancabile crisi dovuta a incomprensioni caratteriali; il gran finale).
Entro questa struttura, rigorosamente predisposta dall'esperto Oliver Stone, si snodano e si intrecciano le vicende dei singoli personaggi, tutte capaci di suscitare interesse (grosso pregio del film, che ne risulta arricchito e richiama alcuni capolavori di Altman come America Oggi).
Il mondo del Football Americano viene descritto in modo intelligente, accattivante, ma anche molto verosimile.
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Il film segue un percorso tracciato, che prevede varie fasi narrative (si parte con l'infortunio del campione ed il debutto del nuovo talento, terzo panchinaro; la fase dell'affermazione iniziale, dove dimostra di avere qualità non comuni; l'immancabile crisi dovuta a incomprensioni caratteriali; il gran finale).
Entro questa struttura, rigorosamente predisposta dall'esperto Oliver Stone, si snodano e si intrecciano le vicende dei singoli personaggi, tutte capaci di suscitare interesse (grosso pregio del film, che ne risulta arricchito e richiama alcuni capolavori di Altman come America Oggi).
Il mondo del Football Americano viene descritto in modo intelligente, accattivante, ma anche molto verosimile. Ogni sfaccettatura di questo mondo è analizzata e riproposta. Qui ci pare però che Stone esageri e si macchi della colpa di voler raccontare tutto, senza riuscire a rinunciare proprio a nulla.
Il risultato è che la pellicola risulta troppo lunga, mentre pare che fosse certamente possibile contenerne maggiormente la durata e di certo sarebbe stata una scelta utile per il film stesso. In definitiva, nonostante sia un'opera ben riuscita, rischia di annoiare lo spettatore con qualche momento morto di troppo.
Grande impiego di mezzi e di star.
Molto bravo Stone alla regia, come al solito; regala grandi riprese suggestive e ha in più il merito di far rendere bene cinematograficamente le fasi di gioco delle partite, cosa non facile (il Football Americano si presta meglio rispetto al nostro calcio, ma resta comunque uno sport non particolarmente adatto alla rappresentazione cinematografica, al contrario della boxe).
Le prove degli interpreti sono certamente buone, pur non riscontrando interpretazioni di particolare effetto.
Sono presenti numerose frasi e qualche monologo, che tentano con successo di svelare alcuni segreti e principi dello sport professionistico ed anche dello sport in genere
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valetag
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mercoledì 23 luglio 2014
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tutto per lo spettacolo
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Tony d'Amato, allenatore degli Sharks di Miami, è in caduta libera: la squadra sta per perdere la quarta partita consecutiva, e a causa della nostalgia per gli anni d'oro della sua carriera è costretto a ragionare su tutti gli errori commessi, tra cui un matrimonio fallito.
La giovanissima Christina Pagniacci ha ereditato dal padre la squadra e spera di poterla spostare da Miami a Los Angeles per trarne un maggior profitto, ma finché d'Amato non si impegna a risollevare le sorti degli Sharks, il rischio di perdere valore è troppo alto.
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Tony d'Amato, allenatore degli Sharks di Miami, è in caduta libera: la squadra sta per perdere la quarta partita consecutiva, e a causa della nostalgia per gli anni d'oro della sua carriera è costretto a ragionare su tutti gli errori commessi, tra cui un matrimonio fallito.
La giovanissima Christina Pagniacci ha ereditato dal padre la squadra e spera di poterla spostare da Miami a Los Angeles per trarne un maggior profitto, ma finché d'Amato non si impegna a risollevare le sorti degli Sharks, il rischio di perdere valore è troppo alto.
La casuale scoperta di un nuovo fuoriclasse, Willie Beaman, solitamente confinato in panchina, rappresenta l'occasione per uscire dal tunnel.
In un caos di immagini roboanti e prepotenti si districa la trama di "ogni maledetta domenica", film a tema sportivo, politically correct, dove le deviazioni causate dalla fama, dai troppi soldi e dalle troppe libertà vengono domate dal senso del dovere, dalla nobiltà del gioco e dallo spirito di squadra.
"Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini": l'aforisma più ricorrente del film nobilita il football, rappresentato come sport crudo, dove i giocatori si scontrano come titani, incassano ferite di guerra e si rialzano da eroi.
La colonna sonora detta il ritmo incalzante delle azioni di gioco: dal rap più crudo al metal più graffiante.
Spettacolo assicurato grazie ad Oliver Stone, che dimostra piena padronanza nel montaggio e nella fotografia, sempre alla ricerca della perfetta sequenza per creare tensione ed emozioni.
Al Pacino (nei panni dell'unico personaggio di spessore) entusiasma non tanto per il famoso discorso prepartita, quanto per la bastardaggine con cui applica le parole alla vita: la rivincita finale, il suo rosicchiarsi centimetro per centimetro è quanto mai esilarante.
Tantissimi i volti noti: Cameron Diaz, Jamie Foxx, Dannis Quaid, Aaron Eckhart, James Wood e molti altri.
Pellicola spettacolare e in grado di soddisfare anche chi non ama particolarmente il tema sportivo ( è facile trovare rifugio nel tanto esibito moralismo).
Consigliato.
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filippo catani
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lunedì 24 giugno 2013
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un bel film sul football e non solo
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Il veterano allenatore dei Miami Sharks di football durante una partita si trova a dover fare esordire la terza scelta nel ruolo di quaterback. Il ragazzo, dopo un inizio disastroso, si rivelerà una risorsa per la squadra. Il ragazzo però inizierà a montarsi la testa mentre la dirigenza della squadra deve decidere quali giocatori tenere in vista della stagione successiva e se rinnovare la fiducia allo storico coach.
Oliver Stone firma un'intensa pellicola sportiva che attraverso scontri e inquadrature ravvicinate ci mostra innanzitutto la durezza di uno sport fisico come il football americano (recentemente lo stesso Obama si è speso per una maggiore tutela dell'incolumità dei giocatori).
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Il veterano allenatore dei Miami Sharks di football durante una partita si trova a dover fare esordire la terza scelta nel ruolo di quaterback. Il ragazzo, dopo un inizio disastroso, si rivelerà una risorsa per la squadra. Il ragazzo però inizierà a montarsi la testa mentre la dirigenza della squadra deve decidere quali giocatori tenere in vista della stagione successiva e se rinnovare la fiducia allo storico coach.
Oliver Stone firma un'intensa pellicola sportiva che attraverso scontri e inquadrature ravvicinate ci mostra innanzitutto la durezza di uno sport fisico come il football americano (recentemente lo stesso Obama si è speso per una maggiore tutela dell'incolumità dei giocatori). Il film però si concentra anche su quello che accade fuori dal campo per lo sport numero 1 in USA. Programmi dedicati ad ogni squadra che martellano i telespettatori tutto il giorno, giocatori che si danno a festini dove circolano liberamente alcolici, donne e cocaina e una dirigenza che deve costantemente stare attenta alle dinamiche costi e benefici e che vuole il raggiungimento dei playoff non solo o non tanto per una soddisfazione sportiva ma perchè la qualificazione porta nelle casse della squadra una lauta fetta di diritti televisivi la vera droga degli sport più importanti di ogni nazione. Ogni maledetta domenica va in scena quindi uno spettacolo violento dove però nessuno deve voler primeggiare sopra la squadra (questa è la nozione che dovrà imparare l'esuberante Jamie Foxx alle prese con un talentuoso giovane giocatore). Questo sport e questo mondo è poi un autentico tritacarne di sentimenti dove chi è all'interno vi si dedica anima e corpo a rischio della stessa vita pur di incassare un lauto bonus. Il tutto perchè una volta passato il tuo treno, se non riesci a "riciclarti" come commentatore tecnico, inizia la vera vita e anche le mogli di alcuni giocatori ormai avvezze alla vita di lusso che i mariti garantiscono loro vogliono spingerli sempre più avanti e sono disposte a perdonare le loro scappatelle. Così anche l'anziano allenatore (uno splendido Al Pacino quasi da Oscar) è stato lasciato dalla moglie, non vede i nipotini e per avere compagnia è costretto a pagarsi le donne. Insomma uno spaccato dolce/amaro del football impreziosito da un ottimo cast dove a faticare è solo la Diaz che mette tutto il suo impegno nel ruolo ma si vede che una parte del genere non è nelle sue corde. Insomma un film d'autore impreziosito da un piccolissimo cameo di Charlton Heston omaggiato poi durante il film con la meravigliosa scena delle bighe di Ben Hur contro Messala.
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shiningeyes
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martedì 9 aprile 2013
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il marcio dello sport
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Oliver Stone, esploratore delle sporcizie della guerra, finanza e società, si cimenta nell'esplorare il marciume del mondo del football americano: pieno di giocatori che pensano solo ai soldi e agli eccessi, presidenti privi di scrupoli che antepongono gli interessi finanziari che ai loro giocatori e dipendenti, di come ormai i soldi governano lo sport. Solo l'ambizione, i vecchi valori di un tecnico di vecchia scuola sembrano essere ritratti di una sportività non ancora persa.
La prova di Stone è ben riuscita, non ai livelli di precedenti suoi capolavori, ma è risultato di una visione interessante e adrenalinica, grazie anche alle violente scene delle partite, in cui i giocatori sono in realtà dei veri e propri gladiatori, facendo somigliare gli eventi sportivi di oggi agli antichi spettacoli di sangue dell'antichità.
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Oliver Stone, esploratore delle sporcizie della guerra, finanza e società, si cimenta nell'esplorare il marciume del mondo del football americano: pieno di giocatori che pensano solo ai soldi e agli eccessi, presidenti privi di scrupoli che antepongono gli interessi finanziari che ai loro giocatori e dipendenti, di come ormai i soldi governano lo sport. Solo l'ambizione, i vecchi valori di un tecnico di vecchia scuola sembrano essere ritratti di una sportività non ancora persa.
La prova di Stone è ben riuscita, non ai livelli di precedenti suoi capolavori, ma è risultato di una visione interessante e adrenalinica, grazie anche alle violente scene delle partite, in cui i giocatori sono in realtà dei veri e propri gladiatori, facendo somigliare gli eventi sportivi di oggi agli antichi spettacoli di sangue dell'antichità.
C'è da dire che, se non ci fosse un attore sanguigno e feroce come Al Pacino, il film non avrebbe avuto tutta questa attenzione e successo – buonissima la sceneggiatura, comunque- perché solo lui poteva interpretare il ruolo del testardo ed esperto allenatore degli Sharks Tony D'Amato, che nonostante non sia esente dal non usare sporchi mezzucci, rimane unico caposaldo di quel vero e pulito sport che manca al giorno d'oggi; in più, è l'unico restio ai cambiamenti dettati dal gigantesco giro d'affari che circonda il football, che condiziona anche i giocatori, rendendoli schiavi del denaro e facendoli giocare solo per i propri interessi e non per la propria squadra.
Per il resto, anche il cast nella sua interezza fa la sua bella figura: Jamie Foxx ha il carattere giusto per impersonare il giocatore emergente che si monta la testa dal successo; Dennis Quaid è l'elemento giusto nel fare il giocatore anziano che sente gli acciacchi e vorrebbe ritirarsi; non escludo neanche Cameron Diaz, che riesce a far vedere che non è la classica attrice troietta, facendo una parte convincente nell'interpretare la presidentessa bastarda che si cura solo della sua grandezza e levarsi l'ingombrante ombra del padre, presidente vincente e di successo; concludo anche con lo scontro etico tra i medici della squadra che è eccellentemente rappresentato da degli ottimi James Woods e Matthew Modine, le facce giuste per questo scontro.
Levando il famoso discorso del tecnico Amato (bellissimo e carico), “Ogni maledetta domenica” è un ottimo film sportivo che sa anche indagare nel profondo dei suoi uomini, denotandone sogni, debolezze e malesseri, e si incarica giustamente di manifestare un meccanismo che è sempre più malato e corrotto; unica pecca del film è il lato buonista che c'è al finale in totale antitesi con quello che ci era stato mostrato nel film, ma rimane sempre uno dei migliori film sportivi.
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dario fireman
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sabato 2 febbraio 2013
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inguardabile/noioso...un buco nell'acqua
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Il grande Oliver Stone,artefice di film sicuramente di successo,mia lascia altamente deluso per il "canovaccio" della sua creazione. Il film scorre lento e noioso all'inverosimile,basato per troppi minuti su azioni di gioco che al pubblico da grande cinema non interessano. Violenza gratuita, solito linguaggio esageratamente volgare, in perfetto stile americano. Poca qualità nei contenuti, non c'è mai il colpo di scena che scuote dalla poltrona o la "scena madre" che resta impressa come icona del film. Al Pacino decisamente sufficiente, il che è già un tonfo nell'acqua, dato che proprio lui doveva dare di più (ma la trama è troppo mediocre per esaltare un così grande attore). Cameron Diaz assolutamente inappropriata.
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Il grande Oliver Stone,artefice di film sicuramente di successo,mia lascia altamente deluso per il "canovaccio" della sua creazione. Il film scorre lento e noioso all'inverosimile,basato per troppi minuti su azioni di gioco che al pubblico da grande cinema non interessano. Violenza gratuita, solito linguaggio esageratamente volgare, in perfetto stile americano. Poca qualità nei contenuti, non c'è mai il colpo di scena che scuote dalla poltrona o la "scena madre" che resta impressa come icona del film. Al Pacino decisamente sufficiente, il che è già un tonfo nell'acqua, dato che proprio lui doveva dare di più (ma la trama è troppo mediocre per esaltare un così grande attore). Cameron Diaz assolutamente inappropriata. Il protagonista della squadra, tanto anonimo come la sua carriera, non lascia spazio ad altre chance..davvero poca roba. Scenografia altamente suggestiva durante le partite, ma nulla di più..andando allo stadio dal vivo si azzecca la scelta se proprio dobbiamo tirar fuori qualcosa di buono dal film. Insomma, due ore e mezza (quasi)da sfruttare diversamente a saperlo
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