I AM NOT OKAY WITH THIS E LA CRISI ADOLESCENZIALE DI NETFLIX

La nuova serie si va ad inserire, con qualche delusione, in un catalogo sempre più ricco di teen drama. Disponibile su Netflix.

Lorenzo Gineprini, Vincitore del Premio Scrivere di Cinema, martedì 24 marzo 2020 - Scrivere di Cinema

Che Netflix abbia cambiato il nostro modo di intendere la serialità e il cinema è ormai considerato un dato di fatto. Meno discusso è invece l’apporto che ha dato nel rivoluzionare il teen drama, sfruttando lo schema di base di questo genere per innovarlo di continuo. In tal modo Netflix è riuscito a rompere lo stereotipo perpetrato dalle serie adolescenziali degli anni ‘90 e 2000 per far scoprire un mondo liceale che non è fatto solo di glamour e piccoli problemi di cuore, di balli di fine anno e lotte per accaparrarsi la più bella della scuola, ma è abitato da profondo disagio e senso di inadeguatezza, scoperta inquieta del proprio corpo e del sesso. 
 

Sia chiaro, non tutti i teen drama del catalogo Netflix sono capolavori innovativi, ma anche nelle serie meno ambiziose o riuscite si riconosce la volontà di rompere alcune categorie tradizionali.
Lorenzo Gineprini, Vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Prendiamo tre esempi di produzioni recenti che, pur non essendo esaltanti né rivoluzionarie, partono da una struttura narrativa classica (ambientazione liceale, gerarchie interne alla scuola, contrasti con i genitori) per esasperarla e fare così emergere un quadro più sfaccettato e drammatico della condizione degli adolescenti. Sin dal suo titolo Elite si propone di presentare gli effetti della differenza di classe, Baby invece mette in scena un malessere che si esprime nel desiderio distruttivo di trasgressione e 13 Reasons Why, la più mediocre delle tre, si spinge comunque a parlare di temi complessi come suicidio e stupro. Insomma, non tutti i ragazzi sono ricchi e spensierati come nelle serie americane anni ‘90 e, al di là dei problemi specifici, su tutti loro grava un senso generale di disagio e insicurezza. 

Questi sentimenti sono stati espressi perfettamente da The End of the F***ing World, che con il suo racconto spiazzante dell’alienazione adolescenziale è stata una delle serie Netflix che hanno lavorato meglio in questa direzione di rinnovamento. Era quindi lecito aspettarsi molto da I Am Not Okay With This, nuova produzione che con la serie appena citata condivide uno dei due registi (Jonathan Entwistle) e il creatore del fumetto da cui è tratta (Charles Forsman). Le premesse erano esplosive, poiché al ritratto di una adolescente disfunzionale – Syd, diciasettenne appena trasferitasi in un nuovo liceo e impegnata ad elaborare il suicidio del padre – si aggiunge la scoperta da parte sua di possedere poteri sovrannaturali. Una sorta di Stranger Things con una diciasettenne arrabbiata e depressa al posto di dolci ragazzini nerd.

Proprio la scoperta dei poteri sovrannaturali da parte dell’eroina è la chiave che il regista Jonathan Entwistle sceglie per arricchire il canovaccio classico del teen drama. Inserire il paranormale in un contesto realistico e raccontarne gli effetti in modo verosimile non è un’idea pionieristica, l’aveva ad esempio già sperimentata con successo Sam Raimi in Spider-Man, ma Entwistle la declina sul mondo adolescenziale, presentando quindi gli effetti sovrannaturali delle esplosioni di rabbia di Syd come una materializzazione del suo disagio di diciassettenne. Il regista vuole cioè creare un parallelismo tra il malessere quotidiano di Syd e l’inquietudine di fronte ai fenomeni paranormali, tra l’esplorazione del suo corpo di adolescente che cambia e quella dei poteri della sua mente. La crepa nel muro che Syd apre involontariamente con il potere della sua mente non è poi diversa dai brufoli che invadono le sue cosce e in generale dalla perdita di controllo che la ragazza avverte in ogni ambito della sua vita. 

Modificando il linguaggio con cui la serialità racconta l’adolescenza, Netflix ha voluto cambiare la nostra percezione di questo periodo della vita, ma soprattutto del modo inquieto con cui le giovani generazioni di oggi si rapportano al presente. Ai teenager delle serie attuali manca un desiderio che accomunava quelli del passato: la volontà di crescere in fretta, di buttarsi nella vita da adulti il prima possibile. Forse perché a loro il futuro, funestato da problemi ecologici e sociali, appare molto più scuro che ai ragazzi degli anni ’90. Netflix non si è inventato la crisi adolescenziale, ma è stato capace di mostrare come le sue sfumature sono cambiate in accordo alla perdita di fiducia nel futuro che caratterizza il tardo-capitalismo odierno. Proprio per questo i teen drama di oggi parlano di adolescenti ma non solo agli adolescenti, bensì raccontano una crisi e un’ansia esistenziale che riguarda tutti.

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