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elgatoloco
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venerdì 20 giugno 2014
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easy rider à l'italienne
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Film strampalato, per alcuni versi confuso, nel quale è difficile trovare un"ubi consistam"(trama, plot, "psicologia dei personaggi"), ma in realtà... qu'importe? Da vedere come contraltare"pasta e fagioli"a "Easy Rider": anche qui musica rock (anche gli inglesi"Primitives"di Mal erano una versione"italiana"del loro originario rock inglese, esclusione-discriminazione verso chi ha i capelli lunghi e si veste(vestiva, ormai, pur se molte "regole "surrettiziamente ritornano), ma senza drammi né tragedie finali. Non c'è droga, la musica è più soft e più italian style(anche PFM e"Goblin"nonostante tutto sintetizzavano il rock con la melodia), tutto è, volendo, più edulcorato-appannato, ma rimane una certa anima lisergica, nel nonsense delle situazioni, negli accostamenti"creativi", dove non è "A"(per esemplificare)che implica"B", ma è "B"che implica"F", per dire, con spruzzate di surrealtà, anch'essa tenue, con un certo"fellinismo"(i personaggi grotteschi, come volti, corpi, voci)che era già nel grande film di Dennis Hopper e non è alieno dalla"poetica"di Giulio Paradisi, già aiuto-regista del great Federico.
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Film strampalato, per alcuni versi confuso, nel quale è difficile trovare un"ubi consistam"(trama, plot, "psicologia dei personaggi"), ma in realtà... qu'importe? Da vedere come contraltare"pasta e fagioli"a "Easy Rider": anche qui musica rock (anche gli inglesi"Primitives"di Mal erano una versione"italiana"del loro originario rock inglese, esclusione-discriminazione verso chi ha i capelli lunghi e si veste(vestiva, ormai, pur se molte "regole "surrettiziamente ritornano), ma senza drammi né tragedie finali. Non c'è droga, la musica è più soft e più italian style(anche PFM e"Goblin"nonostante tutto sintetizzavano il rock con la melodia), tutto è, volendo, più edulcorato-appannato, ma rimane una certa anima lisergica, nel nonsense delle situazioni, negli accostamenti"creativi", dove non è "A"(per esemplificare)che implica"B", ma è "B"che implica"F", per dire, con spruzzate di surrealtà, anch'essa tenue, con un certo"fellinismo"(i personaggi grotteschi, come volti, corpi, voci)che era già nel grande film di Dennis Hopper e non è alieno dalla"poetica"di Giulio Paradisi, già aiuto-regista del great Federico. Più la musica, certo e qui il paragone con la grande musica rock internazionale è impietoso, nonostante qualche presenza sparuta qua e là(Sheila, che non è rock e qualche altro/a). El Gato
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fabian t.
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martedì 30 giugno 2009
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ingenuo, surreale, nostalgico 'trip' negli anni 70
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Al contrario di quanto espresso dal Morandini (di cui dissento per la quasi totalità delle recensioni per me superficiali e prevenute), "Terzo canale - Avventura a Montecarlo" è un esempio di come il cinema, seppur di livello non eccelso, inseguiva e serviva la creatività e l'idea semplice ed essenziale tutto riassunto in un viaggio, quello di un gruppo musicale anglo-italiano che tutti (a partire dai critici) dovrebbero conoscere: The Trip. Tale viaggio dunque si allaccia parallelamente al 'trip' musicale e mentale che la band, precursore del progressive italiano (capeggiato dallo storico tastierista e compositore savonese Joe Vescovi), avrebbe saputo comunicare negli anni successivi con i loro importanti album ("Caronte", anzitutto, del 1971 e "Atlantide" del 1972) i quali oggi permangono le radici del progressive sperimentale nostrano.
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Al contrario di quanto espresso dal Morandini (di cui dissento per la quasi totalità delle recensioni per me superficiali e prevenute), "Terzo canale - Avventura a Montecarlo" è un esempio di come il cinema, seppur di livello non eccelso, inseguiva e serviva la creatività e l'idea semplice ed essenziale tutto riassunto in un viaggio, quello di un gruppo musicale anglo-italiano che tutti (a partire dai critici) dovrebbero conoscere: The Trip. Tale viaggio dunque si allaccia parallelamente al 'trip' musicale e mentale che la band, precursore del progressive italiano (capeggiato dallo storico tastierista e compositore savonese Joe Vescovi), avrebbe saputo comunicare negli anni successivi con i loro importanti album ("Caronte", anzitutto, del 1971 e "Atlantide" del 1972) i quali oggi permangono le radici del progressive sperimentale nostrano. Nonostante il film pecchi di una sceneggiatura elementare e di una regia alquanto ingenua e immediata, il film in realtà trasmette comunque i suoi messaggi in modo semplice e divertito, segnalandosi in uno stile tipicamente post-beat che avrebbe gettato le basi per la cultura 'hyippie' anni settanta. Tra questi messaggi, si deride coloro che criticano a priori tutto ciò che è 'hyippie', oppure già si paventa il cinico mondo discografico in cui si chiede di 'suonare per i propri polli', riferendosi al pubblico e ai fans, ossia di piegarsi alle logiche meramente commerciali piuttosto che artistiche. Effettivamente siamo di fronte a un esempio di archeologia del cinema italiano, uno spaccato prezioso e nostalgico (sembra di vedere l'atmosfera dei video dei primi Pink Floyd o dei Cream) di quel mondo fatto di colori, sogni e sperimentazioni che adesso forse fa un po' sorridere, pur riuscendo però a farci assaporare la libertà, la spinta ideologica e soprattutto l'insuperata creatività musicale.
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