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carlo75
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venerdì 5 settembre 2025
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kaspar hauser, un'anima pura che sfida le convenzioni sociali.
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Il film segue la storia di un giovane trovato nella piazza di Norimberga senza memoria e senza saper parlare, ed e' un pretesto per riflettere sulla nostra capacita' di accettare o rifiutare le regole che ci vengono imposte. Il tema principale e' la diversita' del protagonista e la sua estraneita' nei confronti dell'ambiente in cui viene immesso. Questo fattore determina la difficolta' di apprendere le regole della comunicazione e i principi del vivere sociale. Kaspar Hauser rappresenta l'innocenza e la purezza, e la sua storia e' un'occasione per mettere in discussione le convenzioni sociali e la nostra visione del mondo. Il film mostra come la societa' possa essere soffocante e limitante, e come le persone possano essere giudicate e condannate per la loro diversita'.
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Il film segue la storia di un giovane trovato nella piazza di Norimberga senza memoria e senza saper parlare, ed e' un pretesto per riflettere sulla nostra capacita' di accettare o rifiutare le regole che ci vengono imposte. Il tema principale e' la diversita' del protagonista e la sua estraneita' nei confronti dell'ambiente in cui viene immesso. Questo fattore determina la difficolta' di apprendere le regole della comunicazione e i principi del vivere sociale. Kaspar Hauser rappresenta l'innocenza e la purezza, e la sua storia e' un'occasione per mettere in discussione le convenzioni sociali e la nostra visione del mondo. Il film mostra come la societa' possa essere soffocante e limitante, e come le persone possano essere giudicate e condannate per la loro diversita'. La performance di Bruno S. nel ruolo di Kaspar Hauser e' straordinaria, la sua interpretazione naturalistica e spontanea aggiunge un tocco di autenticita'. Herzog sceglie di utilizzare un attore non professionista per il ruolo principale, il che contribuisce a creare un'atmosa di realismo e di immediatezza. Il film e' visivamente semplice, ma questo e' voluto, il regista vuole che lo spettatore si concentri sulle questioni profonde che vengono sollevate, piuttosto che essere distratto da una scenografia elaborata.. Le sequenze oniriche di Kaspar sono invece piu' elaborate e rappresentano la sua visione del mondo, non condizionata dalle convenzioni sociali.
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lucaguar
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mercoledì 1 novembre 2023
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lo sviluppo della conoscenza tra natura e cultura
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Germania, 1828: Kaspar Hauser è un ragazzo che viene abbandonato al centro della piazza di Norimberga con un foglietto in mano, dopo che era stato tenuto rinchiuso in una cella sin dalla nascita. Egli, a causa dell'assoluta assenza di un'educazione, non sa parlare (se non ripetere qualche parola a mò di pappagallo) e ha evidenti difficoltà motorie e mentali. Viene accolto prima da una famiglia e poi da un anziano professore, e progressivamente impara a scrivere, a parlare e persino a pensare e a sognare, atti che, a detta sua, non era in grado di compiere prima. Il ragazzo viene a contatto con vari ambienti sociali e culturali (chiesa, alta borghesia...) e inizia a porsi varie domande, apparentemente ingenue ed infantili, mostrando un rapporto con la realtà immediato, legato prima alle sole percezioni e sensazioni, alle mere apparenze e via via inizia apprendendo facoltà più "elevate" quali la musica (suona il piano) e la scrittura, oltre a dimostrare una non indifferente fantasia nell'immaginazione e nel raccontare storie.
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Germania, 1828: Kaspar Hauser è un ragazzo che viene abbandonato al centro della piazza di Norimberga con un foglietto in mano, dopo che era stato tenuto rinchiuso in una cella sin dalla nascita. Egli, a causa dell'assoluta assenza di un'educazione, non sa parlare (se non ripetere qualche parola a mò di pappagallo) e ha evidenti difficoltà motorie e mentali. Viene accolto prima da una famiglia e poi da un anziano professore, e progressivamente impara a scrivere, a parlare e persino a pensare e a sognare, atti che, a detta sua, non era in grado di compiere prima. Il ragazzo viene a contatto con vari ambienti sociali e culturali (chiesa, alta borghesia...) e inizia a porsi varie domande, apparentemente ingenue ed infantili, mostrando un rapporto con la realtà immediato, legato prima alle sole percezioni e sensazioni, alle mere apparenze e via via inizia apprendendo facoltà più "elevate" quali la musica (suona il piano) e la scrittura, oltre a dimostrare una non indifferente fantasia nell'immaginazione e nel raccontare storie.
Questo film di Herzog riprende molti dei temi cari al regista tedesco, quali la natura e il suo carattere ambiguo, che mostra sia una "purezza originaria" che una pre-umanità primitiva e ancestrale. C'è poi un altro tema che sta estremamente a cuore al cineasta tedesco, ed è forse il nodo più difficile da districare, sia in questo film che in tutta la produzione herzoghiana, si tratta del rapporto natura-cultura e soprattutto dell'origine della conoscenza umana. Herzog riesce con grande profondità a mostrare come un essere umano non educato, lasciato alla mera "natura" o comunque deprivato di un contesto culturale e sociale si (o meglio non si) sviluppi sia cognitivamente che affettivamente; d'altro canto però, il regista mette anche in scena tutti i rischi e le convenzioni della cultura umana, tutta la sua artificiosità, messa in particolare a nudo nelle interessantissime scene del confronto con il prete, il quale lo vuole indottrinare ai dogmi della religione, e con il professore di matematica e logica, che vuole capire se Kaspar è in grado di ragionamento logico, venendo tra l'altro messo parecchio in imbarazzo dai ragionamenti concreti ma allo stesso tempo piuttosto acuti del ragazzo. Insomma, nè una visione solo idilliaca della natura, come del resto sempre si nota in Herzog, a partite da "Aguirre: furore di Dio", nè una celebrazione ottimistica della cultura e del progresso razionale-logico-scientifico, anzi forse addirittura un sospetto verso di esso. Pur essendo basato su una storia vera, alcuni spunti ricordano chiaramente il celebre "mito del buon selvaggio" di Rousseau, anche se qui l'interpretazione sembra un po' meno unilaterale a favore della natura. Una grande opera certamente, forse più profonda rispetto ad "Aguirre", Herzog offre come sempre un'infinità di spunti di riflessione e un caleidoscopio di immagini impattanti che galleggiano tra il sogno e il ricordo, anche se a mio avviso la domanda centrale di questo film è: come avviene la nostra conoscenza, come si forma? Herzog ci guida in questo processo, senza forse riuscire a mostracelo molto chiaramente, ma certamente il tentativo è colossale, tanto che gran parte della nostra tradizione filosofica e poi psicologica e poi scientifica (neuroscienze, scienze cognitive...) si è posta questa questione, senza ovviamente arrivare a una risposta definitiva e compiuta.
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francismetal
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domenica 12 marzo 2017
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la vera storia di un caso irrisolto
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Mi aspettavo molto di più però mi è piaciuto.
E' a tratti noioso però rappresenta bene le condizioni di una persona che ha subito tutte quei maltrattamenti in vita.
Il film però salta il fatto che Kaspar ha recuperato molto di più di quanto venga mostrato, ad esempio è stato lui stesso a raccontare della sua prigionia.
Io non so se veramente egli avesse avuto una malformazione al cervello e se questa qui lo avesse reso "ritardato", è normale che una persona che ha vissuto per quasi tutta la vita incatenato sia in quelle condizioni.
Mi è piaciuta molto la scena del professore di logica, Kaspar dimostra di sapere pensare molto meglio di lui.
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il befe
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domenica 8 marzo 2015
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capolavoro
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luca scialò
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sabato 31 dicembre 2011
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le idee di un selvaggio smontano le certezze umane
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Un uomo alleva un trovatello in una stalla, tenendolo come fosse un animale, sdraiato a terra e incapace di qualsiasi gesto o pensiero umano. Un giorno lo abbandona in una cittadina con una lettera, nella quale ha scritto che l'uomo ha in desiderio di fare il cavaliere e viene da una nobile famiglia. I popolani lo prendono a cura, ma non mancheranno sbeffeggiamenti e speculazioni sul suo conto.
Anche Herzog, come fece poco prima Truffaut, si occupa del caso di un ragazzo selvaggio alle prese con la civiltà. Quest'ultima però finisce anch'essa per imparare qualcosa da lui.
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numenoreano
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sabato 26 novembre 2011
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uno sguardo anarchico sul mondo
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Nella profonda Baviera dell’ottocento un giovane viene abbandonato nel centro di una cittadina. Tutto quello di cui dispone sono uno sguardo assente ed una lettera in mano che ne rivela il nome: Kaspar Hauser. A chi gli si avvicina incuriosito mostra seri problemi di comunicazione e di integrazione sociale e l’unica cosa che riesce a biascicare, in modo sconnesso e ad intervalli irregolari, è la frase: “voglio diventare un cavaliere come lo era mio padre”. Sembra esser stato cresciuto all’oscuro da qualsiasi tipo di educazione e per questo, rimbalzato frequentemente da un custode ad un altro, verrà deriso, ammirato, usato, istruito, sminuito, studiato per il resto della sua vita ed oltre.
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Nella profonda Baviera dell’ottocento un giovane viene abbandonato nel centro di una cittadina. Tutto quello di cui dispone sono uno sguardo assente ed una lettera in mano che ne rivela il nome: Kaspar Hauser. A chi gli si avvicina incuriosito mostra seri problemi di comunicazione e di integrazione sociale e l’unica cosa che riesce a biascicare, in modo sconnesso e ad intervalli irregolari, è la frase: “voglio diventare un cavaliere come lo era mio padre”. Sembra esser stato cresciuto all’oscuro da qualsiasi tipo di educazione e per questo, rimbalzato frequentemente da un custode ad un altro, verrà deriso, ammirato, usato, istruito, sminuito, studiato per il resto della sua vita ed oltre.
Kaspar Hauser con la sua innocenza incarna la più grande critica alla società moderna la quale, legata alle sue convenzioni sociali, frequentemente perde di vista il più diretto significato delle cose. Insegnatogli a leggere e scrivere Kaspar valuta ogni cosa con sguardo si ingenuo ma anche estremamente laico ed i suoi fantomatici limiti mettono paradossalmente in luce l’ottusità dell’uomo moderno. Il quale - nelle vesti di un professore di logica piuttosto che di un prete - messo in difficoltà pretende con arroganza – e non con logica o con fede - di essere depositario dell’unica verità. Herzog ritrae l’uomo “civile” come un essere le cui capacità sono estremamente limitate rispetto a chi, selvaggio ma al contempo libero da qualsiasi preconcetto, può aspirare ad un’ulteriore livello di percezione rispetto a quello consueto. Tra deliri onirici e premonizioni.
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fedeleto
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sabato 12 novembre 2011
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la soluzione di herzog
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I misteri della storia sono sempre stati di grande interesse,ma quello di kaspar hauser, e' del tutto origginale e nuovo al cinema (anche se esiste una versione del 1915 di Kurt Mull oramai introvabile),e Werner Herzog(fata morgana,Aguirre),dopo il capolavoro di Aguirre,dirige questo grande film,dove il personaggio di Kaspar Hauser vive in una cella in cui un uomo dopo essersene preso cura lo abbandona in citta' facendolo rimanere con una lettera in mano.Se ne prenderanno curavarie persone,fino a quando dopo essere stato messo in ridicolo ad una sorta di circo(l'omaggio a Freaks appare evidente),lo vorra' con se' un nobiluomo che gli imparera' a leggere e scrivere,ed egli maturera' capacita' di pensiero arrivando anche ad inventare una storia che non riuscira' mai a completare.
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I misteri della storia sono sempre stati di grande interesse,ma quello di kaspar hauser, e' del tutto origginale e nuovo al cinema (anche se esiste una versione del 1915 di Kurt Mull oramai introvabile),e Werner Herzog(fata morgana,Aguirre),dopo il capolavoro di Aguirre,dirige questo grande film,dove il personaggio di Kaspar Hauser vive in una cella in cui un uomo dopo essersene preso cura lo abbandona in citta' facendolo rimanere con una lettera in mano.Se ne prenderanno curavarie persone,fino a quando dopo essere stato messo in ridicolo ad una sorta di circo(l'omaggio a Freaks appare evidente),lo vorra' con se' un nobiluomo che gli imparera' a leggere e scrivere,ed egli maturera' capacita' di pensiero arrivando anche ad inventare una storia che non riuscira' mai a completare.Ma infine verra' ucciso dallo stesso uomo che l'ha abbandonato, e la risposta all'enigma di Kaspar Hauser sta' secondo la scienza nell'autopsia del medico legale,che denota un'anomalia al livello celebrale.Herzog si interroga sulla purezza di un uomo come Kaspar,e dell'incomunicabilita' con la societa' (i preti dicono che Kaspar deve credere al dogma della chiesa) e allo stesso tempo Kaspar si domanda "non so se conoscendo piu' parole conosco piu' cose",questa e' la risposta a molti enigmi,Kaspar e' una vittima del mondo , e come dice lui quello che meno vive in lui e' la vita stessa,nel momento in cui segue la razionalita' il verdetto e' assolutamente materialista.Un film riflessivo che si interroga sul perche' Kaspar Hauser mori' cosi misteriosamente e chi mai fu' l'assassino .Herzog lascia campo libero sul perche' sia accaduto e su chi sia stao.Ma una cosa e' certa l'unico vero enigma e' che il senso di interiorita' e l'esteriorita' dell'essere appaiano il piu' delle volte incomunicabili.
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loris760
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domenica 9 settembre 2007
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herzog e il suo capolavoro
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Questo film è semplicemente un capolavoro. Herzog lascia trasudare poesia in ogni singola scena. Un periodo d'oro per il cinema gli anni 70, come per la musica del resto, ed Herzog ha voluto lasciare il suo contributo.
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egle
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sabato 17 giugno 2006
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piu' vivo e meno mi piace questo mondo
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E' un film cha fa respirare tristezza, lascia poco spazio alla speranza .Tutti noi siamo un po' Kaspar Hauser, quando proviamo quel senso di estraneita' da tutti e da tutto e lui e' il simbolo di questa condizione . La sua vita , il suo essere è fuori da qualsiasi norma giuridica, religiosa o sociale, e nonostante si appassioni presto all'uso della lingua e all'apprendimento della comunicazione non cancella un mondo interiore che nessuno puo' capire. Un mondo pieno di visioni , di angoscia e morte e alla fine la morte arriva senza motivo e quando l'autopsia rivela che il cervello di Kaspar è più piccolo del normale , il dubbio di chi credeva nella sua idiozia viene sciolto e gli animi si placano e ritrovano nelle "loro" convinzioni le ragioni della loro esistenza .
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E' un film cha fa respirare tristezza, lascia poco spazio alla speranza .Tutti noi siamo un po' Kaspar Hauser, quando proviamo quel senso di estraneita' da tutti e da tutto e lui e' il simbolo di questa condizione . La sua vita , il suo essere è fuori da qualsiasi norma giuridica, religiosa o sociale, e nonostante si appassioni presto all'uso della lingua e all'apprendimento della comunicazione non cancella un mondo interiore che nessuno puo' capire. Un mondo pieno di visioni , di angoscia e morte e alla fine la morte arriva senza motivo e quando l'autopsia rivela che il cervello di Kaspar è più piccolo del normale , il dubbio di chi credeva nella sua idiozia viene sciolto e gli animi si placano e ritrovano nelle "loro" convinzioni le ragioni della loro esistenza .
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gregor
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venerdì 3 agosto 2001
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l'enigma dell'enigma...
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Non voglio rilasciare una recensione vera e propria su questa splendida opera di W. Herzog. Voglio piuttosto ammonire l'autore della recensione letta sul sito. I significati di questa pellicola credo che siano molto meno superficiali, e comunque vanno cercati all'interno di ciascuno di noi in quanto di natura filosofica.
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