IL CRATERE, RIVELAZIONE DEL NUOVO CINEMA NAPOLETANO

La musica neomelodica, l'identità femminile, la società patriarcale, la criminalità. E la bellezza pericolosa di una città, Napoli, che si fa a sua volta protagonista. Dal 12 aprile al cinema.

Ilaria Ravarino, mercoledì 11 aprile 2018 - Focus

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Sharon Caroccia . Nel film di Luca Bellino, Silvia Luzi Il cratere.

Se undici dei venti premi assegnati ai David di Donatello vanno a film campani - nell'edizione in cui Ammore e Malavita è premiato come Miglior Film - non può trattarsi solo di una felice coincidenza. Cosi come non sono certamente casi isolati i film, tantissimi, che hanno riportato nell'ultimo anno Napoli al centro del cine-interesse nazionale. La Film Commission campana la chiama, con entusiasmo, la Napollywood italiana. Di certo qualcosa si è mosso, nell'underground a sud di Roma, e questa scossa ha avuto come prima conseguenza quella di provocare un'onda: una vera e propria new wave di autori interessati a indagare il paese a partire dal territorio, dalla lingua, dai caratteri campani.

Presentato alla scorsa Mostra di Venezia nella Settimana Internazionale della Critica, Il Cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino (dal 12 aprile al cinema) è forse il film "campione" dell'onda lunga di cui fanno parte - ciascuno con la propria cifra - Nato a Casal di Principe di Bruno Oliviero, Gatta cenerentola di Alessandro Rak, Ammore e Malavita dei fratelli Manetti, Indivisibili di Edoardo De Angelis e persino Napoli Velata di Ferzan Ozpetek e La tenerezza di Gianni Amelio.
Ilaria Ravarino

Al centro della storia il rapporto tra una tredicenne, Sharon, dotata di un gran talento per il canto, e suo padre Rosario, burbero giostraio di un luna park che vede nell'abilità canora della ragazza un'opportunità unica per riscattarsi dal disagio del presente. E intorno a questi due archetipi - la ragazza angelicata e il padre padrone - si muovono tutti i temi e i simboli del nuovo cinema campano: la musica neomelodica, la faticosa emersione dell'identità femminile, la durezza della società patriarcale, il disagio sociale, la criminalità. E la bellezza pericolosa di una città, Napoli, che si fa a sua volta protagonista, rifiutando di lasciarsi relegare sullo sfondo.

In foto una scena del film Il cratere.
In foto una scena del film Il cratere.
In foto una scena del film Il cratere.
Tra documentario e realtà

Incredibilmente aderente al vissuto che racconta, tanto da rendere quasi indistinguibile la fiction dalla realtà, Il Cratere è il primo film di finzione dei registi Silvia Luzi e Luca Bellino, già autori dei documentari La minaccia e Dell'arte della guerra: "Quando abbiamo trovato i nostri protagonisti la storia era già definita - hanno spiegato in un'intervista, prima di approdare a Venezia con il film - gli elementi di realtà sono stati aggiunti in seguito, ma ovviamente la sceneggiatura si è modellata sui protagonisti. Per trovare quel tipo di emozioni che cercavamo avevamo bisogno di persone reali. Di un padre e di una figlia veri, di vestiti veri, di location vere. Questa è la nostra idea di cinema".

E dunque una volta rintracciato il luogo, un "cratere chiuso in se stesso, né Napoli né Caserta ma qualcosa nel mezzo", e identificati i protagonisti in Rosario e Sharon Caroccia, padre e figlia anche nella vita, non restava che girare.
Ilaria Ravarino

Condotte con una disciplina quasi documentaristica, le riprese sono state effettuate nella vera casa della famiglia Caroccia, pedinando i familiari nella loro quotidianità fatta di routine domestica (pranzi, cene, manutenzione dei pupazzi del luna park) e lavoro in giro con il camion. Un'indagine serrata sulla realtà per la quale i due registi ammettono di sentirsi debitori di tanti maestri: "I Dardenne, il primo Truffaut e Kiarostami, ma più per il lavoro con i non professionisti che per lo stile".

In foto una scena del film Il cratere.
In foto una scena del film Il cratere.
In foto i registi Luca Bellino e Silvia Luzi.
Il ruolo della musica

La musica è un elemento centrale in molti dei film della "new wave campana". Lo è in Indivisibili, storia di due sorelle siamesi "fenomeni" del canto e non solo (David di Donatello nel 2017 come Miglior Musicista a Enzo Avitabile, David alla Miglior Canzone Originale ad 'Abbi pietà di me', Nastro d'Argento alla Miglior Colonna Sonora), lo è certamente ne Gatta cenerentola, con le sue rielaborazioni in chiave moderna di brani antichi ('Io te voglio bene assaje' in versione swing, per citarne solo uno) e la partecipazione di tantissimi artisti della scena campana (i Foja, Daniele Sepe, I Virtuosi di San Martino, Guappecartò tra gli altri).

E se la musica è centrale in Ammore e Malavita, quest'anno David al Miglior Musicista a Pivio e Aldo De Scalzi e Miglior Canzone Originale a 'Bang Bang', anche ne Il Cratere ha un ruolo di primo piano, nella voce della protagonista Sharon Caroccia (cantante neomelodica nella vita vera) e nelle canzoni 'Il silenzio del dolore' - arrangiata sia in versione neomelodica che con i musicisti dell'orchestra di Sanremo - che nel brano di chiusura 'Na Stella, scritta da Fausto Mesolella per Gianmaria Testa, cui è dedicato il film.

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