Carolina Cavalli - alla sua opera seconda - conferma la raffinata cifra stilistica e il coraggio nella scrittura delle sue protagoniste. In anteprima nella sezione Orizzonti.
Holly è una studentessa che ritiene di non piacere a nessuno, men che meno a se stessa. Un giorno si imbatte in Arabella, una bambina che le assomiglia fisicamente. Arabella fa immediatamente leva sul senso di immedesimazione che Holly prova verso di lei, le dice di chiamarsi anche lei Holly, e la giovane donna si convince che l’universo le abbia dato una seconda possibilità di rivivere (meglio) la propria vita.
Alla sua seconda regia e sceneggiatura, Carolina Cavalli scrive e dirige Il rapimento di Arabella come il tentativo di una giovane donna borderline di riscrivere il proprio passato, incarnando uno smarrimento generazionale che anagraficamente le appartiene, e dando voce ad un dolore esistenziale riconoscibile.
La cifra lunare e lunatica del film è una caratteristica autoriale interessante, come lo sono le raffinate scelte musicali. Anche la volontà di creare protagoniste in qualche misura sgradevoli e “sbagliate” e il loro desiderio di essere accettate anche in quella sgradevolezza sono scelte coraggiose. Ma Cavalli dovrà affrancarsi dal panorama indie per trovare una sua cifra più originale.