IL REFETTORIO – MIRACOLO A MILANO, LE ORIGINI DEL REFETTORIO AMBROSIANO

In occasione della Giornata mondiale dei poveri, su Vativision il documentario sulla realizzazione del Refettorio, a partire dall’intuizione dello chef Massimo Bottura. GUARDALO SU VATIVISION

Giorgio Crico, domenica 14 novembre 2021 - News

Tutto comincia dal pane. Perlomeno in cucina in generale e nelle cucine italiane in particolare. Certamente, tutto comincia dal pane secondo lo chef tristellato Massimo Bottura, modenese d’origine e legatissimo alla tradizione gastronomica della sua terra tanto quanto genuinamente aperto a tutto ciò di buono che può arrivare dal resto del mondo. In occasione di Expo 2015 ha avuto un’idea semplice ma rivoluzionaria: edificare un luogo dove poter riadoperare tutte le eccedenze che Expo avrebbe prodotto, facendone magari un uso utile, garantendo appunto a ognuno il proprio pane quotidiano, che secondo lo chef non va mai dato per scontato. La città che ospitava la manifestazione era Milano e dunque, se la scelta sul luogo era semplice, molto meno quella della struttura, finché don Giuliano Savina, parroco nel quartiere di Greco, non ha proposto l’ex teatro parrocchiale degli anni 30, fermo e in disuso da un decennio.
  Dopo l’approvazione della Caritas e dell’allora arcivescovo di Milano Angelo Scola, il progetto è partito e vi hanno preso parte tantissimi artisti e designer di tutto il mondo, che ci hanno messo del loro per rendere il Refettorio bello, dentro e fuori, oltre che funzionale al suo nuovo scopo. Sistemato il “bello”, chef Bottura ha pensato anche al “buono”, a cui non ha provveduto da solo perché tantissimi chef di fama internazionale, coinvolti personalmente da lui, hanno deciso di andare a cucinare gratuitamente per quella che è – probabilmente – l’unica fascia della popolazione che ignora la loro identità e la loro importanza, oltre a prodursi in ricette semplici, quasi banali per personalità come loro. E sempre di buon grado.

Il refettorio – Miracolo a Milano (disponibile su Vativision) è il documentario che racconta la nascita del Refettorio ambrosiano e, nonostante sia già passato qualche anno da quell’Expo, che in quella particolare edizione celebrava il cibo attorno al tema Feed the world, possiamo dire che proprio l’idea del Refettorio è probabilmente l’eredità più concreta e rilevante di tutta la manifestazione, per quanto indiretta. Oggi possiamo ammirare una struttura splendida, riqualificata per ospitare soprattutto una mensa gratuita dedicata alle fasce meno abbienti e più sofferenti della popolazione locale. Di più: come ipotizzava l’idea originale con Expo (e a cui è stato dato seguito anche dopo la fine dei lavori dell’Esposizione universale), tutti i pasti che vengono serviti al Refettorio sono prodotti grazie al recupero di scarti, rimanenze ed eccedenze, instaurando un vero circolo virtuoso economico che va persino oltre l’opera – incredibilmente meritoria di per sé – di nutrire le persone più svantaggiate.

Il refettorio – Miracolo a Milano è un documentario estremamente peculiare perché non celebra un autore o un’opera, un notabile, un traguardo o un monumento d’arte bensì una realtà complessa e meritoria che, peraltro, è anche feconda e vitale, nonché un esempio per tutto il mondo. Insomma, dato il soggetto da descrivere e raccontare, scivolare nell’agiografia era un evidente rischio ma, per fortuna, il regista Peter Svatek è riuscito a sfuggire alla trappola e a restituirci un racconto lineare e molto semplice, anche se ispirato. La sobrietà, che è il segreto dell’efficacia del suo story-telling, pervade anche il contributo di tutti i partecipanti e dà grande dignità al racconto, il quale riesce a magnificare non tanto il Refettorio né i volontari vi operano bensì proprio l’ideale umanitario che ne sta alla base.
I volti sorridenti degli chef che si sono prestati, quelli ancora più contenti di chi lavora quotidianamente nella struttura, quello rassicurante di Bottura o quelli più segnati degli avventori hanno in comune quella quieta semplicità, talvolta accompagnata da una leggera sfumatura solenne, che il bene autentico porta spesso con sé e che Svatek è riuscito a imprimere nelle immagini, restituendo alla storia della struttura tutta la dignità che merita.

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