Salón de belleza

Regia: Nathalia Acevedo

Paese, anno: Messico, Francia, 2026

Durata: 110 minuti

Audio: VO

Sottotitoli: IT

83. Venezia Giornate degli autori - Concorso

Un salone di bellezza diventa uno spazio sospeso dove vivi ed emarginati si incontrano, tra memoria e visione, in una meditazione sulla fragilità dell’esistenza.

Tipologia: Film

Genere:

Dettagli

In una città senza nome, un salone di bellezza diventa uno luogo di passaggio dove si radunano gli emarginati, sospesi tra la vita e la morte. Nel mezzo, si trova l’Individuo, una presenza solitaria che si prende cura di questo ambiente senza fare promesse e dare spiegazioni. Nel film, il tempo e lo spazio si dissolvono l’uno nell’altro. Ciò che è vissuto, ricordato e immaginato coesiste in un movimento continuo. E il significato emerge attraverso il rituale, l’andare alla deriva e il ritornare. All’interno di questo spazio, bellezza e morte si intrecciano. Il salone diventa una soglia nella quale presenza e memoria svaniscono e riappaiono e dove i confini tra realtà e visione iniziano ad allentarsi. Il mondo esterno è frammentato, con le sue tensioni che permeano silenziosamente lo spazio. Mentre tutto muta, ciò che emerge è un passaggio: una meditazione sulla fragilità dell’esistenza.

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Commenti

Margherita B.

Poetico ed inquietante. L'acqua come fluido universale in cui gli opposti si incontrano e si mescolano, mentre la vita e la morte diventano tutt'uno.

Lilia

raccontare la morte e tabù; il film racconta la morte parte della vita, interessante, un pò faticoso

Thomas

Interessante

bergman1963

il salone di bellezza divenuto luogo di accoglienza di morituri colpiti da epidemia è l'osservatorio privilegiato su un'umanità alla deriva e priva di consolazione...la natura osserva muta, se non ostile, l'approssimarsi della morte attraverso la lente dell'acquario e dei pesci che lo popolano...l'assenza di dialoghi e la voce fuori campo del protagonista narrante rendono faticosa la fruizione dell'opera nonostante alcune immagini di autentica bellezza...

Karakedi

L'unica cosa che davvero è molto ricercata e curata è la fotografia. Per il resto lo trovo confuso. Alcune scene risultano troppo lunghe e rallentano eccessivamente il ritmo, anche se arguisco che questo debba essere lento in modo funzionale allo scorrere delle azioni, che rappresentano, comunque, una lentezza di svolgimento intrinseca. Però fatico davvero a trovare un filo logico, una "storia", oltre a una visione filosofica di orientamento pessimista che sottolinea come ciò che prima era bellezza, sia nelle natura, sia nel l'"umano" è destinato al disfacimento progressivo e inesorabile.

DiA

Onestamente non mi è piaciuto non capire come da salone di bellezza sia passato a rifugio non si capisce dedicato a chi, se il protagonista compie un omicidio di massa o se parla dei pesci, l'immagine della fabbrica con la canne fumarie che vanno mentre vengono seppelliti i morti che fa tanto Auschwitz. Mi è piaciuto quello che sembra un omaggio a Tuner.

Steve65

potente, visionario, Bellezza e disfacimento, la vita sottovuoto a cui ormai siamo abituati, e la pietas (anche speculativa) per i suoi malati; l'acqua non è affatto elemento purificatore, nè quando scorre metafora tarkoskjana sul Tempo, ma motivo di morte (i pesci), di umidità, di putrido ed alla fine quando ammanta tutto sembra di assistere ad un naufragio, con foto ed oggetti galleggianti, a quel punto nell'acquario c'è lui, il protagonista. A tratti Malick (cori e lirismo), Lynch (Erasered), Larrain (meno politico e più sgradevole di Tony Manero); parlare di lentezza in questi casi significa non essere mai entrati nella "musica" del film, tanto ipnotico, da non richiedere alcuno sforzo a lasciarsi andare

doubleross

Visto in sala, quasi due ore di sofferenza e noia. Ci ho riprovato qui. Niente, a partire dalla mortale infinita prima sequenza subacquea. Boh?

Anbe68

Film bellissimo, intenso, profondo, poetico, molto originale...tarkvskijana la metafora dell'acqua. Certo non per tutti...

PaolaD

Tutto è stagnante e putrescente in questo posto liminale dove i più reietti aspettano la morte Avrebbe potuto essere un buon film e, invece, è troppo frammentato, troppo resta non chiaro, confuso, inespresso e molto molto lento

Giosaffani

Il problema che ho avuto con questo film non è tanto la sua estrema lentezza, quanto la sconclusionatezza e la vaghezza dell'insieme. Non si capisce quale malattia abbia colpito la popolazione, né esattamente dove sia ambientata la storia. Di sicuro non si tratta di Covid, visto che a un certo punto viene menzionato anche quello. Quasi tutto rimane inspiegato, non c'è una vera e propria trama e, ogni tanto, il protagonista dispensa qua e là qualche perla di saggezza. Non mi è piaciuto.

avv.alessandro.larosa@gmail.com

Molto cupo.

Paolo Sgrilli

Una grande delusione-...Il salone di bellezza per emarginati dal Mondo sarebbe una buona idea ma e' sviluppato male,senza una storia e una trama decente e difficile da guardare.Da evitare.

Salón de belleza

Nathalia Acevedo | 110 minuti

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