Agata the Writer

Regia: Kuba Dorabialski

Paese, anno: Australia, 2026

Durata: 95 minuti

Audio: VO

Sottotitoli: IT,EN

83. Venezia Giornate degli autori - Concorso

Agata va a Sarajevo per scrivere sulla guerra, ma tra resistenze e misteri scopre che il suo romanzo parla di umanità e responsabilità del racconto.

Tipologia: Film

Genere:

Dettagli

Agata parte da Sydney per recarsi a Sarajevo. Ha intenzione di scrivere un romanzo sulla guerra. Quando si tratta di raccogliere informazioni e testimonianze, però, le persone del posto le contestano il progetto. Non sa più che fare. Nel frattempo, misteriosamente, alcune opere d’arte provocatorie e oscene iniziano a scomparire. Agata legge i primi capitoli del suo nuovo romanzo ed è evidente che la storia non riguardi più la guerra in sé, ma quei momenti silenziosi e umani che persistono sullo sfondo. Durante il suo soggiorno a Sarajevo, Agata ha compreso in modo profondo cosa significhi raccontare storie e che responsabilità derivino dall’essere una narratrice.

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Commenti

Thomas

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MicheleR

È un film introspettivo e non sempre facile per via di un finale lungo ma importante, sorretto da un’eccellente Mia Wasikowska. Attraverso il viaggio di una scrittrice a Sarajevo, riflette con sensibilità sul diritto di raccontare il dolore altrui, sul confine tra memoria e appropriazione e sulla responsabilità etica della narrazione. Voto 6,5

Paolo

Eccellente

Diego1975

Il film è diviso in due parti quasi distinte. Il monologo, pur essendo profondo e ricco di significato, finisce per appesantire il ritmo e rendere la narrazione meno fluida. Molto convincente l'interpretazione dell'attrice protagonista.

Lilia

molto interessante ben scritto attrice brava

no_data

Mia fantastica sempre di più

marianna

Tanti pensieri interessanti e poco usuali in questo film. La lentezza è il giusto tempo per riflettere.

Elena Fedeli

"qualche" rumore per nulla

Milelly

Film profondo quanto basta, ben fatto e dall'avvio molto promettente. La parte finale cambiando registro delude le aspettative, lasciando un senso di sospeso e incompiuto sebbene pieno di significato e sicuramente non trascurabile. Ha quasi dell'abbozzo, stonando con la compiutezza di tutta la parte precedente.

Karakedi

molto bello e profondo. Un po' troppo lunga, secondo me, la parte narrata: una splendida lezione di scrittura di una storia, compresa l'aplicazione dell'arco di trasformazione del personaggio, ma in un film un'esplicitazione così protratta rischia di essere eccessivamente lunga. E anche la scena finale, con tutta la sua valenza simbolica e metaforica, che racchiude gran parte del senso del film stesso e della storia raccontata, risulta un po' troppo lunga, a mio avviso. Ma davvero un bel film. Geniale il racconto che vede la voce della protagonista ricalcata da suoni che seguono la linea vocale.

Giosaffani

Tecnicamente il film è ottimo, con una bellissima fotografia, una colonna sonora adatta e una regia efficace. Alla base c'è inoltre un'idea interessante: la responsabilità di uno scrittore che sceglie di raccontare una tragedia altrui, messa alla prova dai pregiudizi e dalle reazioni delle persone del posto che quella tragedia l'hanno vissuta realmente. Il monologo finale, per quanto non particolarmente facile da digerire, è stilisticamente valido e rimane una scelta coraggiosa da portare sullo schermo.

kk

Perchè un romanzo non può raccontare una tragedia come la guerra in Bosnia?Alcuni lo hanno fatto magistralmente. Questo film resta sempre in superfice. Il suo monologo proprio non mi arriva

Vince

Lento e noioso oltre misura. Pretenzioso con un risultato irritante soprattutto nel monologo della protagonista che legge il suo romanzo con tono assertivo e declamatorio. Davvero "il superficiale che si. credeva profondo".

Paolo Sgrilli

Non il mio genere.Una specie di minestrone con tante cose da parlare ma mal gestite.E il monologo.racconto finale davvero inutile.Peccato.

Steve65

... peccato; dopo un'ora di parole suggerite, di evocazione, di dubbi, di sensi di colpa, e di rimorsi, per aver sfruttato la guerra, per usarla quasi pornograficamente (più di quanto faccia il custode del teatro con le sue riviste), dopo un'ora la parola prende il sopravvento, detta prima, urlata poi, in un estenuante primo piano (inutilmente spezzato da scorci di parigi ed interni di appartamenti) e anche la musica che a tratti punteggiava discreta, durante il monologo non contrappunta ma raddoppia la voce ed alla fine addirittura pretende, traborda e diventa musicona su un tornante malinconico, che non finisce più

robik60

Mooolto bello, incluso il monologo. Il tema è se la vera arte (quindi anche la letteratura, un semplice romanzo ma anche un film) può raccontare la verità pur attraverso personaggi, fatti, luoghi fittizi, di finzione. La risposta è si, meglio della cronaca che per forza di cose racconta solo verità parziali. Un esempio per tutti Guernica di Picasso. Come di consueto, MIA ha fatto la SUA parte. Bravissima. Anche la regia.

Muffin

Vuol dire tanto ma riesce solo nell'impresa di non dire assolutamente nulla

PaolaD

Poteva essere un film discreto e lo è fino al monologo È come se fossero 2 film completamente diversi l' uno dall' altro Il monologo, un piano sequenza di interminabili decine di minuti, è tremendo, impossibile da seguire, parlato in maniera piatta e velocissima Perché? Un' occasione mancata

ingberg

Interessante la riflessione sul tema del trauma causato dagli orrori della guerra e sul linguaggio del cinema e della letteratura

paolomottana

Capisco il gesto per dire e non dire il non dicibile eppure resta il dubbio, il che non è male

Max

spero che i film della mostra siano meglio di quelli visti sino ad ora in questa piattaforma altrimenti c'e da che essere preoccupati del futuro del festival di venezia

iggy

insignificante e noioso

ioqui

no,niente di profondo,esco dopo 10 minuti,anche il mio tempo è prezioso,non come questa produzione

Agata the Writer

Kuba Dorabialski | 95 minuti

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