Agnus Dei
Durata: 73 minuti
A Santa Cecilia, due agnelli diventano il cuore di un antico rito: dalla loro lana il pallio papale, mentre nell’Anno Santo il Papa si ammala.
Tipologia: Film
Genere:
Canale:
Tra le mura del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, nel cuore di Roma, si rinnova ogni anno una tradizione secolare: a gennaio, due agnelli appena nati, dopo essere stati ornati e benedetti, sono affidati alle cure di una delle monache di clausura. La donna se ne occupa con la tenerezza di una madre, accudendoli e nutrendoli. La presenza degli animali ha uno scopo preciso: con la loro lana le suore del Monastero tessono il pallio che il Pontefice indosserà il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Nell’Anno Santo 2025, mentre il rito si compie, il Papa si ammala improvvisamente.
Commenti
Elena Marconi
Ho visitato la chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, ma non conoscevo questa tradizione! Che tenerezza quei due agnellini! Il simbolo di pace è passato attraverso le più piccole e mansuete creature
Obabc@29
esamina una situazione nuova, di pace, capacita' e fede.
DiA
Ho apprezzato molto questo film perchè mostra la Chiesa cattolica in tutta la sua ipocrisia. Due agnelli cuccioli vengono misericordiosamente strappati alla madre per fare le bamboline ad una messa, poi vengono trattati come bambini da una suora che arriva a fingere di allattarli al seno, sono rimasta shockata seriamente. Ovviamente con latte surrogato che oramai chiunque sa che non è paragonabile al latte materno per nessuna creatura del regno animale, mancandovi anticorpi e sostanze nutritizie in giusta quantità. Non ne esiste uno equilibrato per bambini, figuriamoci per agnelli. Ma se preti e suore cattolici sentono tutto questo bisogno di sesso e famiglia, perchè non fanno come i protestanti che si sposano? Almeno sanno di cosa parlano. Successivamente gli agnelli crescono e la loro lana viene usata per confezionare dalle suore degli ornamenti per la nomina dei nuovi cardinali, cerimonia che le suore seguono in tv solo fino a vedere il loro lavoro, perchè anche se sei suora non è detto che non puoi peccare di vanità, tanto poi ti confessi. Mi è spiaciuto che il regista non sia andato fino in fondo alla storia di questi due orfanelli, mostrandoci che fine avrebbero fatto quando sarebbero servite due bamboline nuove. Venduti? Mangiati a Pasqua? Dalla didascalia finalesi evince che forse l'intento del regista era un altro, ma questo è quello che ci ho visto io. Infine: fatemi vedere il peggio slasher ma le scene di parto no grazie!
Paolo
MOLTO BELLO
no_data
Essenziale, diretto, armonioso
no_data
Grazie!
rambaldomelandri
Niente da dire su forma, ritmo e struttura della storia, ideata ed eseguita con il metodo di ricerca etnografica dell'osservazione non partecipante. Ma rimangono maggiormente impresse due sensazioni, entrambe poco piacevoli: il ruolo eminentemente ancillare della donna nella Chiesa e quello unicamente strumentale degli agnellini, visti come produttori di lana e non come esseri senzienti con cui relazionarsi.
Ruffizia
Sono tornati nel gregge
Karakedi
MI è iimasta in gola la domanda ( che fra l'altro ho visto angustiare anche altri...)... Ma perché li hanno portatri via e DOVE gli agnelli? Dopo che li hanno nutriti, crsciuti... Come se niente fosse?
arianna petris
Che fine hanno fatto i due agnelli?
Daniele Bruzzi
Tutto il bello dell'essenziale, fotografato meravigliosamente. Parlano gli stati d'animo e la quiete.
Antonello
Intimo e profondo. Ricco di spiritualità.
Antonello
Intimo e profondo, ricco di spiritualità
gianna
un profondo afflato di serenità
Margherita B.
Un'opera che, con semplicità e limpidezza, riesce a trasmettere il senso del dono, della vocazione, della fede come impegno silente e devoto.
Mariland
Siamo nel 2025...film fatto comunque bene
Silvia Trevale
Molto interessante e ben realizzato
no_data
belle immagini
Alessandra
quasi in tempo reale,ma infonde pace!
nivdv
Rasserenante e delicato
fiore7201
molto garbato e gradevole
C.c.Baxter
Un film dolcissimo,sincero,che racconta di una tradizione sconosciuta ai più, e che si nutre di un adorabile "lentezza". Ricordo che la tanto bistrattata "lentezza", fa parte del linguaggio cinematografico,componente essenziale di tanti capolavori indiscussi della Settima Arte. Ma tant'é.
marta
la storia mi ha interessata, soprattutto perché è una tradizione così antica. mi sarei aspettata maggiore affettività da parte della suora badante ma capisco che se ogni anno la storia finisce...
eruggieri
Un film lentissimo. Una storia francamente "tafazziana". Una grande fotografia per una sceneggiatura troppo contemplativa. Il regista ha evidentemente grandi potenzialità che dovrebbero essere impiegate in sceneggiature degne di questo nome.
3 / 5