La vita è meravigliosa

Un film di Frank Capra. Con Gloria Grahame, Thomas Mitchell, Lionel Barrymore, James Stewart, Henry Travers.
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Titolo originale It's a Wonderful Life. Fantastico, b/n durata 129 min. - USA 1946. MYMONETRO La vita è meravigliosa * * * * 1/2 valutazione media: 4,84 su 70 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un ottimo Stewart e un Capra in forma smagliante. Valutazione 4 stelle su cinque

di Great Steven


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venerdì 18 luglio 2014

LA VITA è MERAVIGLIOSA (USA, 1946) diretto da FRANK CAPRA. Interpretato da JAMES STEWART – DONNA REED – LIONEL BARRYMORE – THOMAS MITCHELL – HENRY TRAVERS – WARD BOND – FRANK FAYLEN – GLORIA GRAHAME – BEULAH BONDI § A Bedford Falls vive George Bailey, uomo generoso e sfortunato che tutta la vita rinuncia a qualcosa pur di appoggiare amici e conoscenti. Da bambino salva il fratello caduto in uno stagno ghiacciato, prendendo un’otite che lo rende sordo da un orecchio. Da giovane è costretto a far defezione dalla laurea e da un viaggio in Europa per restare nel suo paesello e mandare avanti la società immobiliare fondata dal padre per fornire case ai meno abbienti. Così, di aiuto in aiuto, George conduce la sua esistenza: si sposa con Mary, va ad abitare in una vecchia casa umidiccia, mette al mondo quattro figli. Ma quando lo zio che lo sostiene nella gestione dell’agenzia perde ottomila dollari – importanti per un’azione cruciale – che finiscono nelle mani del perfido capitalista Henry Potter, da anni acerrimo nemico di George e dei suoi accoliti, il brav’uomo non sa più come risolvere la situazione e si dirige sulla riva delle acque turbinanti di un fiume per suicidarsi. Ma prima che possa togliersi la vita, gli compare nelle vesti di un simpatico vecchietto il suo angelo custode, che mediante un incantesimo gli mostra come sarebbe stato il mondo se lui non fosse mai nato. È la notte di Natale: la città sarebbe in mano al malvagio Potter; nessuna casa per gli sfrattati sarebbe stata costruita; sua moglie sarebbe una povera bibliotecaria zitella, sua madre sarebbe ridotta a gestire una pulciosa pensione; suo zio sarebbe internato in manicomio; suo fratello, morto da bambino perché George non avrebbe potuto salvarlo, non avrebbe a sua volta potuto salvare duemila uomini durante un’azione bellica che gli ha fruttato la massima onorificenza militare; e la vita di molti cittadini di Bedford sarebbe stata miserabile. Bailey si rende conto di quanta importanza abbia avuto la sua vita e ritorna ad affrontare le sue responsabilità. Nel frattempo la popolazione ha raccolto il denaro bastevole a salvare George dalla bancarotta, e l’onesto uomo si ritrova benevolmente aiutato, lui che da sempre aiuta tutti. In uno stupefacente finale patetico e allegro insieme, si sente il suono di un campanello: è Clarence, l’angelo custode che, compiuta la missione, ha ricevuto da Dio le ali, divenendo cherubino di prima categoria. È il film natalizio per antonomasia, un capolavoro del cinema sentimentale di tutte le epoche. Il critico americano R. Sklar scrisse che ha due registi: F. Capra e Dio, realizzatore di miracoli della pellicola, ma anche autore di un film dentro a un suo simile identico. J. Stewart (ben doppiato dall’abituale ed eccellente Gualtiero De Angelis (1899-1980)) dà il meglio del suo repertorio recitativo ed espressivo in un personaggio che passa dall’ottimismo più candido al pessimismo più buio, come la commedia diventa successivamente incubo e il documentario si trasforma in favola. La sua interpretazione avrebbe meritato un Oscar, ma rimane ugualmente una pietra miliare che sarà conservata nell’immaginario collettivo (specialmente di coloro che recuperano la speranza dopo demoralizzazioni e scoramenti importanti che cambiano radicalmente l’iperbole di discesa e risalita delle proprie sfortune, disgrazie e tribolazioni) per lungo tempo, assurgendo ad anelito di riscossa per i sogni che non mancano mai di animare le nostre giornate, per le sensazioni magnifiche e palpabili che riempiono di ottimi sapori le nostre ambizioni e per l’aiuto doveroso e obbligato alla gente che è sprovvista di mezzi per sostentare un sufficiente o discreto tenore di vita.  Tra gli altri personaggi, brillano lo zio sbadato e simpatico di T. Mitchell (Oscar sette anni prima per Ombre rosse); il serafico, mefistofelico e brutale L. Barrymore nel ruolo del finanziere spietato e spregiudicato che tenta in un primo momento di arruffianarsi e accaparrarsi i favori del giovane e onesto Bailey; l’integra, amorosa e contenta moglie fedele di D. Reed; il tenero, buffo e disponibilissimo orologiaio-angelo custode di H. Travers; il poliziotto amichevole e severo del caratterista W. Bond, molto attivo ai suoi tempi nel genere western; l’amorevole e soffice madre di B. Bondi; e infine la sensuale, affabile e pacata ballerina di G. Grahame. Anche la fotografia è piuttosto funzionale all’ottima riuscita del film, con un bianco e nero gradevole, artigianale e prezioso fino all’ultimo fotogramma. Il montaggio e la scenografia si fondono agevolmente nel raffigurare i paesaggi urbani, campestri e innevati della cittadina in cui si muovono George Bailey e i deuteragonisti, fornendo agli spettatori un senso di pace e diafana tranquillità. Splendida anche la colonna sonora, che accosta motivi tradizionali a pezzi in cui l’orchestra si produce in note sublimi e godibilissime. Capra, ad una delle sue ultime regie prima del suo conclusivo trentennio di vita in cui rimase inoperoso, dirige il traffico con sapiente mestiere e senza lasciare nulla al caso, impedendo che leziosi sentimentalismi o smancerosi manierismi potessero intaccare un’opera che già di per sé è inclinata a giungere ad un boccaporto positivo e loquace, calmo ed emozionante. L’esuberanza stilistica è contenuta in funzione del buon risultato che lascia gli astanti, al termine della visione, con un lascito speranzoso che apre gli occhi ad un futuro strapieno di rosee prospettive. 

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