Tideland - Il mondo capovolto

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Un film di Terry Gilliam. Con Jeff Bridges, Jodelle Ferland, Janet McTeer, Brendan Fletcher, Jennifer Tilly.
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Titolo originale Tideland. Drammatico, durata 122 min. - Canada, Gran Bretagna 2005. - Officine Ubu uscita mercoledì 31 ottobre 2007. MYMONETRO Tideland - Il mondo capovolto * * 1/2 - - valutazione media: 2,58 su 62 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Allucinazione nera senza compromessi Valutazione 4 stelle su cinque

di Giuseppe Marino


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martedì 13 novembre 2007

Se è vero,come è vero,che la storia contemporanea è condensata nel grumo di vomito sui baffi di Benicio Del Toro,in Paura e Delirio a Las Vegas,allora l’opera dell’ex Monty Phyton Terry Gilliam ha un’importanza specifica più vicina a quella accordata da selezionate schiere di fans,che a quella negata da critici scettici. La sua precedente opera,I Fratelli Grimm,pur dotata di tocchi autoriali riconoscibili ed apprezzabili,era certamente più pacificata,con inedite strizzatine d’occhio al mercato ed alla noia.Da qui la sorpresa d’aver assistito,con Tideland,alla performance più anticonformista dell’autore.Un rifiuto radicale delle canonizzate leggi hollywoodiane,a favore di un’espressione del fantastico nera, spesso marcia e disturbante,una strutturazione dell’intreccio che, nella costruzione di una favola,riesce a concedere poco o nulla alla realizzazione delle aspettative del pubblico.Il tutto in una messa in scena spoglia di effetti speciali, che lascia il compito del coinvolgimento e della sorpresa a scelte registiche puramente espressioniste.La storia è quella di una bambina, novella Alice, persa nella “terra delle maree” assieme al padre tossicodipendente, Jeff Bridges, che regala una sorta di Drugo lebowskiano andato a male. All'anteprima di Bologna è seguito l'incontro con Gilliam, all'oratorio San Filippo Neri. All’inevitabile domanda su Brazil, ha risposto che gli si è “attaccato alle scarpe come una merda di cane”, pur ammettendo, poco dopo, come veda in Tideland l’opera più simile al suo lavoro più conosciuto. Eppure, parlando della sua concezione del lavoro di regista, pone come irrinunciabile la tendenza al cambiamento, fino a pensare, rivedendo i suoi vecchi film “il regista non lo conosco, non sono io”. Gilliam trova una metafora architettonioca di quella che dovrebbe essere l’opera registica: mattoni rossi da un lato, stucchi barocchi dall’altro, ed il soffitto incompleto con lo scheletro di legno a vista. Un accostamento ed un sovrapporsi, spesso caotico, di elementi eterogenei. In Tideland si esalta l'aspetto gotico, e su questo campo il confronto con Tim Burton è automatico ed opportuno. Burton vanta una popolarità certamente superiore a quella di Gilliam, ed il suo nome è con una certa facilità accompagnato alla parola “genio”. In realtà quello di Burton sembra un nero tinto ad arte e piuttosto smaltato, dove personaggi bizzarri e più o meno mostruosi sono spesso al servizio di una storia classica e lineare, riducendosi il tutto ad una cifra estetica. Gilliam, al contrario, non ha paura di mostrare l’aspetto più profondamente contraddittorio e disturbante delle favole, quelle vere e cattive, compiendo l’operazione inversa: riveste di un’atmosfera falsamente lieve dei temi estremamente forti, ottenendo per contrasto un effetto spiazzante.Allo stesso modo i due registi hanno affrontato un tema comune, quello della narrazione orale, Burton in Big Fish e Gilliam in Tideland. Il primo, in quello che è uno dei suoi film migliori, ha costruito un percorso affascinante e colorato, rilanciando comunque l’idea della fascinazione del racconto che valorizza l’epos personale.Il secondo costringe la piccola narratrice a crearsi un mondo che trova anch’esso radici nel suo vissuto, ma che non ha niente di consolatorio, mentre esalta i disagi e le vere e proprie dissociazioni della protagonista, costretta a cercare conforto in se stessa,uno degli elementi di un mondo fatto di persone danneggiate, disperate, isolate.

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