Lamerica

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Un film di Gianni Amelio. Con Michele Placido, Enrico Lo Verso, Piro Milkani, Elida Janushi, Carmelo Di Mazzarelli Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 125 min. - Italia 1994. - Penta Distribuzione uscita martedý 6 settembre 1994. MYMONETRO Lamerica * * * 1/2 - valutazione media: 3,90 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Imprenditore e prestanome allo sbaraglio in esilio Valutazione 4 stelle su cinque

di Great Steven


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domenica 15 marzo 2020

LAMERICA (IT/FR, 1994) diretto da GIANNI AMELIO. Con ENRICO LO VERSO, CARMELO DI MAZZARELLI, MICHELE PLACIDO, PIRO MILKANI, ELIDA JANUSHI, ESMERALDA ARA
Nell’Albania post-comunista del 1991 arrivano Fiore (Placido), un losco speculatore italiano, e il suo aiutante Gino (Lo Verso), intenzionati a concludere un grosso affare: impiantare una fabbrica di scarpe a capitale misto. Avendo bisogno di un prestanome albanese, dopo qualche infruttuoso tentativo, scovano l’uomo giusto in un vecchio ex detenuto che è stato in galera per cinquant’anni e ha perso la memoria, e per giunta non sembra in grado di parlare. Quando Fiore abbandona Gino per tornare in Italia, il giovane deve trascinarsi dietro l’uomo (che sostiene di chiamarsi Spiro Tozaj) in una disastrosa odissea per permettere ad entrambi di rimpatriare col primo traghetto. Tappa dopo tappa, viaggiando in condizioni inumane fra miseria e disgrazie in un Paese allo sfascio, Gino scopre che il suo compagno di sventura in realtà si chiama Michele Talarico, è siciliano e crede ancora di trovarsi in Sicilia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Quando finalmente riusciranno ad imbarcarsi per l’Italia, Michele crederà di essere salito su un piroscafo diretto in America. Nato dopo un viaggio in Albania compiuto da Amelio e dai suoi sceneggiatori in compagnia di alcuni militari italiani alla fine del 1991, quando stava iniziando l’esodo di massa degli albanesi verso l’Italia, doveva, secondo il progetto iniziale, raccontare la storia di due soldati italici in missione umanitaria in Albania presi in ostaggio da una famiglia di contadini che li avrebbero usati per fuggire in Occidente attraverso la Jugoslavia. Dopo nuovi sopralluoghi, tuttavia, il regista accarezzò l’idea di portare a compimento un vecchio sogno, ossia un film sugli emigranti. Costoro, come i poveri, sono uguali sempre e dappertutto, e gli albanesi di quel periodo non potevano non richiamare alla mente i nostri compaesani della prima metà del XX secolo, che sognavano l’America. Non a caso è un’opera cinematografica che, in bilico fra epica e intimismo, realismo e metafora, spiega il viaggio seguendo due binari: il primo è sugli albanesi che, una volta caduto il comunismo, cercano di liberarsi dagli orrori trascorsi facendosi attrarre dalle fatuità televisive e vedendo nell’Italia una seconda patria in qualche modo mitica e promettente; il secondo è sull’emigrazione italiana del primo dopoguerra. Di solito si raccontano storie di ieri per parlare dell’oggi. Amelio ribalta con tocco geniale questo schema. Scritto con Andrea Porporati e Alessandro Sermoneta, ha un procedimento a volte troppo didascalico, appesantito da qualche difetto nella costruzione drammatica; inoltre, presenta passaggi troppo programmatici soprattutto nella parte centrale e per quanto riguarda il discorso ideologico, e anche tempi morti nell’azione, benché rispetto all’edizione presentata a Venezia (dove ebbe un premio di consolazione), fu scorciata dal regista di circa un quarto d’ora. Ottima fotografia dell’infallibile Luca Bigazzi in Cinemascope e Vistavision, e funzionali musiche di Franco Piersanti. Pugno alzato e saldamente mantenuto agli estremi della denuncia socio-politica per le magagne burocratiche e le leggi diaboliche del sistema governativo comunista. Attori bravi (Placido specialmente), altri eccellenti (Milkani nel ruolo del mediatore e Di Mazzarelli nelle vesti di Spiro/Michele, fra l’altro per la prima volta sullo schermo) e numerose scene di buon cinema: Lo Verso nella spiana desolata che urla per il furto degli pneumatici; il giovane che muore di congestione polmonare sul camion diretto a Tirana; la bambina che insegna l’italiano ai coetanei raccolti attorno a un falò. Premio Felix per il miglior film europeo del 1994. Il titolo è un omaggio dichiarato ad Elsa Morante e al suo romanzo La storia, dove un personaggio chiama con l’errore di ortografia la terra promessa.

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