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Mario Serandrei

Mario Serandrei è un regista, scrittore, sceneggiatore, montatore, assistente alla regia, è nato il 23 maggio 1907 a Napoli (Italia) ed è morto il 17 aprile 1966 all'età di 58 anni a Roma (Italia).

Grande appassionato di cinema, Serandrei appartenne a quel gruppo di giovani talenti di cui fecero parte anche Goffredo Alessandrini, Alessandro Blasetti e Aldo Vergano, i quali, verso la fine degli anni Venti, quando ormai il cinema "sonoro" andava affermando il suo definitivo sopravvento sul "muto", furono protagonisti di un coraggioso tentativo di rinnovamento del cinema italiano, a dispetto dei numerosi ostacoli opposti dal regime fascista. Serandrei, giornalista e critico, fondatore con Blasetti ed altri della rivista Cinematografo, esordì nel cinema appena ventiduenne, proprio con un film di Blasetti destinato ad esaltare il lavoro dei campi, Sole (1929), al quale partecipò come sceneggiatore, montatore e aiuto-regista. In seguito, decise di specializzarsi nel montaggio, un settore in cui si acquistò rapidamente una solida fama sia per la preparazione tecnica che per la creatività, evidente nei risultati della sua collaborazione con registi di prestigio nella realizzazione di film di notevole valore estetico. Fra le opere di cui curò il montaggio possiamo ricordare La terra trema (1948, Luchino Visconti, edito nel 1950), opera esemplare anche dal punto di vista del ritmo delle immagini; altrettanto validi appaiono, da questo punto di vista, tutti gli altri film di Luchino Visconti fino a Vaghe stelle dell'Orsa (1965), in cui Serandrei dimostrò di saper interpretare perfettamente le esigenze artistiche di questo grande ma non facile regista, assecondandole con rara perizia tecnico-espressiva. Esemplare, in proposito, la grande forza spettacolare di varie scene di Rocco e i suoi fratelli (1960), alle quali la rigorosa precisione del montaggio conferisce ritmo e drammaticità. Tra le altre sue opere di valore, non dobbiamo dimenticare Salvatore Giuliano (1962, Francesco Rosi), un film dal tono giornalistico-documentario, la cui modernità è evidenziata dal montaggio perfettamente aderente alla natura del soggetto; le scene si giustappongono le une alle altre, senza rallentamenti e senza compiacimenti narrativi, traendo l'una dall'altra la propria consequenzialità soltanto grazie alla precisione con cui si susseguono, come le tessere di un gioco ad incastro. Uguale abilità Serandrei dimostrò anche ne La maschera del demonio (1960, Mario Bava), un film di cui aveva scritto, in collaborazione, anche la sceneggiatura. Le capacità di Serandrei e la sua sensibilità estetica trovarono modo di esprimersi anche nel documentario; infatti, nel 1945, diresse, in collaborazione con Giuseppe De Santis, Marcello Pagliero e Luchino Visconti, un lungometraggio sulla Resistenza, Giorni di gloria, in cui, grazie alla sapienza del montaggio, il materiale d'attualità era spesso proiettato in una dimensione tragica, intensa ma distaccata. Non sembra perciò eccessivo affermare che il rigore stilistico, la perizia tecnica, ma soprattutto la profonda sensibilità estetica di Serandrei hanno contributo in modo assai significativo all'affermazione del miglior cinema italiano del dopoguerra.

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