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See What's Next, i big presentano il futuro di Netflix

Reed Hastings, Ted Sarandos e Todd Yellin tra i dirigenti intervenuti a Roma per presentare i nuovi progetti della Internet TV.
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giovedì 19 aprile 2018 - Netflix

L'evento di Netflix See What's Next sembra destinato a divenire un appuntamento annuale che si sposta per le varie capitali europee e, dopo Berlino nel 2017, quest'anno è stata la volta di Roma. Del resto nel Bel Paese bollono in pentola diverse cose: la seconda stagione di Suburra, la prima di Baby, la versione live action del Winx Club, il progetto appena annunciato della serie Luna nera e il film Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabito, con Giallini e Santamaria.

A dare il via alle danze è stato il co-fondatore di Netflix Reed Hastings, cui non mancano certo i motivi per celebrare visto il recente trionfo in borsa del titolo dopo l'ennesima crescita di abbonamenti sopra le previsioni: sono infatti aumentati di 7.4 milioni nell'ultimo trimestre e arrivati a quota 125 milioni in tutto il mondo - i profili utente sono invece complessivamente ben 300 milioni.
Andrea Fornasiero

Hastings ha inserito Netflix e più in generale la Internet Tv all'interno dell'evoluzione dello storytelling partendo dal teatro e passando per il cinema e la Tv lineare, anche via cavo e satellite. Non senza una punta di polemica tra le righe rivolta al direttore di Cannes Thierry Fremeaux, ha ricordato che oggi la qualità audio video della Internet Tv raggiunge i 4K e ha un sonoro da dolby, caratteristiche tecniche superiori a quelle di molti cinema nel mondo. Cui si aggiungono la disponibilità di prodotti seriali che si possono consumare episodio dopo episodio, come se si divorassero le pagine di un romanzo tutte in una notte, e che ci possono seguire su vari dispositivi (e per la precisione sono ben 1700 quelli che hanno l'app di Netflix), il tutto con consigli ritagliati sui nostri gusti.

Ha quindi parlato delle nuove collaborazioni per espandere il marchio, come per esempio quella con Sky, e ha dato i numeri degli impiegati in Europa (per lo più ad Amsterdam), che sono ormai oltre 200. Quindi ha ricordato che la loro prima serie non è stata House of Cards, bensì proprio una produzione europea come Lilyhammer, parlata in gran parte in norvegese, un successo che ha subito dimostrato le potenzialità internazionali del mezzo. E parlando di produzioni europee ha dato la grande notizia del ritorno di La casa di carta, che dalla terza stagione prevista per il 2019 sarà una produzione esclusiva di Netflix.

Ha concluso paragonando la società ai mecenati delle arti per come diffonde le storie e la cultura di tutto il mondo, dagli anime giapponesi, al cinema di Bollywood, fino a quello europeo e hollywoodiano.



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Reed Hastings.

Il vicepresidente Erik Barmack ha parlato dei titoli dell'area europea e mediorientale, con ben 55 produzioni attualmente in corso tra cui ha scelto di evidenziarne alcune:
- Francia: Osmosis, Generation Q e Mortel. La prima è una serie sci-fi con una app di appuntamento che legge e fonde le menti per trovare l'anima gemella. Annunciata già l'anno scorso è ideata da uno degli sceneggiatori di Les Revenants, Audrey Fouché, e ne è stato qui rivelato il regista dei primi episodi, Thomas Vincent (Versailles). Generation Q racconta invece i teenager francesi di varie etnie nelle loro difficoltà quotidiane e anche Mortel tratta di ragazzi, legati però da una forza soprannaturale.
- Polonia: 1983, dove la Russia non si è mai ritirata dal Paese, e The Witcher, adattamento degli omonimi videogame e romanzi fantasy di enorme successo.
- Germania: Dogs of Berlin, su una litigiosa coppia di poliziotti in lotta contro il crimine della capitale tedesca, e una delle novità della giornata: The Wave, versione seriale del cult movie L'onda di Dennis Gansel, dove un gruppo di studenti inventa un movimento politico con esiti tragici.
- Turchia: The Protector, con un supereroe che affonda le radici nella storia e nei miti del Paese.
- Giordania: Jinn, la prima serie parlata in arabo di Netflix, un drama dal tocco soprannaturale (il titolo del resto suggerisce la presenza di un genio).
- Spagna: Élite, su una scuola superiore costosa e prestigiosa in cui sono catapultati alcuni ragazzi di estrazione proletaria.
- Regno Unito: The Innocents con una coppia di giovani innamorati in fuga, dove lei però si scopre essere una mutaforma, e soprattutto The English Game, un colpo sensazionale della piattaforma. Scritto dall'autore di Downton Abbey Julian Fellows, è un dramma in sei parti sull'invenzione del calcio e di come abbia superato le barriere di classe divenendo lo sport più popolare del mondo.
- Infine la prima serie originale olandese di Netflix, ancora senza titolo e ambientata ad Amsterdam, dove i ricchi e libertini studenti olandesi aprono inavvertitamente un portale verso un mondo demoniaco, legato all'età dell'oro olandese.



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Erik Barmack.

Un altro vicepresidente, Todd Yellin, si è invece occupato di spiegare l'evoluzione della piattaforma e come ha vinto le sfide della tecnologia, della distribuzione e delle barriere linguistiche. Su quest'ultimo fronte per esempio House of Cards era inizialmente disponibile in sette lingue, mentre Lost in Space è stata diffusa in ben 26 lingue. Inoltre Netflix ha aiutato i contenuti di Paesi che prima erano poco considerati nel mercato di lingua anglofona attraverso il doppiaggio, che in Usa e Uk non viene abitualmente utilizzato ma su cui Netflix ha comunque voluto scommettere con risultati sorprendenti.

Il 52% del pubblico di lingua inglese ha infatti guardato Suburra doppiato e per Dark la percentuale sale addirittura all'81%, mentre La casa di carta si ferma al 44%. Stupiscono meno invece le percentuali italiane della visione di Tredici, con un 75% del pubblico che ha scelto la versione doppiata, a fronte del 68% del pubblico francese.
Andrea Fornasiero

Tra gli altri dati rivelati da Yellin c'è l'abitudine media del pubblico di scorrere circa 40 titoli, a volte 50, prima di scegliere cosa vedere. Inoltre i big data estratti dall'utenza hanno creato circa 2000 comunità dai gusti simili, che travalicano i confini nazionali e i cui membri sono diffusi in tutte le aree del mondo. Per esempio è stato mostrato agli autori di Black Mirror, Charlie Brooker e Annabel Jones in collegamento video, che la loro serie è amata soprattutto dagli appassionati della fantascienza più cerebrale. Fin qui nulla di strano, ma la seconda comunità di gusto che guarda la serie è quella che preferisce documentari politici e sociali.

Inoltre la piattaforma, in base ai gusti dell'utenza, sceglie l'immagine che ritiene sappia meglio catturare l'attenzione delle specifiche fette di pubblico. Sempre restando a Black Mirror, ci sono una quindicina di diverse immagini e quella solo con il titolo in grande è la più efficace tra chi ha già visto la serie, mentre quella più enigmatica con un neonato è la più accattivante per chi ancora non la conosce. Yellin ha anche approfittato del collegamento per chiedere a Charlie Brooker e Jones della quinta stagione a cui stanno lavorando, ma i due non hanno voluto rivelare nulla, se non che si avvicinerà a nuovi generi.



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Todd Yellin.

È stato quindi il turno del vulcanico Ted Sarandos, a capo dei contenuti di Netflix, che ha spiegato come la compagnia sia diventata sempre più globale, tanto da aver prodotto negli ultimi cinque anni opere in 17 Paesi fuori dagli Stati Uniti. Quindi ha lanciato a sua volta una serie di prossime novità a tutto campo, a dimostrazione della varietà dell'offerta della piattaforma.

Si va dal proseguimento di una serie molto apprezzata dalla critica ma data per conclusa da anni come Top Boy, ai nuovi documentari Our Planet dell'autore dei premiatissimi Planet Earth. Ci sono poi gli accordi di esclusiva con Shonda Rhimes, su cui però non si è sbottonato, e con Ryan Murphy, che ha già due serie in produzione per Netflix: Ratchet, una sorta di prequel di Qualcuno volò sul nido del cuculo interpretato da Sarah Paulson, e The Politician, una comedy con Ben Platt, vincitore del Tony Award per il musical "Dear Evan Hansen".
Andrea Fornasiero

Quindi ha ricordato il successo di uno show come I fantastici 5 (Queer Eye in inglese), l'Oscar per il documentario Icarus e il progetto del primo lungometraggio d'animazione, Over the Moon di Glen Keane, animatore che ha partecipato a classici Disney come La sirenetta, Aladdin e La bella e la bestia.

Sul fronte del cinema europeo Sarandos ha poi sottolineato l'importanza di alcuni film in arrivo: Outlaw King che riunisce la coppia David Mackenzie e Chris Pine di Hell or High Water; Norway di Paul Greengrass sulle azioni del terrorista Breivik; The Pope previsto per il 2019 con Anthony Hopkins per la regia di Fernando Meirelles. Girato a Roma e in Argentina racconterà il passaggio di potere tra Papa Ratzinger e Papa Francesco. E poi The King di David Michôd con Timothée Chalamet e Joel Edgerton, tratto dai testi di Shakespeare Enrico IV ed Enrico V, e la nuova commedia Murder Mystery con Adam Sandler e Jennifer Aniston.

Infine ha sparato i colpi migliori che aveva tenuto per sé, il primo è Turn Up Charlie, una comedy inglese di otto episodi con protagonista Idris Elba nei panni di un DJ, eternamente single, che lotta per emergere. Avrà la sua chance di sfondare quando accetterà di fare da tata alla problematica figlia del suo migliore amico. Il secondo è la prosecuzione della miniserie documentaria del 2004 The Staircase, vincitrice del prestigioso Peabody Award e firmata dal regista premio Oscar Jean-Xavier de Lestrade, che sarà riproposta con l'aggiunta di tre nuovi episodi, dedicati al processo ottenuto da Michael Peterson per cercare di ribaltare la sua condanna per omicidio.

Sarandos ha poi chiosato: «Pensiamo a Netflix come a un museo o a un parco a tema, dove il pubblico sceglie la propria esperienza».



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Ted Sarandos.

Il versante dedicato alla dirigenza di Netflix si è concluso con Cindy Holland, responsabile delle serie originali, Lisa Nishimura a capo dei documentari e delle comedy, Brian Pearson delle acquisizioni e Damien Couvreur delle produzioni originali internazionali.

Per Holland «la mission è rimasta la stessa dei tempi in cui Netflix noleggiava dvd, ossia rendere disponibile il miglior contenuto da tutto il mondo». Ha poi spiegato che il budget alle produzioni viene attribuito in base a modelli che prevedono il tipo di pubblico che avranno e, di conseguenza, se si rivelano troppo costose in rapporto alla risposta prevista saranno scartate. Allo stesso modo se il costo di una produzione avviata è sproporzionata al suo pubblico effettivo dovrà essere a malincuore cancellata, anche se è una scelta dolorosa e che si cerca di mitigare trovando una conclusione alla serie, come per Sense8.
Andrea Fornasiero

Lisa Nishimura ha raccontato come i documentari possano ottenere anche grande successo e siano meno di nicchia di quel che si crede, tanto che il 75% degli utenti di Netflix prima o poi ne ha visto uno. Ha quindi annunciato una prossima docu-serie, basata su uno dei più grandi casi di cronaca nera della storia francese: l'omicidio irrisolto del 1984 di un bambino di quattro anni, Grégory Villemin, su cui grazie alle nuove tecnologie stanno emergendo sorprendenti verità.

Brian Pearson ha detto di cercare soprattutto autenticità nelle serie che sceglie di acquisire, perché crede che ormai il pubblico la sappia riconoscere al di là delle barriere linguistiche. Secondo lui la lingua non è del resto determinante nemmeno per l'identificazione con i personaggi, che passa prima per la loro umanità e i loro difetti. Sono questi a renderli universali anche secondo Damien Couvreur, per cui è cruciale che i contenuti locali siano fedeli a se stessi e alla loro identità di provenienza.


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