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giovedì 13 agosto 2020

Interviste a Ryan Murphy

54 anni, 30 Novembre 1965 (Sagittario), Indianapolis (Indiana - USA)
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Julia Roberts e Javier Bardem tornano nella capitale del "mangia".

Mangia Prega Ama: tre comandamenti per una nuova vita

Mangia Prega Ama: tre comandamenti per una nuova vita Dimenticate le quarantenni tutte edonismo e gioia di vivere di Sex & The City. Alle nuove scrittrici newyorkesi di successo non bastano le avventure con giovani attori off Broadway e una sessione di chiacchiere a colazione per superare una crisi esistenziale. La nuova terapia prevede invece un viaggio intorno al mondo alla riscoperta di se stessi e del piacere legato ai bisogni primari del corpo, dello spirito e del cuore. Mangia Prega Ama sono i tre comandamenti che si è imposta la scrittrice americana Elizabeth Gilbert per trovare la propria identità smarrita in seguito a una crisi di matrimonio. Attraverso il cibo italiano, la spiritualità induista e un amore inatteso a Bali, Gilbert ha trovato non solo se stessa ma anche un grande successo letterario che è poi diventato un film con Julia Roberts, Javier Bardem e Richard Jenkins. I tre protagonisti più il regista Ryan Murphy (Correndo con le forbici in mano, più vari episodi delle serie Glee e Nip/Tuck) sono tornati su uno dei luoghi del "delitto" per presentare la loro visione un po' d'antan dell'italianità, dell'induismo e della società indonesiana al pubblico romano. Il quale, fra corsi di espressioni gestuali e filosofia del "dolce far niente", ne esce davvero come il popolo del "magna".

Terza volta a Roma in cinque anni. Qual è il rapporto con la città?
Julia Roberts: Dopo le riprese di Ocean's Twelve e Duplicity, ormai per me questa città non conserva più il mistero e le curiosità di quando mi ci sono addentrata la prima volta. Tuttavia, in questo film assume un ruolo particolare, diventando il luogo del piacere e della riscoperta dei sapori del percorso di Liz Gilbert. D'altronde il vostro cibo squisito è senza dubbio uno dei protagonisti del film e, anche se non ho preso così tanti chili da potermi definire "cinematograficamente" grassa, ero molto sollevata all'idea che in India avremmo indossato abiti e tuniche larghe. Non posso dire però di conoscere altrettanto bene Napoli, dove abbiamo effettuato il viaggio più veloce della storia: siamo arrivati, mi sono mangiata circa sette pizze e poi siamo ripartiti.

Cosa ha visto nel libro di Elizabeth Gilbert?
Julia Roberts: Lo lessi subito, appena uscito e lo trovai una fantastica lettura fantastica. Leggendolo si impara davvero ad apprezzare gli aspetti umani di questa donna, l'accettazione delle proprie frustrazioni e il coraggio di una scelta radicale che la porta a imbarcarsi in un viaggio di un anno da sola. Il mio coinvolgimento nel film è dovuto a queste emozioni, a una bellissima sceneggiatura all'idea che avremmo girato nei veri luoghi del racconto. È una scelta sempre più rara a Hollywood, ma era assolutamente fondamentale per descrivere realisticamente tutte le emozioni del percorso della protagonista.

Si è immedesimata completamente nella vita della protagonista?
Julia Roberts: Non posso dire di aver vissuto una crisi simile a quella di Liz Gilbert. Ho la fortuna di fare un mestiere che ti permette di essere sempre qualcun altro, di interpretare varie persone e differenti stati d'animo, quindi è davvero difficile stancarsi e perdere passione per questo. Tuttavia ci sono delle tappe nella vita in cui tutti arriviamo a un punto cieco e a porci delle domande esistenziali. Come la fine del percorso di studi, o il momento in cui si compiono trent'anni. Sono momenti in cui viene spontaneo tirare un bilancio, cercare di capire un po' se stessi e intraprendere una sfida esistenziale.
Posso dire però che anche la mia vita si costruita di grandi incontri. Oltre agli incontri personali, ho vissuto di grandi amicizie professionali. Senza dubbio fra queste c'è Garry Marshall, con il quale ormai si è creato un grande rapporto d'affetto. Poi c'è Steven Soderbergh, un grande talento, una persona dotata di una straordinaria sensibilità artistica. Poi senza dubbio direi anche Mike Nichols, uno dei più grandi registi viventi.

Intervista al regista Ryan Murphy.

Mangia prega ama e adatta per il cinema

Mangia prega ama e adatta per il cinema Il salto dal cinema alla tv è prassi per molti registi ma il contrario è un'impresa ben più difficile. È nota infatti la ritrosia dei grandi studios ad aprirsi ai professionisti che vengono dalla televisione, anche in un momento come questo in cui le serie televisive sembrano molto più in forma delle stanche produzioni cinematografiche. E Ryan Murphy sta cercando di far proprio questo.
Creatore di due tra le più brillanti serie degli ultimi anni (Nip & Tuck e Glee), aveva già tentato il passaggio sul grande schermo con Correndo con le forbici in mano e ora ci riprova con Mangia prega ama, adattamento dell'omonimo libro di Elizabeth Gilbert. E proprio le differenze tra i brillanti dialoghi anticonformisti e cinici delle serie da lui scritte e quelli più usuali da cinema hollywoodiano di Mangia prega ama (sempre scritti da lui) sono una delle sorprese più grandi: "È vero" ammette il regista "solitamente le mie sceneggiature sono più audaci, specie in passato o in Glee, questo spinge molte persone a credere che si tratti di una mia caratteristica, ma non è così".
Sembra dunque che nel passaggio da materiale scritto e ideato, a materiale unicamente scritto per lo schermo, Ryan Murphy si sia adattato allo stile delle memorie di Elizabeth Gilbert, la quale ha preso parte anche alla stesura del film: "Nella pratica non ha scritto niente" spiega Murphy "ma abbiamo parlato molto, ha dato suggerimenti, indicato cosa era più opportuno tagliare e mi ha raccontato qualche altro aneddoto che non era nel libro ma che poi ho messo nel film".

Dal chiuso all'aperto
Mangia prega ama è la storia di un viaggio attraverso quattro paesi e attraverso la propria interiorità, tutto centrato sulla donna protagonista. Per filmare questa storia Ryan Murphy ha scelto uno stile molto oleografico, fatto di luci smussate e sovraesposte tipiche del direttore della fotografia Robert Richardson (Al di là della vita, Kill Bill, Shine a Light) e una serie di dolly ariosi e primissimi piani per mostrare il girovagare della protagonista: "L'idea era di far partire il film in maniera molto claustrofobica, vicino al volto di Julia (Roberts), per poi gradualmente aprire il mondo intorno a lei e inserire più aria nelle inquadrature, così da aumentare il senso di libertà e il respiro delle scene a mano a mano che il personaggio procede nel suo viaggio interiore".
Murphy è molto calmo e rilassato mentre risponde alle domande, quasi come se fosse da un'altra parte. Solo un tema, alla fine dell'intervista, lo fa scaldare di colpo ed è l'idea che il film, come il libro, possa essere indirizzato ad un pubblico più che altro femminile: "Assolutamente no, questa storia del pubblico femminile non è vera!".

Dal libro al film
L'intervento del regista sulla storia sembra però essersi limitato ad una lettura visiva: "Non ho fatto nessuna modifica al libro, solo qualche indispensabile taglio e accorciamento in modo che non durasse sei ore", tutto naturalmente approvato da Elizabeth Gilbert "lei aveva molto amato la bozza che avevo preparato, così mi dava costantemente indizi e suggerimenti su come migliorare o come continuare, in più mi ha raccontato degli aneddoti su Bali che non aveva inserito nel libro".
Nemmeno Julia Roberts ha contribuito di fatto alla sceneggiatura?
"No perché aveva molto amato il libro e quindi era contenta che venisse adattato in modo fedele. Ad ogni modo lei non è il tipo di attrice che si mette a questionare sulle sceneggiature".
Se però Mangia prega ama è nella sceneggiatura, nelle immagini e nello spirito molto fedele al libro, sembra una sterzata nella carriera di Murphy, solitamente avvezzo a scrivere e dirigere materia decisamente più graffiante e meno politicamente corretta: "È vero ma non mi va di fare sempre le stesse cose, in questo momento mi andava di lavorare su una bella storia felice, anche perché le storie felici piacciono molto al pubblico, sono più mainstream e commerciali".

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