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giovedì 24 settembre 2020

Interviste a Fatih Akin

47 anni, 25 Agosto 1973 (Vergine), Amburgo (Germania)
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Con il suo primo thriller, il regista ha scelto di entrare nel cuore di tenebra di una regione infatuata delle destre. Premiato a Cannes, Golden Globe come Miglior Film Straniero e dal 15 marzo al cinema.

Fatih Akin: «Oltre la notte è un film sull'Europa nera»

Fatih Akin: «Oltre la notte è un film sull'Europa nera» Vincitore al Festival di Cannes del premio per la migliore interpretazione femminile, andato alla protagonista Diane Kruger, Oltre la notte è il nono film del regista turco-tedesco Fatih Akin. A vent'anni esatti dall'esordio dolceamaro con Kurz und schmerzlos il regista di Amburgo ha scelto, con il suo primo thriller, di entrare nel cuore di tenebra dell'Europa infatuata delle destre, mettendo in scena la storia di una donna decisa a vendicare il marito e il figlio uccisi in un attentato di matrice neonazista. Uscito a novembre in Germania, il film è stato un successo al box office: "In tanti dicevano che nessuno sarebbe andato a guardare un film così, che inizia con la morte di un bambino e che affronta il tema del neonazismo - ha detto Akin - E invece evidentemente lo spazio per questa storia c'era. Il pubblico, nel bene o nel male, ha vissuto Oltre la notte (guarda la video recensione) allo stesso modo: come una catarsi necessaria". Aveva in mente fin dall'inizio una donna come protagonista?
No. All'inizio la storia del film era diversa. O meglio: il soggetto era lo stesso, ma gli eventi si svolgevano in un altro modo. E il protagonista era un uomo. Quando ho finito la sceneggiatura, però, non ero soddisfatto. Appena ho cambiato il protagonista, trasformandolo in donna, tutti i problemi dello script si sono risolti: guardati dal punto di vista di una madre, il lutto, il dolore della perdita, il senso di annientamento sono diventati improvvisamente più chiari e centrali.

Il film si ambienta nella sua città, Amburgo. Quanto ha in comune questa storia con la sua identità di turco-tedesco?
Più che sulla mia storia il film si basa su un evento realmente accaduto. Poi certo: si parla di neonazisti e di razzismo, cose che mi preoccupano moltissimo, che mi toccano, che riguardano il mondo in cui viviamo. D'altra parte la storia vera cui mi sono ispirato ha molti elementi in comune con un thriller. Mi offriva la possibilità di mettermi alla prova con un genere che non avevo mai praticato, era una grande opportunità per sperimentare.


Soul Kitchen scopre il lato comico del regista di La sposa turca.

La cucina dell'anima di Fatih Akin

La cucina dell'anima di Fatih Akin Non è stupido Fatih Akin e conosce bene i meccanismi dei festival. Non a caso ha insistito molto con Marco Muller per ottenere che il suo Soul kitchen fosse programmato nella seconda settimana, perché dopo tanto cinema impegnato e in media raramente efficace una commedia può conquistare con poco i favori del pubblico. In più Soul kitchen può anche contare parecchie frecce al suo arco!
Dotata di un umorismo curioso che incrocia comicità fisica con gag dal grande ritmo sporcate di grottesco, il film riflette la personalità del suo autore: "Mi divertono i classici ma anche il vostro Adriano Celentano o Bud Spencer. Volevo fare un calderone di tutto ma non sapevo se avrebbe funzionato". Funziona e come! Ondeggiando tra Amburgo ("la mia città Natale, il luogo la cui vita volevo mostrare davvero") e la musica black ("Tutti gli immigrati e specie i turchi si identificano con la musica black, da qui il titolo. La musica identifica gli immigrati e Amburgo è la città della black music") per raccontare una storia tra musica e cucina.

Dopo La sposa turca il regista mette in scena il secondo capitolo della trilogia sull'amore, la morte e il male.

Ai confini del paradiso: la morte secondo Fatih Akin

Ai confini del paradiso: la morte secondo Fatih Akin Nejat è un giovane professore di origini turche che decide di lasciare la Germania, dove vive, per andare in Turchia alla ricerca di Ayten, la figlia di un'amica morta accidentalmente. Nel frattempo però la ragazza, una militante politica, è fuggita in Germania per evitare la galera. Le vite di Nejat e Ayten verranno intrecciate dalla conoscenza di Lotte, da prima amante in terra tedesca della ragazza e in seguito co-inquilina in terra turca del giovane docente. Presentato in concorso a Cannes, il secondo capitolo della trilogia sull'amore (La sposa turca), la morte (Ai confini del paradiso) e il male (in fase embrionale) mette in scena prostituzione, integralismo islamico, guerriglia curda e omosessualità femminile senza velleità didattiche. Ne abbiamo parlato con il regista Fatih Akin.

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