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giovedì 24 giugno 2021

Interviste a Luc Besson

62 anni, 18 Marzo 1959 (Pesci), Parigi (Francia)
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Al BIFF Luc Besson e Michelle Yeoh raccontano i dettagli del film.

The Lady, il coraggio di una donna che ama la libertà

The Lady, il coraggio di una donna che ama la libertà La storia dell'attivista birmana Aung San Suu Kyi ha coinvolto emotivamente tutto il mondo. Da molti anni nella difesa dei diritti umani all'interno del suo paese, distrutto da un'aberrante dittatura militare, si è imposta come rappresentante internazionale della non-violenza. Malgrado il riconoscimento del premio Nobel per la Pace nel 1991, è stata arrestata più volte e finalmente liberata il 13 novembre 2010. La sua storia, grazie alla lungimiranza e alla fermezza di Luc Besson, è ora un film, The Lady, dove viene interpretata dall'attrice Michelle Yeoh. Accolto con entusiasmo al Busan International Film Festival (e presto in Italia come film d'apertura al Festival Internazionale di Roma), il regista Luc Besson e l'attrice protagonista Michelle Yeoh hanno risposto alle domande dei giornalisti, svelando alcuni dettagli sulla realizzazione del film. E dichiarando un amore profondo per questo personaggio così controverso e ammirevole che lotta per la democrazia con tanto coraggio.

Come mai ha deciso di occuparsi di questo progetto? E com'è avvenuta la scelta di Michelle Yeoh?
Luc Besson: Un giorno ho dato a Michelle la sceneggiatura, volevo sentire che cosa ne pensasse perché pensavo potesse essere perfetta per la parte. Ho parlato poi con il produttore e quando ho capito che il progetto sarebbe partito, mi sono messo a piangere. Ho detto che tutto quello che avrei voluto fare nei mesi successivi sarebbe stato questo film. Il resto non mi interessava. Mi ero innamorato di questa storia e del personaggio di Aung San Suu Kyi, una donna sorprendente che lotta per la democrazia politica e sociale del suo paese. Volevo che il mio film cogliesse questo aspetto della sua vita e che il pubblico si prendesse del tempo per scoprire la sua storia.

Il ruolo di Aung San Suu Kyi è molto profondo. Come si è avvicinata al personaggio? Che ispirazioni ha seguito per immergersi in questa figura così emotivamente complessa?
Michelle Yeoh: È stato molto difficile perché Aung è una donna che lotta per la democrazia, che ha scelto di rinunciare a una parte di sé fin da giovane per proteggere la libertà degli altri suoi connazionali. Credo fosse l'amore a indirizzare le sue azioni verso gli altri e a questo mi sono ispirata. Ho pensato che, quando siamo capaci di fare una scelta del genere, siamo anche capaci di donare speranza alle altre persone.

Come ha scelto il cast del film? Quali difficoltà ha incontrato?
Besson: Prima di cominciare il film, chiedevo a tutti una sola domanda: tu da dove vieni? Volevo che gli attori fossero veramente birmani. E ringrazio tutti gli attori che vedete nel film perché nessuno di loro è un professionista. Nessuno aveva mai recitato prima. E partecipare ad un film così importante per loro voleva dire mettersi alla prova anche moralmente...

Le ambientazioni del film sono realistiche? Come si è approcciato alla ricostruzione dei luoghi?
Besson: La ricostruzione della casa di Aung San Suu Kyi è un'esatta replica di ciò che abbiamo potuto vedere, documentandoci con delle foto. L'appartamento dove vive ad Oxford è esattamente l'appartamento dove vive ancora oggi, stessa strada, stesse pareti. Anche il cane è lo stesso.

Cosa può dirmi a proposito della sintonia che si è sviluppata tra lei e l'attore David Thewlis che interpreta suo marito?
Yeoh: Con l'attore che interpreta mio marito, ma anche con il resto del cast, si è creato un buon feeling, il rapporto è stato molto professionale ma anche divertente. Ma la cosa più curiosa è stata riuscire a mostrare, in un breve periodo di tempo, l'amore tra Michael Aris e Aung San Suu Kyiv, che è il cuore della storia.

Clicca QUI per vedere le foto

Besson adatta in formato kolossal il celebre fumetto.

Adèle e l'enigma del faraone: l'avventuriera della Belle Époque

giovedì 30 settembre 2010 - Edoardo Becattini da NEWS

Adèle e l'enigma del faraone: l'avventuriera della Belle Époque Mentre in patria sta per uscire l'ultima parte della sua saga dedicata ad Arthur e al popolo dei Minimei, Luc Besson arriva in Italia a presentare un'altra avventura per tutta la famiglia e l'inizio di un nuovo possibile franchise. Dai primi due volumi di un graphic novel disegnato da Jacques Tardi e molto popolare in Francia, Besson ha tratto Adèle e l'enigma del faraone: una storia che vede confluire, nella Parigi della Belle Époque, uno pterodattilo in cima alla Tour Eiffel, un gruppo di mummie in giro per il Louvre e una gentildonna con bustino, cappello e boa di piume intenta a profanare tombe per salvare la sorella. Settimo dei tredici film diretti da Besson ad avere come protagonista una donna sfrontata e risoluta, Adèle e l'enigma del faraone è l'occasione per parlare con il regista francese di fumetti, femminilità e futuri progetti.

Un'altra eroina nella sua filmografia?
Luc Besson: Sì, prima di tutto perché le donne sono estremamente affascinanti. Nella vita mi interesso delle debolezze degli uomini e della forza delle donne perché penso che non esista niente come il “sesso forte” e il “sesso debole”. Credo che le donne abbiano una conoscenza migliore dei valori della vita perché sono capaci di generarla. Una donna non ha mai dichiarato guerra proprio perché conosce meglio dell'uomo il valore della vita. Del personaggio di Adèle Blanc-Sec mi interessava questa particolare sfrontatezza femminile, il fatto di essere eroina solo per se stessa e non per gli altri. È un personaggio disposto a fare di tutto per salvare la sorella, ma se le chiedessero di salvare il mondo probabilmente resterebbe tranquilla a fumare nella sua vasca.

È stato difficile adattare un fumetto così popolare?
Luc Besson: In realtà, non vedo una grande differenza fra un fumetto e un romanzo. Magari un fumetto è più popolare di un libro e lo si può leggere più volentieri, ma il principio della narrazione è lo stesso: i fumetti sono dei romanzi con delle immagini. Nel caso dei romanzi a fumetti di Tardi, la difficoltà maggiore è stato convincerlo a cedermi il suo personaggio. Tardi è geloso di Adèle come un padre siciliano di sua figlia e per riuscire ad ottenere il suo consenso ci ho messo più di sei anni. Una volta ottenuto il consenso però, gli ho fatto leggere la prima stesura della sceneggiatura e mi ha lasciato moltissima libertà nell'adattamento. Per questo motivo sono stato molto fedele allo spirito, ai colori e all'anima del fumetto, ma meno nei confronti della storia, dove ho fatto confluire molti elementi diversi. Un film è sempre un mondo a parte rispetto a un fumetto: deve costruire una realtà alternativa che viva di vita propria e appassionare anche coloro che non hanno letto le storie su carta. La maggiore distanza l'abbiamo presa nel giocare coi cliché: ci siamo divertiti a concepire una donna visibilmente più emancipata, una mummia cordiale e sofisticata, uno pterodattilo che può diventare innocuo come un uccellino in gabbia, e così via... Ho cercato, sia in fase di sceneggiatura che di riprese, di fare un lavoro molto sofisticato: girare un film d'intrattenimento come se fosse un film molto serio, con una comicità un po' alla Jacques Tati.

Cosa la attrae della Belle Époque?
Luc Besson: È un'epoca che conoscevo poco ma che mi affascinava moltissimo. Penso che Parigi a quel tempo sia stata realmente la città più bella del mondo, prima che si diffondessero le automobili e che il paesaggio cambiasse completamente con le due Guerre mondiali. Tuttavia, non bisogna dimenticare che a quel tempo le donne non avevano diritto di voto, non potevano fumare, fare sport e dovevano portare degli scomodi bustini. Per questo ho voluto mettere nel film delle scene che tematizzassero la forte emancipazione del personaggio di Adèle, come quando fuma nuda nella vasca, oppure gioca a tennis passando dai movimenti aggraziati del balletto a uno scontro fra le sorelle Williams.

Come ha scoperto la protagonista?
Luc Besson: Ho scoperto Louise Bourgoin quando conduceva uno strampalato programma di previsioni meteo, dove ogni giorno riusciva a inventarsi un modo nuovo e folle per annunciare il tempo. Quando l'ho incontrata ho potuto confermare le mie impressioni e ho deciso di proporle la parte di Adèle. Louise è una persona incredibilmente dedita al lavoro e al di fuori di ogni logica delle attrici dello star system. Ogni giorno, durante le pause di lavorazione, si sedeva a fianco dell'uscita del set e si metteva a ripetere la sua parte. Tutta la gente che passava la scambiava per qualcuno della sicurezza...

Prevede già un seguito?
Luc Besson: Il personaggio di Adèle è affascinante perché con lei il lettore sa che c'è un'avventura dietro ad ogni angolo. Tuttavia non ho al momento in progetto di realizzare un sequel del film. Anche se dietro alla storia c'è un fumetto di dieci libri, non mi impegnerò mai nella realizzazione del seguito prima di aver trovato delle idee originali e di aver scritto una sceneggiatura adeguata. E questo, nonostante riceva continuamente le pressioni di Louise, che non vede l'ora di poter tornare ad essere Adèle...

I suoi progetti futuri?
Luc Besson: Ho molti progetti in questo momento, sia come regia che come produttore. La nostra società, Europacorp, si è ormai ben avviata e abbiamo idee grandi ed ambiziose. Si stanno concludendo le riprese di Colombiana, una versione sudamericana di Nikita con Zoe Saldana diretta da Olivier Megaton, il regista di Transporter 3; mentre sono in partenza quelle di Lock Out, un thriller fantascientifico con Guy Pearce e Maggie Grace che segna l'esordio di due giovani registi irlandesi. Inoltre, tra poco uscirà in Francia una commedia poliziesca che ribalta gli stereotipi razzisti sugli immigrati algerini: Halal police d'Etat.
Per quanto riguarda i miei progetti, dopo Arthur e la guerra dei due mondi, voglio dedicarmi a film importanti, dal momento che i mezzi tecnologici ormai ci permettono di fare qualsiasi cosa. L'unico limite è l'immaginazione e in questo momento non mi manca.

E che dice a riguardo del desiderio espresso da Natalie Portman di tornare a lavorare con lei per un seguito di Leon?
Luc Besson: Sì, ho letto le dichiarazioni ma non ho alcuna intenzione di girare un film in cui un avatar di Leon venga ricostruito dalle tracce di dna... Però sono contento perché con Natalie siamo sempre rimasti in buoni rapporti. Quando ha girato Leon era al suo primo film ed era solo una bambina. Ricordo che i suoi genitori mi chiesero dei consigli sulle possibilità della sua carriera. Gli scrissi una lista di cinquanta nomi di registi con i quali Natalie avrebbe potuto lavorare senza problemi e, a giudicare dalla sua carriera successiva, mi pare l'abbia sempre tenuta a mente.

Besson porta in sala la 2° parte della trilogia tratta dai suoi racconti.

Arthur e la vendetta di Maltazard: Mega-mini-mondo

Arthur e la vendetta di Maltazard: Mega-mini-mondo È il più sciovinista dei filoamericani, il più popolare degli auteurs francesi, il più snob fra i fautori dei kolossal, ed anche uno dei pochi, secondo forse solo a Zemeckis, che lo praticano in tutti i suoi generi e forme. Dopo essersi imposto all'attenzione del mondo come nuovo prodigio del noir e dell'hard boiled di matrice europea (Nikita; Leon) ed aver dimostrato che la vera concorrenza per i blockbuster statunitensi aveva residenza in Francia (Il quinto elemento), Luc Besson si è poi dedicato principalmente a produzioni e sceneggiature, finendo col dedicarsi a progetti bizzarri come Angel-A e passando poi alla letteratura per l'infanzia. Proprio da una serie di racconti fantasy-ecologisti ha deciso successivamente di trarre un personale esperimento di fusione fra cinema ripreso dal vero e animazione. Il risultato, Arthur e i Minimei, ha riscosso un enorme successo in tutto il mondo, e ora il regista che ha dipinto l'intoccabile “pulzella d'Orleans” come una combattente tenace e visionaria, in linea con la tendenza alla serializzazione dei nuovi blockbuster americani, si è concesso un doppio seguito a questa fiaba fantastica da lui stesso concepita. Arthur e la vendetta di Maltazard è pensato quindi come la prima parte di un'unica storia (la seconda, Arthur e la guerra dei due mondi, uscirà nelle sale fra qualche mese), che a sua volta riprende le avventure del giovane dodicenne lì dove le avevamo lasciate e si concede, in linea con la naturale evoluzione della fascia d'età del pubblico, più spazio per l'amicizia, con il piccolo principe Betameche, e per l'amore, con la bella (e discinta) principessa Selenia.

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