Dizionari del cinema
Miscellanea (1)
Collegamenti
Media & Link
Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
venerdì 24 gennaio 2020

Interviste a Pierfrancesco Favino

50 anni, 24 Agosto 1969 (Vergine), Roma (Italia)

L'attore racconta a MYmovies.it la straordinaria esperienza sul set, il rapporto con il suo Craxi e quanto è stato difficile calarsi nei suoi panni. Dal 9 gennaio al cinema.

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto»

Hammamet, Favino: «È una profonda riflessione sulla caducità. E sulla paura di perdere tutto» Ci sono momenti, guardando Hammamet, il film che Gianni Amelio ha dedicato all’ultimo periodo della vita di Bettino Craxi, in cui abbiamo l’illusione che il politico socialista si rivolga direttamente a noi per valutare la sua parabola. In quei momenti dimentichiamo che dietro al trucco sapiente c’è Pierfrancesco Favino nel ruolo di una vita: ma al di là della metamorfosi fisica la sua è un’interpretazione indimenticabile, quella “metamorfosi emotiva”, come la chiama l’attore, che va molto oltre l’esteriorità. “Altrimenti sarebbe solo un principio imitativo. Se lo spettatore passasse il tempo a pensare: ‘Oddio, com’è uguale a Craxi’ si distrarrebbe, concentrandosi sul virtuosismo invece che sulla storia. La memoria di Craxi è un ricordo molto personale di tanti che hanno vissuto in quel periodo. Ognuno di loro ha dunque già un’immagine di Craxi dentro di sé, e se da una parte non la devi tradire, dall’altra devi illuminare gli aspetti sconosciuti dell’uomo: quelli che il film di Amelio indaga”.

Come è entrato nel corpo di Craxi?
Osservandolo a lungo, leggendo molto su di lui. Dal punto di vista fisico la prima caratteristica notevole è l’altezza, perché Craxi superava il metro e 90, in una generazione di politici che raramente andava oltre il metro e 70. Era un uomo imponente, più di me, e ho cercato di restituire quel tratto che era parte della sua leadership. Anche il suo incedere era particolare: ci vedevi il suo passato da ex cestista, con quelle gambe lanciate.

Il lavoro che ha fatto sulla voce è straordinario.
Ho studiato a lungo per portare la mia voce ai risuonatori della sua, più squillante, ma capace di profondità inattese. Inoltre nella fase storica in cui lo vediamo nel film la voce di Craxi non era più quella di prima, pativa già a causa dei malanni fisici. Ciò che ho volutamente evitato infine sono state le sue celeberrime pause, perché cinematograficamente sarebbero state un po’ punitive per il pubblico.

Anche il trucco ha avuto la sua parte…
Andrea Leanza e Federica Castelli, con cui per un anno abbiamo lavorato per arrivare al trucco definitivo, sono stati per me un enorme aiuto. Quando siamo riusciti a trovare il punto di equilibro fra me e Craxi, quelle cinque ore e mezza di trucco al giorno sono diventate una fase di trasformazione anche interiore, un rituale che si ricreava ogni giorno.

Dunque è stata cercata una mediazione fra la sua fisionomia e quella di Craxi.
Non poteva essere altrimenti. La mia conformazione, la mia ossatura, le geometrie del mio volto e della mia testa sono estremamente diverse da quelle di Craxi. Faccio esempi volutamente alti: lo stesso ragionamento è stato fatto per Meryl Streep quando ha interpretato la Thatcher in The Iron Lady e per Gary Oldman quando ha interpretato Churchill ne L’ora più buia. Alla fine il trucco realizzato da Andrea e Federica, cui va riconosciuto un vero e proprio lavoro di design, pesava più o meno sette etti.

Quali aspetti della vita di Craxi ha voluto esplorare?
Una delle domande centrali nel film è: che cosa non ti puoi più permettere quando diventi un leader? Mi ha ricordato il momento della serie The Crown in cui la protagonista diventa regina e deve chiudere la porta a tutta una serie di possibilità. Chi assume un ruolo di quella responsabilità, e sente un così forte desiderio di ricoprirlo, finisce per avere un rapporto di estrema solitudine con la propria intimità. Nel caso di Craxi bisogna anche tenere conto di una serie di fattori biografici: l’essere cresciuto in collegio, l’aver avuto un rapporto piuttosto freddo con i suoi genitori - una madre severa, un padre distante. Non voglio fare della psicologia spicciola, ma se ci si domanda come mai avesse un certo tipo di relazioni nel privato, qualche risposta può essere trovata anche lì.


Intervista a regista e protagonisti di A casa tutti bene, opera corale sulle fragilità e le contraddizioni di una famiglia allargata. Al cinema dal 14 febbraio.

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa»

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa» A casa tutti bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti,  paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. "Al di là del risultato, perchè nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, già durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato". Gabriele Muccino, regista In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi è pensato e messo in scena per ricreare la quotidianità, la verosimiglianza, le difficoltà affrontate ogni giorno dalla gente comune.

Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C'è chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perché con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerdì, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualità eccitano il cronista. Nel pubblico c'è anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perché l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia «non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate», e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua »

Lucio Pellegrini ritrae gli uomini come personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi.

La vita facile (dei maschi)

La vita facile (dei maschi) "Forse è vero. Forse potrebbe sembrare un film vagamente misogino". La nuova commedia di Lucio Pellegrini, La vita facile, ha diviso il pubblico e lui lo sa. Perché una metà del cielo, quella che (al cinema) non porta ancora i pantaloni, ieri è uscita dalla sala un po' meno contenta dell'altra. "Il film si focalizza sui personaggi di Favino e Accorsi, perché è la loro amicizia che volevo raccontare – ha detto Pellegrini a margine della conferenza stampa romana - Capisco che il personaggio di Vittoria Puccini possa innervosire, che sia difficile empatizzare con una dark lady viziata, capricciosa e pariolina. Ma questo è un film di maschi".
Anche in conferenza stampa i mattatori sono Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi. Irresistibile il primo, spalla sorprendentemente vivace il secondo, invisibili le donne: la Puccini che si limita a trovare la sua dark lady "buffa e divertente, un po' manipolatrice e un po'ragazza fragile", e la sempre più brava Camilla Filippi, capace di dare corpo al carattere più involuto, madre e santa donna "la cui consapevolezza serve a far risaltare la natura complessa degli altri".
Storia d'amore e amicizia tra medici, impegnati in un ospedale del Kenya settentrionale, per Pellegrini "il film non fa retorica sul mondo africano. Mi interessava l'Africa come teatro in cui far emergere per contrasto le caratteristiche di questi uomini così profondamente italiani. Personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi". Favino dribbla con eleganza l'inevitabile paragone con la vecchia commedia all'italiana, "un ritorno sociologicamente preoccupante – dice – perché se ancora oggi continuiamo a rappresentare italiani simpatici e farabutti, vuol dire che forse siamo proprio così". Il clima da spogliatoio, che ha regalato al film ottimi momenti di improvvisazione, si respira anche dal vivo. Vola qualche battuta sul calcio, Favino lancia stoccate alla Roma, squadra del cuore, e l'emigrante Accorsi ricorda gli insulti dei francesi "subito dopo i maledetti Europei". Applausi a fine conferenza, il team funziona, il film è benedetto in chiusura dal produttore Domenico Procacci. La sala si svuota e Pellegrini resta accanto alla moglie, Camilla Filippi, impegnata in un'intervista. "Il prossimo film – promette sottovoce, e c'è da credergli – lo faccio con un cast tutto al femminile. Una storia di donne, che tocchi temi che il nostro cinema, purtroppo, non riesce ancora a raccontare".

Lucio Pellegrini torna al cinema con una commedia corale sulla precarietà.

Figli delle stelle: la banda brancaleone

Figli delle stelle: la banda brancaleone Dopo liceali "seriali" e famiglie disfunzionali, Lucio Pellegrini torna sul grande schermo con una commedia corale che riflette sul precariato e sulla difficoltà degli italiani ad aderire ai politici che li rappresentano. Ispirato dallo sguardo empatico di Monicelli e influenzato dalla migliore commedia all’italiana, Pellegrini alza il tiro e realizza un film amaro addolcito da un cast in stato di grazia. Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Fabio Volo e Claudia Pandolfi costituiscono un gruppo (anti)eroicomico deciso a cambiare lo stato delle cose e, per questo, a sequestrare un celebre quanto impopolare ministro della salute. Niente andrà come previsto e l’improbabile banda di precari muoverà lungo una serie di prove e di imprese che non li condurranno alla gloria ma a uno scacco e a un più modesto "piatto di pasta e ceci". A Roma per presentare il loro film, Pellegrini e il suo cast ci raccontano il malessere sociale e una generazione che ripiega sulla nostalgia e sulla canzone vintage.

Commedia & realtà
Lucio Pellegrini: Considero Figli delle stelle una commedia fortemente radicata nella realtà quotidiana. In Italia si producono molte commedie ma quasi mai aderenti al periodo storico che stiamo vivendo. Così ho pensato ai miei registi preferiti, da Monicelli a Pietrangeli, e ho creato una banda di magnifici perdenti che credono di poter fare qualcosa di buono e di reggere lo stress di un’impresa senza senso. Ma la loro naturale vocazione alla "sfiga" è evidente da subito e così finiscono per sequestrare uno dei pochi uomini politici che crede davvero nel suo lavoro e che cerca di farlo nel modo migliore. Sarà proprio la relazione con l’onorevole Stella di Giorgio Tirabassi ad alimentare e illuminare le loro coscienze.

Cast stellare
Lucio Pellegrini: Nel mettere insieme il cast e la mia banda improvvisata di rapitori ho pensato senza ombra di dubbio ai Soliti ignoti di Monicelli. Ho sempre ammirato lo sguardo empatico del maestro sui perdenti della terra, sguardo troppo poco praticato dal nostro cinema. Del magnifico risultato raggiunto devo ringraziare tutti i miei attori che, nonostante le diverse esperienze e provenienze, hanno saputo creare sul set una sintonia perfetta. L’armonia tra gli attori era fondamentale per la riuscita del film dal momento che Figli delle stelle si sforza di partire proprio dai personaggi, precari dell’esistenza che condividono un disagio comune da cui vorrebbero emanciparsi.

Il cuore della commedia
Lucio Pellegrini: Il cuore della mia commedia sta tutto nell’applauso finale che scroscia dopo la liberazione dell’onorevole Stella. Quell’applauso racconta molto bene l’ipocrisia diffusa in questo Paese. Volevo esprimere col sorriso che quello che abbiamo è quello che in fondo ci meritiamo, perché gli italiani sono come la comunità valdostana descritta nel film: prima partecipano al rapimento e prendono i soldi e poi applaudono la scarcerazione di un innocente. Prima partecipano a un’azione illegale e poi si scandalizzano per quella stessa azione.

Alan Sorrenti e i favolosi anni Ottanta
Lucio Pellegrini: Il titolo del mio film nasce in seconda battuta. Avevo deciso di chiudere un gruppo di rapitori improvvisati dentro una casa che non veniva aperta dagli anni Ottanta. A quel punto mi sono chiesto, cosa avrebbero trovato i miei protagonisti in quell’appartamento? Quali dischi? Quale musica? E così oltre a Finardi ho pensato a Sorrenti e alla sua canzone, probabilmente simbolo di quella generazione. Volevo che a unire in un corpo solo i personaggi non fosse soltanto il disagio sociale ma anche una canzone. Una canzone da condividere dentro una pausa ludica.

Il padano
Fabio Volo: Sono entusiasta di aver partecipato a un film che ha qualcosa di importante da dire. Il mio ruolo mi ha subito appassionato soprattutto perché mi offriva l’opportunità di indossare dopo trenta lunghi anni una giacca di jeans col pelo. Quando, dopo la lettura della sceneggiatura, Pellegrini mi confessò che avrei indossato quella giacca per tutto il film il mio cuore ha esultato perché negli anni Ottanta ne avevo una uguale a cui ero affezionato e che mia madre finì per buttare a mia insaputa. Ho chiesto alla fine delle riprese che mi venisse regalata e così è stato, adesso quella giacca è nella mia casa di Roma. Mi vergogno a indossarla a Milano ma a Roma è ancora di moda. Scherzi a parte trovo che Lucio abbia reso onore alla sceneggiatura con la sua regia, realizzando una commedia sul precariato non tanto professionale quanto esistenziale. Tutti i personaggi, compreso il mio, vivono in attesa di qualcosa e di qualcuno, e in quella sospensione si finisce spesso per fare qualsiasi cosa.

Il rivoluzionario
Giuseppe Battiston: Il mio personaggio è un disgraziato vero, un assistente di sociologia livoroso e rancoroso che cerca in ogni modo di ribaltare i piani dei suoi strampalati compagni. Bauer è però un puro di cuore, un rivoluzionario che come me comprò un eskimo tanti anni fa convinto che prima o poi gli sarebbe servito. Quello che indosso nel film è davvero mio ma mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe stato utile per girare un film.

Il bravo ragazzo
Pierfrancesco Favino: Mi piaceva l’idea di partecipare a una commedia che affrontasse il disagio sociale con il sorriso e una buona dose di cinismo. Il mio personaggio ha superato i trentacinque anni ed è un istruttore ISEF precario, sogna di aprire un ristorante e di trovare una posizione nel mondo ma finisce con un gruppo di compagni sghembi come lui per rapire un onorevole. Pepe è soltanto un bravo ragazzo che spera con un rapimento di cambiare il mondo, un mondo in cui da troppo tempo si sente spaesato.

Dopo il Festival di Berlino arriva il nuovo film di Silvio Soldini.

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione

martedì 27 aprile 2010 - Gabriele Niola da NEWS

Cosa voglio di più, una domanda e un'affermazione Lo so è un titolo strano per essere un film di Silvio Soldini. Sembra più un film giovanilista" sono gli sceneggiatori ad ammettere subito la stranezza, Cosa voglio di più infatti era il titolo di lavorazione del film (anche se di solito i film di Soldini durante la lavorazione si chiamano con il nome della protagonista) scelto da Doriana Leondeff per caso "mi sembrava triste solo 'Anna e Domenico', così per associazione di idee con la canzone di Battisti ho pensato a Cosa voglio di più, ma non era una cosa definitiva, invece poi è piaciuto così a tanto a tutti, produttori inclusi che l'abbiamo mantenuto". E pure il regista ha gradito la scelta perchè "in certi momenti è una domanda che i personaggi sembrano chiedersi, in altri invece è un'affermazione che potrebbero fare".
Passato fuori concorso a Berlino e centrato sui due attori protagonisti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, Cosa voglio di più sembra proseguire il discorso di Giorni e nuvole, cioè la descrizione di una vita ordinaria resa difficile dal contesto sociale ed economico. Ed in effetti di cose che i due protagonisti "vogliono di più" ce ne sono tante e in molti momenti è proprio il non sapere a cosa tengano maggiormente a portare avanti il racconto di Anna e Domenico, individui "sistemati" nel grande incastro sociale-metropolitano ma relegati ai margini della città e del mondo lavorativo, precari ognuno a modo proprio, dotati di una stabilità economica non di ferro (specie Domenico) e con una vita inquadrata in una famiglia o in una convivenza.
L'incontro casuale tra i due scatena però l'amore imprevisto, si piacciono subito e progressivamente si amano sempre di più, sempre di nascosto, fino per l'appunto a chiedersi se tengano di più alla vecchia vita o alla nuova.



Hammamet

L'ultimo periodo di vita di Bettino Craxi
Data uscita: 09/01/2020
Regia di Gianni Amelio. Genere Biografico, produzione Italia, 2020.

L'epilogo della vicenda umana e politica di Bettino Craxi.

Gli anni più belli

Il ritratto di una generazione
Data uscita: 13/02/2020
Regia di Gabriele Muccino. Genere Commedia, produzione Italia, 2020.

La storia di quattro amici raccontata nell'arco di quarant'anni, dal 1980 ad oggi, dall'adolescenza all'età adulta.

Padre Nostro

Regia di Claudio Noce. Genere Drammatico, produzione Italia, 2020.

La storia di due ragazzini e dell'estate in cui fanno una scoperta terribile, la violenza degli adulti, e una meravigliosa, la forza dell'amicizia.

Corro da Te

Il nuovo film di Riccardo Milani
Regia di Riccardo Milani. Genere Commedia, produzione Italia, 2020.

Al momento non si hanno informazioni sulla trama.

prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
Altri prossimamente » Altri film al cinema » Altri film in dvd » Altri film in tv »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | Accedi | trailer | TROVASTREAMING |
Copyright© 2000 - 2020 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità