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mercoledì 27 gennaio 2021

Interviste a Paolo Sassanelli

62 anni, 29 Ottobre 1958 (Scorpione), Bari (Italia)
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Falaschi e Sassanelli presentano Questo mondo è per te.

Cine fai-da-te: scuole e discount per i nuovi indipendenti

Cine fai-da-te: scuole e discount per i nuovi indipendenti «Potevo fare 100.000 volantini. Invece ho fatto un film». Il signor Giuliano Vannini, che alla toscanissima conferenza di Questo mondo è per te tutti toscanamente chiamano il Vannini, di mestiere non fa il cinema. Lavora in ufficio, a Prato, come direttore finanziario di una nota catena di discount alimentari, e da giovane si sentiva portato per gli studi classici: «Quando facevo le medie i professori dicevano che sarebbe stata la mia strada. Ma con la morte del babbo ho dovuto prendere il diploma da ragioniere e mi son trovato lavoro come tuttofare in un magazzino. Ho fatto gavetta e sono arrivato fin qua, ma che peccato». La storia del Vannini, coproduttore in compartecipazione di Questo mondo è per te, al cinema dal 1° aprile in un grappolo di sale, è una bella storia di passione e fortuna. Racconta come il cinema indipendente possa trovare la sua strada persino in Italia, e senza batter cassa allo Stato. Racconta che quella strada può passare per una provincia piccina, lontana dalle grandi città del cinema, dove una ditta vinicola, un vivaio, un discount e una coop si mettono insieme per finanziare un film altrettanto piccino, fatto da ragazzi che sognano di diventare registi. E racconta che quel film, girato con meno di 300.000 euro da Francesco Falaschi insieme all’amico Paolo Sassanelli e dai loro allievi, è servito anche a uno come il Vannini. Che da giovane abbandonò gli studi per portare il pane a casa, e che 45 anni dopo riannoda sereno il filo con il passato: «Non credo che questa avventura ci darà grossi ritorni economici – dice – ma sono felice di averla fatta».

Intervista esclusiva all’attore, alla prima esperienza da regista.

La Uerra di Paolo

La Uerra di Paolo P aolo Sassanelli esordisce dietro la macchina da presa con un cortometraggio fatto di piccoli gesti, nella città vecchia di Bari, nell’immediato dopoguerra. Uerra è un racconto ironico e poetico, girato tra Noci e Casamassima alla fine di aprile 2009 e subito accolto nella selezione veneziana.
Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a passare alla regia?
Era da un po’ che ci pensavo. Guardavo un regista al lavoro e pensavo tra me “io questa scena l’avrei girata così, quest’altra la farei così…”. E poi dovevo ringraziare la mia famiglia. Tutti dobbiamo ringraziare in qualche modo i nostri avi, i nostri genitori. Io non avevo ancora avuto la possibilità di ringraziare mio padre, perché è morto quando avevo trent’anni e quando io avevo 30 anni e lui 60 c’era per forza un po’ di attrito, tanto più che io volevo fare l’attore. Per cui non ho avuto modo, allora, di comunicargli la mia gratitudine. Questo corto, in qualche modo, è l’espressione della mia gratitudine verso di lui e verso mio nonno. Non so scrivere un libro per cui l’ho fatto attraverso un corto, molto personale, molto mio, non senza errori, ma “sincero”, almeno questo è stata la parola che ha usato il selezionatore della mostra di Venezia.
Una storia ambientata nel 1946, in Puglia. Perché?
Ho preso un episodio che coinvolgeva mio padre e mio nonno, insieme. Mio padre aveva rubato i soldi che servivano per comprare quel poco da mangiare che si poteva trovare, per comprare invece un fucile giocattolo. Mia nonna andò su tutte le furie e chiese al marito di andare dal figlio e picchiarlo, per punirlo. Mio nonno era buono, si dichiarava fascista come molti all’epoca ma dentro era tutt’altro. Era anche analfabeta e aspettò per sempre una pensione d’invalidità di guerra che non gli toccò mai, perché era partito volontario. Ma soprattutto era buono con i suoi figli come lo è stato poi con i suoi nipoti (io e le mie sorelle) e quando li ha visti sfilare col fucile giocattolo come un piccolo esercito, non è riuscito ad arrabbiarsi ma ha provato solo una grande tenerezza. Nel finale del cortometraggio, trova il modo di accontentare la moglie senza far del male ai bambini, anzi, accrescendo il loro amore per lui e rispettando la propria natura.

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Sulla giostra

Una commedia al feminile sull'accettazione del proprio destino e di quella "giostra" chiamata vita
Regia di Giorgia Cecere. Genere Drammatico, produzione Italia, 2021.

Due donne profondamente diverse, due generazioni a confronto che si ritrovano dopo anni in una vecchia ed elegante casa di campagna nel profondo Salento.

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