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domenica 25 agosto 2019

Interviste a Luigi Lo Cascio

51 anni, 20 Ottobre 1967 (Bilancia), Palermo (Italia)
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Dal 12 novembre Noi credevamo verrà distribuito con solo 30 copie.

È polemica per la scarsa distribuzione

È polemica per la scarsa distribuzione M ario Martone legge il giuramento della "Giovine Italia" come Roberto Saviano ha detto l'8 novembre in tv a Vieni via con me, "Queste parole" spiega il regista "Riguardano il nostro tessuto civile dal Risorgimento fino a oggi". Si apre così la conferenza stampa di presentazione di Noi Credevamo, ultimo film di Mario Martone presente alla casa del cinema di Roma con parte del cast: Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi e Valerio Binasco. La pellicola, passata in concorso all'ultimo festival di Venezia, è un corposo spaccato sul Risorgimento italiano, in parte ispirato al romanzo omonimo di Anna Banti.
Martone torna al cinema dopo sei anni con un film complesso e impegnativo: "Faccio storie dolorose da sempre. Non so perché ma non sono infelice" premette il regista che poi si focalizza sul suo ultimo film: "Noi Credevamo è fantascienza al contrario, ambientato nel passato ma parla al presente. Non trattiamo del Risorgimento ma di quattro storie legate a questo periodo, quattro luci su ombre che la maggior parte dei cittadini non conosce".
Nel cast, tantissimi attori italiani. Francesca Inaudi che interpreta la liberale principessa Caterina di Belgiojoso racconta : "Mi sono documentata sul personaggio, ma poi la passione ha sovrastato il pur necessario lavoro autobiografico. Volevo restituire l'umanità di Caterina". Ardore nella recitazione anche per Luigi Lo Cascio nei panni di un fervente repubblicano: "Ho cercato di rendere impercettibile lo scarto tra il sentimento e l'azione e mi ha aiutato il sottofondo operistico, colonna sonora del film" dichiara l'attore siciliano, curioso invece l'episodio che ha ispirato il lavoro di Valerio Binasco: "Ho letto molto Dostoevskij, ma un giorno una persona con problemi mentali è venuta in camerino, la sua forza d'animo mi ha guidato sul set".
Grandi temi, 6 milioni di euro di budget ma solo 30 copie per il film che uscirà venerdì prossimo: è polemica per la scarsa distribuzione. Per Carlo Degli Esposti, uno dei produttori "In Italia è impossibile produrre cose non banali. Noi credevamo non merita poche copie, ci sono tanti ‘geometri della cultura', ma serve un architetto che orienti il gusto in senso più alto. Scriverò alla Rai per avere più spot in questo week end" proprio dal servizio pubblico televisivo arriva la replica, Paolo Del Brocco, amministratore di Rai Cinema dichiara: "La Rai ha finanziato il film al 50%, crede in quest'opera necessaria e importante ma se le persone vedono più i cinepanettoni, non dipende dai bravi o scarsi ‘architetti della cultura'", amareggiato Filippo Roviglioni, amministratore di 01 Distribution che distribuisce la pellicola : "Dimentichiamo forse che bisogna fare i conti col mercato, con gli esercenti e non è semplice".
In ogni caso, Mario Martone è fiducioso: "Spero che gli spettatori apprezzino il film e gli regalino quindi il successo" nonostante l'ottimismo l'autore napoletano non perde la sua appassionata lucidità e conclude: "L'Italia comunque è stata fatta ma non dobbiamo nascondere che è stata costruita anche col sangue, come i francesi sono consapevoli che la loro patria è nata con la rivoluzione. C'è un fondo di autoritarismo che ogni tanto riemerge nel nostro Paese e che va combattuto. Dobbiamo assumerci la forza dell'azione legale e non violenta per cambiare. Noi credevamo e crediamo ancora".

Avati e il suo cast presentano Gli amici del bar Margherita.

Eravamo tanti amici al bar

Eravamo tanti amici al bar Ha fatto quasi quaranta film in quarant'anni, eppure il materiale a Pupi Avati sembra non mancare mai. Quello migliore ce l'ha nascosto in casa, nel baule delle cose vecchie, dei ricordi da bar. Da lì ha estratto Gli amici del Bar Margherita, dalle memorie di quando era sedicenne e sognava di poter avere un soprannome e un posto al tavolo del biliardo vicino ai suoi eroi. Quelli, tra gli altri, come Al, il duro del quartiere, come Manuelo, il "linfomane" o come Gian, che è andato a Sanremo per cantare anche se non l'avevano chiamato. Quelli che oggi hanno hanno le facce di Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio e Fabio De Luigi.

Il gangster movie di Porporati racconta la mafia attraverso lo sguardo di un uomo qualunque.

Il dolce e l'amaro: non c'è niente da ridere

Il dolce e l'amaro: non c'è niente da ridere Il secondo film italiano in concorso a Venezia (oltre a Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, presentato lo scorso venerdì, e L'ora di punta di Vincenzo Marra, atteso giovedì) racconta la storia di Saro Scordia (Luigi Lo Cascio), un ragazzo cresciuto nella mafia che viene chiamato a unirsi all'organizzazione. "Volevamo servirci della storia di Saro" spiega il regista Andrea Porporati, "non per raccontare la mafia ma piuttosto un certo tipo di persone e di scelte che la vita ti offre per poi seguire passo passo le conseguenze di queste scelte". In attesa dell'uscita del film (l'appuntamento è per domani nelle maggiori sale italiane), abbiamo incontrato il regista e gli interpreti de Il dolce e l'amaro.

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Il traditore

Bellocchio tiene in pugno il grande schermo e mette allo specchio uno Stato criminalmente assente
Data uscita: 23/05/2019
Regia di Marco Bellocchio. Genere Drammatico, produzione Italia, 2019.

Il primo grande pentito di mafia, l'uomo che per primo consegnò le chiavi per avvicinarsi alla piovra, cambiando così le sorti dei rapporti tra Stato e criminalità organizzata.

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