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venerdì 24 gennaio 2020

Interviste a Checco Zalone

Nome: Luca Medici
42 anni, 3 Giugno 1977 (Gemelli), Bari (Italia)
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Il comico pugliese a Castiglioncello per la rassegna Parlare di Cinema.

Checco Zalone Superstar

Checco Zalone Superstar L'incontro previsto per le ore 18 con Checco Zalone (Luca Medici) e Gennaro Nunziante parte con leggero ritardo. Una piccola folla ha riempito velocemente il parco del Castello Pasquini, a Castiglioncello, e aspetta paziente. Ma quando arriva lui, il divo pugliese, l'applauso scroscia spontaneo ed è allora che comincia il vero spettacolo.
Paolo Mereghetti introduce l'attore e il regista come i realizzatori del più grande successo al botteghino della storia cinematografica italiana (Che bella giornata). Poi fa subito riferimento al tema del dibattito, "Una risata ci seppellirà", e chiede ad entrambi qual è la formula del successo dopo tanti, troppi cinepanettoni scontati.

Presentato a Roma Che bella giornata.

Checco Zalone di madre tarantina ama Farah di madre Bina

Checco Zalone di madre tarantina ama Farah di madre Bina Ci sono i furbi, che escono dai film di Checco Zalone storcendo il naso e plaudendo con sarcasmo alla bella trovata di fare un film sui luoghi comuni dell'italiano medio e razzista, e poi ci sono gli onesti che ammettono di essere morti del ridere e vedono nella comicità di Luca Medici alias Checco Zalone un ritratto assolutamente autentico e spietato delle magagne del nostro paese. Intanto, Medusa ha già pronte oltre le 600 copie di Che bella giornata, passibili di crescere ancora, da qui al 5 gennaio. Gli autori Luca Medici e Gennaro Nunziante (co-sceneggiatore e regista), insieme al resto del cast, hanno presentato così il film alla stampa:

Il film è coraggiosamente politically uncorrect. Valutatavate le conseguenze di ciò che stavate andando a fare prima di passare all'azione?
Nunziante: Sì, lo avevamo fatto con Cado Dalle Nubi e lo abbiamo fatto ancora. Il film è esattamente come lo abbiamo voluto. Non ci interessava parlare di corna, di mogli e mariti, di figli, volevamo parlare d'altro, senza moralizzare. Noi meridionali siamo quelli che hanno dato di più in termini di servizio nelle missioni di pace o durante il terrorismo, ma non per eroismo, prima di tutto per pagarsi il mutuo. Era questa gente che volevamo raccontare.
Zalone: Forse dovevamo andare giù ancora più pesanti, ma avevamo già affrontato l'omosessualità, la Lega...poi gli argomenti si riducono.
Valsecchi: Non volevamo fare un film politico, ma una commedia. C'è voglia di qualcosa di nuovo nell'aria e qui c'è: ci sono le battute e c'è Checco. Non è facile lavorare con lui, dietro questo film ci sono un anno di scrittura e di incontri. A volte parlare con Checco è come parlare con Wim Wenders: è molto esigente. Il film, d'altronde, è artisticamente molto curato, come vedrete.
Letta (Medusa): Non credo che il film sia politicamente scorretto, lo è il linguaggio ma non il film.
Nabiha Akkari (la protagonista femminile): Si può ridere di tutto, dunque si può ridere anche di questo. Il terrorismo è affrontato in modo leggero, non c'è niente di serio, ma nemmeno nessun giudizio sugli arabi.
Zalone: L'idea di partenza è quella di prendere per i fondelli il mondo occidentale, non il mondo musulmano. Quando ci siamo messi a scrivere abbiamo avuto cura di non inserire il personaggio di Nabiha in un'organizzazione terroristica ma di fare del gesto che medita una vendetta privatissima, una bravata. L'ironia è rivolta all'ignoranza degli italiani, ai loro pregiudizi. Non sono gli arabi che si devono arrabbiare, perché la parte dei coglioni la facciamo noi italiani.

Come si articola il rapporto tra Nunziante e Medici (Zalone) sul set?
Nunziante: Partiamo con la scrittura di un testo rigido, da cima a fondo, perché siamo convinti che si riesca ad improvvisare bene solo su un canovaccio sicuro e fissato. Ma siamo anche convinti che il testo, se rimane fermo mesi, diventi testo morto, per cui lo rivitalizziamo sul set, cambiamo le battute appena prima del ciak, perché quello che ci sta più a cuore è il ritmo. Le battute devono essere fresche.
Solenghi: Lavorare con loro non è lavorare con dei comici: sono molto scientifici, matematici e questo aiuta; è un bel lavorare.
Marescotti: Mi sono sorpreso quando sono stato chiamato a fare il secondo film di Checco Zalone, perché sono stato l'unico della vecchia squadra di attori, visto che questo non è un sequel del primo, ma un film nuovo di zecca. Non credo che Checco Zalone sia politicamente scorretto, credo che sia soprattutto socialmente scorretto e tenda verso una figura, certamente politica, che è quella di Alberto Sordi. Pensate a Il Vigile. Ci chiediamo: "ce lo meritiamo Alberto Sordi?", ma oggi dovremmo chiederci anche: "ce lo meritiamo Checco Zalone?"

Come sono stati scelti gli attori?
Zalone: Luigi Luciano l'ho trovato grazie alla rete, faceva dei trailer esilaranti ma non era facile contattarlo, non aveva l'agente. Ho sguinzagliato il mio, ma poi gli ho mandato un messaggio su facebook: "vuoi fare il film?" "Sì", e così l'abbiamo fatto. Grazie alla rete.
Con Solenghi ero inibito, non sapevo come chiedergli di fare la scena dell'anello, con la sua lunga storia di teatro e televisione alle spalle m'incuteva un gran timore reverenziale. Poi però mi sono sciolto e allora gli abbiamo chiesto anche di fare il papa.
Per trovare Farah abbiamo fatto numerosi provini a Roma. Venivano ragazze dai tratti arabi indiscutibili ma intrise di romanità nel modo di parlare, allora siamo scappati in Francia e abbiamo trovato lei, Nabiha Akkari.

L'uscita del film è prevista per il 5 gennaio, dopo l'abbuffata natalizia. Quale strategia c'è dietro?
Letta: La settimana di Natale, per via del calendario, ha perso alcune giornate ma le recupererà proprio in quel weekend, per via del ponte, per cui è stata un'uscita mirata. Assolutamente non toglieremo le sale a Aldo Giovanni e Giacomo, che proprio ieri sera hanno sorpassato il cinepanettone concorrente, ma fatalmente le toglieremo ad altri. Non noi distributori, ma gli esercenti, sia chiaro: restano in sala i film che incassano, è questa l'unica verità.

Nel film compare un trullo a Milano. Che rapporto hai con la città lombarda?
Zalone: è la città che mi ha adottato, quando ho iniziato con "Zelig", ed è la città più cosmopolita d'Italia. Poi a Milano c'è la Madonnina, che per il film è indispensabile, e il padre militare che ha messo casa e famiglia dove sta la caserma è un altro personaggio italiano tipico.

Checco Zalone, tu sei la novità tanto attesa. Come ti senti?
Zalone: Mi sento l'unghia dei grandi a cui mi hanno accostato. Non lo dico per fare l'umile, ma perché non li conosco. Anzi, faccio un appello per una maggior sobrietà nelle manifestazioni mondane del mondo del cinema, perché se no io continuo a fare delle figuracce: l'ultima volta non ho riconosciuto Bellocchio e ho parlato per un'ora con Garrone pensando che fosse Stefano Accorsi.

Gennaro Nunziante dirige Checco Zalone.

Cado dalle nubi: Borat delle Puglie

Cado dalle nubi: Borat delle Puglie Luca Medici porta il suo Checco Zalone (dal barese “Che cozzalone”, ovvero che “cafone”) in trasferta dal palcoscenico televisivo di “Zelig” alle 480 sale italiane che la Medusa ha predisposto per Cado dalle nubi, vicenda (o “caso umano”) di un giovane cantante di Polignano a Mare che sbarca a Milano in cerca di successo. Terrone fra i leghisti, blasfemo tra i giovani cattolici, sessista fra gli omosessuali, Checco è un “fenomeno” non solo musicale, un gaffeur nato. Lo dirige Gennaro Nunziante, l’uomo che lo ha scoperto durante un provino per Telenorba e non l’ha più lasciato; lo affiancano Giulia Michelini, la strana coppia Dino Abbrescia - Fabio Troiano, Ivano Marescotti; produce Pietro Valsecchi per Taodue.

Nel film si intravede il gusto per la commedia all’americana e la volontà di non mettere in sequenza una serie di gag ma un film nuovo e autosufficiente.
Nunziante: La verità è che noi siamo quello che abbiamo visto. Indubbiamente il mio gusto è per la commedia americana, di sicuro, ma senza negare la nostra cultura e dunque, per questo copione, ho cercato un terreno d’unione con la commedia all’italiana. E poi c’era la volontà di restare sul piccolo, di non partire con ambizioni sproporzionate. Un po’ come le band inglesi, che si segnalano prima nel piccolo.

Come è nato il progetto, in sede produttiva?
Valsecchi: Mio figlio insisteva, diceva che dovevo conoscere Checco Zalone, che mi sarei divertito, che non potevo non ridere. L’ho invitato durante le vacanze con il suo autore, Gennaro, a Cortina: sono arrivati come Totò e Peppino, vestiti d’estate con fuori meno venti. Gennaro era così dentro la scrittura e la coppia era così solida che non si poteva dividerla, per questo non ci ho pensato un attimo e gli ho affidato la regia. Per essere un progetto cinematografico, poi, devo dire che tutto è stato molto rapido.

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Tolo Tolo

Il quinto film di Checco Zalone, il primo di cui l'artista pugliese ha curato anche la regia
Data uscita: 01/01/2020
Regia di Checco Zalone. Genere Commedia, produzione Italia, 2020.

Non compreso da madre patria, Checco trova accoglienza in Africa. Ma una guerra lo costringerà a far ritorno percorrendo la tortuosa rotta dei migranti.

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