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martedì 4 agosto 2020

Articoli e news Richard Yates

Data nascita: 3 Febbraio 1926 (Acquario), Yonkers (New York - USA)
Data morte: 7 Novembre 1992 (66 anni), Birmingham (Gran Bretagna)
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Un poeta Beat che descrive la provincia e le consuetudini di un'America in profondo cambiamento.

Richard Yates, il non conformista

giovedì 29 gennaio 2009 - Pierpaolo Simone da LIBRI

Richard Yates, il non conformista Quattro pacchetti di sigarette al giorno, una nevrosi che si fa sempre più pesante, un secondo romanzo che tarda ad arrivare e il primo, "Revolutionary Road", accolto con entusiasmo dalla critica americana. La storia di Richard Yates - a cavallo del secolo che fu di Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway – assomiglia a quella di un poeta Beat che - complice e vittima del suo tempo - passa le sue giornate a descrivere la provincia e le consuetudini di un’America in profondo cambiamento. Nato nel 1926 a Yonkers (nello stato di New York) respira sin da piccolo le frustrazioni familiari, dal lavoro del padre come rappresentante della General Electric - divenutone rappresentante dopo le fallite aspirazioni di diventare tenore – e da Ruth – detta Dookie – scultrice sempre a un passo dal raggiungere l'agognato successo. Nonostante l'abbandono paterno, la madre decide di crescere Yates nelle migliori scuole e negli ambienti più raffinati, pur facendo i conti quotidianamente con le ristrettissime finanze. L’incontro letterario con Flaubert e il suo arruolamento nell’esercito lo porteranno in Francia, facendo di Yates un attento osservatore del suo tempo, segnandolo con letture che lo accompagneranno per tutta l'età adulta (su tutti Il grande Gatsby di Fitzgerald e Madame Bovary di Gustave Flaubert).

Un (capo)lavoro generazionale che ben racconta una società in piena trasformazione.

Revolutionary Road, il libro

lunedì 26 gennaio 2009 - Pierpaolo Simone da LIBRI

Revolutionary Road, il libro Quando uscì la prima edizione italiana – per i tipi della Garzanti nel 1966 – il romanzo del quarantenne Richard Yates, passò quasi inosservato sugli scaffali delle librerie italiane, non certo sovraccariche come oggi di prodotti editoriali di ogni genere e gusto. I non conformisti (questa la traduzione dell’epoca dall’originale Revolutionary Road), era un’opera che, malignamente, fu definita come "scritta da uno scrittore per altri scrittori". Fortemente radicato nel contesto suburbano dell’America degli anni ’50, il romanzo racconta le vite di April e Frank Wheeler, due ragazzi straordinariamente comuni, con le loro ambizioni e le loro paure, sicuri – questo è certo – di trovarsi un passo più in là rispetto alla rispettabile amalgama borghese che li circonda. Dopo due figli arrivati troppo in fretta e un amore forse mai davvero provato, la vita dei due protagonisti si palesa, d’improvviso, in tutta la sua inutilità. Il vuoto senza speranza - espressione che Yates mette in bocca a quello che, paradossalmente, è il personaggio più “sobrio” della sua narrazione, il matto John Givings – è la rassegnazione a un esistere che perde definitivamente la propria adolescenza per entrare con prepotenza e senza scampo nell’età adulta. Tutto è metafora in Yates, dalla passione teatrale di April al lavoro idiota accettato da Frank, tasselli importanti che soddisfano le responsabilità sociali e placano per un attimo le velleità artistiche di entrambi. Ma è proprio durante uno spettacolo della mediocre compagnia teatrale in cui recita una appesantita April che, all’improvviso, i fantasmi di entrambi prendono forma, risvegliandosi da un torpore che il neoconsumismo sembra aver instillato in milioni di uomini loro simili. Quello di Yates è un (capo)lavoro generazionale, uno di quelli che - alle soglie del ’68 – ben racconta una società in piena trasformazione, decisa a fermarsi all’apparenza pur di nascondere una forma priva di qualsiasi valore. Destino anomalo per un libro che va ad accostarsi senza vergogna ai grandi classici del novecento americano, da Gli ultimi fuochi di Scott Fitzgerald a La strada di Jack Kerouac, generi letterari profondamente diversi ma legati dallo stesso identico disagio. E così, come in un copione già scritto, la vita del suo creatore, Richard Yates, si è persa nell’illusorietà di una fama mai raggiunta in vita e di un destino accompagnato da alcol, droghe e nevrosi. Solo quindici anni dopo la sua morte, qualcuno ne acquisterà i diritti per portarlo con successo sul grande schermo, riservandogli un tardivo ma non per questo scontato trionfo.

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