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martedì 4 agosto 2020

Articoli e news Ian McEwan

72 anni, 21 Giugno 1948 (Gemelli), Aldershot (Gran Bretagna)
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L'assurda rinuncia di due giovani che decidono il loro futuro senza offrire al tempo la chance di appianare le incomprensioni.

Chesil Beach, quanto un'epoca possa influenzare la coscienza dei singoli

sabato 17 novembre 2018 - Roy Menarini da FOCUS

Chesil Beach, quanto un'epoca possa influenzare la coscienza dei singoli L'idea più struggente del romanzo da cui è tratto l'omonimo Chesil Beach diretto da Dominic Cook non è la timidezza dei due giovani sposi repressi dalle circostanze sociali e dall'impaccio. È l'incapacità, tipicamente giovanile, di comprendere come le cose possano cambiare col tempo. E Ian McEwan ha deciso di ambientare il suo breve romanzo - di fatto una novella - in poche ore proprio per questo motivo. Lo scrittore inglese restituisce non tanto il "breve incontro" (in fondo i due protagonisti si conoscono da molto e sono convolati a nozze), bensì l'assurda rinuncia con cui decidono il loro futuro senza offrire al tempo la chance di appianare le incomprensioni e stare e vedere quel che succede. McEwan, nel suo acutissimo testo, inverte il destino di molti matrimoni. Se solitamente i coniugi lamentano l'arenarsi della passione sessuale e vivono periodi, talvolta infiniti, di delusione erotica, questa giovane coppia trova un ostacolo proprio laddove solitamente l'amore si incendia: il corpo. E in fondo proprio un romanzo sul corpo sembra essere "Chesil Beach", un corpo sottoposto a un tal numero di convenzioni culturali e censure mentali da non potersi esprimere liberamente, ed essere vissuto come una gabbia. Senza considerare gli aspetti interpretativi più sottili dell'opera letteraria, non è possibile dunque misurare Chesil Beach come film. Probabilmente impossibile da restituire nella sua complessità, la trasposizione - sceneggiata da McEwan stesso, che di tutto può essere accusato tranne che di volersi attenere troppo fedelmente alla lettera - imposta la maggior parte della messa in scena sulla vicinanza dei due personaggi. Diretti in maniera apertamente teatrale, essi offrono il meglio proprio quando lavorano per piccoli spostamenti progressivi del (non) piacere, promettendosi un esito che non sarà quello previsto. L'acme raggiunto da Edward è una vergogna, e invece che essere liquidato con una risata da entrambi, si trasforma in una macchia umana che è impossibile lavare se non con decisioni frettolose e fatali.

Adattato cinque volte al cinema, l'autore inglese ritorna sullo schermo con il dramma giudiziario The Children Act - Il verdetto. Dal 18 ottobre al cinema.

Ian McEwan: romanziere del suo tempo

Ian McEwan: romanziere del suo tempo Nato nel 1948, Ian McEwan è senza dubbio lo scrittore inglese più importante di oggi. Il più mediatico in ogni caso, David Cameron si fece addirittura fotografare in metro con in mano uno dei suoi romanzi. Dopo essere stato selezionato sei volte, riceve il Booker Prize nel 1998 per "Amsterdam" e comincia un nuovo romanzo ("Espiazione"), dimostrando daccapo la sua curiosità insaziabile e il suo desiderio di non ripetersi. Cercando dietro a ogni libro di fare luce su un problema della nostra epoca, l'autore ha sperimentato un grande numero di registri letterari. E a ogni nuovo titolo sembra confermare di potere e sapere fare tutto: dall'affresco storico ("Espiazione") al polar psichiatrico ("L'amore fatale"), passando per la commedia ("Solar") e il romanzo di spionaggio ("Miele"). Con "La ballata di Adam Henry", adattato al cinema da Richard Eyre (The Children Act - Il verdetto), Ian McEwan affronta un nuovo territorio, il diritto. Giustizia, libero arbitrio e religione, l'autore abbraccia col suo romanzo questioni fondamentali in risonanza con l'attualità e confronta ancora una volta un personaggio con le sue scelte e la propria cecità davanti a quello che vive. Nel suo tredicesimo romanzo è la volta di Fiona Maye, giudice degli affari familiari, abituata a gestire questioni delicate e altamente conflittuali, decidendo per l'una o l'altra delle parti nel rispetto della legge. Poi un giorno è chiamata a pronunciarsi su un caso urgente e complesso: lo stato di salute di Adam Henry, diciassette anni e nove mesi, che necessita di una trasfusione di cui i genitori, testimoni di Geova, rifiutano il principio. Dove si trova l'interesse del ragazzo (al centro del Children Act del titolo originale)? Nel rispetto delle convinzioni religiose dei suoi genitori, che Adam stesso condivide, o nell'obbligo di accettare il trattamento medico che desidera prodigare il corpo medico? Il confronto, ricorrente nelle pagine, tra la saggia istituzione giudiziaria e le credenze che la fede detta, non è che un contesto che lo scrittore espone nei dettagli, con finezza.

È ai pensieri della sua eroina, alle sue più intime emozioni, ai suoi dubbi e alle esitazioni che Ian McEwan si aggrappa stretto, svolgendo il racconto del suo incontro con il giovane e ardente Adam Henry e le sue sconvolgenti conseguenze. Perché è nei momenti umani che l'autore cerca possibilità narrative. Se la fiction è da sempre interessata a trattare la legge occupandosi di omicidi e di violenze o affidandosi ai detective e ai criminali, McEwan prende in esame la questione dei giudici e tutto quello che conduce un giudice a decretare il suo giudizio. Per questa ragione il libro comincia dalla vita privata di Fiona. La legge è certamente oggettiva ma il suo esercizio rientra nel campo della soggettività. Se Fiona non fosse stata abbandonata dal marito, se avesse avuto dei figli, se non fosse andata in ospedale a incontrare Adam, il legame tra loro non si sarebbe mai annodato, meglio, non si sarebbe mai intrecciato nella maniera in cui si intreccia.
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