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lunedì 26 ottobre 2020

Articoli e news Gianfranco Rosi

Data nascita: 1964, Asmara (Eritrea)

Alice Rohrwacher premiata a Cannes: un bel segnale.

ONDA&FUORIONDA

domenica 1 giugno 2014 - Pino Farinotti da FOCUS

ONDA&FUORIONDA Il film Le meraviglie diretto da Alice Rohrwacher ha dunque vinto il Grand prix della giuria al festival di Cannes. Il trofeo viene considerato il secondo in ordine di importanza, dopo la Palma d'oro. Il riconoscimento è un bel segnale, che riallaccia il filo d'oro dell'Oscar, attribuito alla Grande bellezza di Sorrentino. Ed è recente anche il Leone d'oro attribuito a Gianfranco Rosi col suo Sacro Gra, lo scorso settembre al festival di Venezia. Non vincevamo il "Leone" dal 1998 (Così ridevano di Amelio) e l'Oscar dal '99 (La vita è bella di Benigni) e continuiamo a non vincere la Palma dal 2001 (La stanza del figlio di Moretti). Continua »

I tre film precedenti del regista Leone d'Oro in streaming on demand su MYMOVIESWIDE!

Gianfranco Rosi, non solo Sacro GRA

venerdì 11 ottobre 2013 - Mauro Gervasini da NEWS

Gianfranco Rosi, non solo Sacro GRA Abbiamo già parlato di Gianfranco Rosi ma torniamo sul luogo del delitto per una "seconda parte" quasi imposta dagli eventi. Il regista, con Sacro GRA, non solo ha vinto uno storico Leone d'oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica ma sta riscuotendo un ottimo successo in sala, proporzionale alla sua distribuzione (il primo fine settimana di programmazione ha addirittura avuto la migliore media, battendo blockbuster come Rush e Puffi 2). La vittoria di Sacro GRA ha favorito un dibattito sul documentario di cui stanno beneficiando anche altre produzioni italiane (è notizia delle ultime ore che Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio avrà una distribuzione cinematografica). E ha incuriosito molti spettatori, magari anche cinefili, ma poco abituati al "fuori formato", quel cinema non conforme ai consueti modelli narrativi. Infine, ma non è secondario, in molti siamo andati alla scoperta dei film precedenti di Gianfranco Rosi, la cui visione è importante anche per capire il processo creativo che ha portato a Sacro GRA. Titoli se vogliamo più personali, punti di arrivo di veri e propri viaggi che hanno impegnato il regista per anni. Continua »

Le riflessioni di Dario Zonta, creative producer del film Leone d'oro a Venezia 70.

Sacro GRA, la rivincita del documentario

martedì 10 settembre 2013 - Dario Zonta da APPROFONDIMENTI

Sacro GRA, la rivincita del documentario A questo punto bisogna parlare più consapevolmente del ruolo del documentario nella politica cinematografica e culturale italiana, ora che il Leone d'oro è andato a un film documentario, Sacro Gra di Gianfranco Rosi. La vittoria, lasciatecelo dire, ha un valore storico perché per la prima volta, grazie al coraggio di Alberto Barbera, un film documentario è entrato nella competizione maggiore, concorrendo al pari di altri film di fiction, e perché ha vinto sbaragliando proprio quella concorrenza.
Chi vi scrive - meglio subito dirlo - non è terzo, perché ha avuto parte attiva nella realizzazione del film, affiancando nel ruolo di "creative producer" il regista e la produzione nel processo decisionale. L'occasione di questa clamorosa vittoria è troppo ghiotta per non fare alcune considerazioni. La prima è questa: Sacro Gra è un film che ha elementi di unicità e eccezionalità che derivano in gran parte dalla particolarità del percorso del suo autore. Fino a pochi giorni fa in molti in Italia non avevano mai sentito parlare di Gianfranco Rosi, eppure questo uomo solitario, cittadino del mondo ed esploratore inesausto di mondi sommersi, ha girato nell'arco di venti anni tre film importanti, se non straordinari, che sono passati per i festival, spesso vincendoli, e che hanno ricevuto all'estero onori e gloria. Boatman, Below Sea Level, El Sicario sono i titoli di una filmografia sofferta perché auto-prodotta in tempi lunghissimi. Continua »

Il concorso si chiude con Es-stouh (Les Terrasses).

Venezia 70, l'Algeria di Allouache

venerdì 6 settembre 2013 - Annalice Furfari da NEWS

Venezia 70, l'Algeria di Allouache Grande soddisfazione alla Mostra del Cinema di Venezia, ieri, per Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Per la prima volta, nella lunga storia del festival, un documentario italiano partecipa in concorso. Già questo è un ottimo risultato, ma lo è ancor di più l'apprezzamento della critica e del pubblico. "Essere in concorso - ha affermato il regista in conferenza stampa - è già una vittoria per il cinema documentario, per quanto io abbia sempre cercato di non fare grandi distinzioni tra i generi. Il fatto, però, che questa distinzione venga superata dalla Mostra e dal suo direttore mi sembra molto importante". Con Sacro GRA Rosi racconta la capitale. Girando per tre anni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma, il regista ha scoperto mondi invisibili, da cui emergono personaggi sfuggenti e apparizioni fugaci. "Questa - spiega Rosi - è una Roma poco conosciuta, un polmone esterno rispetto al pantano romano. Dopo molti film fuori dall'Italia, era il momento giusto per raccontare questa storia, un modo per conoscere meglio Roma e di riflesso il nostro paese, oggi in forte crisi di identità".

Molto elegante, dalla splendida fotografia in bianco e nero, La Jalousie di Philippe Garrel, presentato ieri in concorso. Al Lido, con il regista francese, gli attori Anna Mouglalis e Louis ed Esther Garrel, figli del cineasta. Questa intensa storia d'amore, fatta di passioni ed emozioni esasperate, si interroga sulla dicotomia tra il sentimento e il bisogno economico. Molto positiva l'accoglienza al festival, per un film ambientato in un mondo di attori di teatro che credono profondamente nella loro arte, ma faticano a spiccare.

Sempre in concorso, ha ricevuto lunghi applausi dal pubblico Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang, cantore malese della solitudine e dell'alienazione contemporanea, vincitore di un Leone d'oro al Lido nel 1994 e due Orsi d'argento a Berlino. Pressoché privo di dialoghi, dalle inquadrature molto ricercate ed estremamente dilatate, Jiaoyou (Stray Dogs) è il dramma di un uomo disoccupato e abbandonato dalla moglie, che vive per strada con i due figli, cercando di mantenere un'idea di famiglia. "Spero che sia il mio ultimo film - ha affermato il regista 55enne in conferenza stampa - ma credo nel destino". Chissà che la Mostra non lo induca a ripensarci.

Fuori concorso ieri si è imposto Walesa dello stimato cineasta polacco Andrzej Wajda. Il film racconta la vita del premio Nobel Lech Walesa, fondatore del sindacato anticomunista Solidarnosc, coraggioso elettricista operaio che ha dato la spallata decisiva al crollo del comunismo in Polonia. "Un eroe dei suoi tempi", come l'ha definito il regista, che è stato accompagnato al Lido proprio dal sindacalista settantenne. Sempre fuori concorso, abbiamo visto il documentario Pine Ridge di Anna Eborn, che racconta le vite di alcuni nativi americani nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota.

È già tempo di tirare le somme, per un festival che non ha regalato grandi sussulti cinematografici, rispetto a edizioni passate. Oggi, nella penultima giornata prima della chiusura, arriva l'ultimo film in concorso, Es-stouh (Les Terrasses) dell'apprezzato regista algerino Merzak Allouache, che porta avanti la sua peculiare indagine sulla complessa e tormentata società algerina, dove i tetti delle case, un tempo luoghi di relax e incontro, sono oggi scossi dalla violenza e dalla morte. Cinque terrazze di Bab El-Oued, quartiere popolare di Algeri, ospitano cinque storie diverse, che si svolgono nell'arco di una sola giornata. Molteplici personaggi, reali o immaginari, si avvicendano, con racconti a volte tragici, a volte divertenti.

Fuori concorso oggi vedremo Unforgiven di Lee Sang-il, remake giapponese del capolavoro di Clint Eastwood Gli spietati. Il film è ambientato a Hokkaido nel 1880. Jubei Kamata è un killer molto temuto. Scomparso dalla circolazione per dieci anni, l'uomo riappare, vedovo e con due figli a carico, costretto a riprendere la spada per le disperate condizioni economiche in cui versa la sua famiglia. Due grandi registi a confronto sul terreno dell'amicizia, nel documentario fuori concorso intitolato Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini. Ettore Scola fruga nel suo cassetto dei ricordi, per ricostruire piccoli ma importanti episodi della vita di Federico Fellini. Ricordi che riportano alla luce i luoghi e le emozioni provate in quasi cinquant'anni di amicizia.

Nella sezione Orizzonti vedremo La prima neve di Andrea Segre, tornato al cinema di finzione dopo lo stupefacente esordio nel 2011 con Io sono Li. Il regista italiano mette ancora una volta a frutto la sua esperienza di documentarista attento ai problemi dell'immigrazione, per raccontare una storia incentrata sul rapporto tra un undicenne che vive tra le montagne del Trentino, e soffre per la perdita recente del padre, e un giovane originario del Togo, fuggito dalla Guerra in Libia e incapace di accettare la propria paternità. Sempre in Orizzonti sarà presentato l'iraniano Mahi Va Gorbeh di Shahram Mokri, girato in un unico piano sequenza e basato su una storia vera, quella di tre cuochi alla ricerca della carne per il ristorante per cui lavorano, in una remota regione del Caspio. Ma nei dintorni l'unica carne presente è quella di un gruppo di studenti giunti per una gara di aquiloni.

Per vedere le foto della serata di ieri fai clic QUI

In concorso anche Tsai Ming-liang con Jiaoyou.

Venezia 70, ecco Rosi e il suo Sacro GRA

giovedì 5 settembre 2013 - Annalice Furfari da NEWS

Venezia 70, ecco Rosi e il suo Sacro GRA Fischi e qualche timido applauso dalla critica per il secondo film italiano in concorso ieri alla Mostra del Cinema di Venezia, L'intrepido di Gianni Amelio, analisi agrodolce della situazione del lavoro ai tempi della crisi. Le aspettative nei confronti dell'ultimo cineasta italiano che si è aggiudicato il Leone d'Oro - nel 1998 con Così ridevano - erano elevate, ma il film non ha convinto tutti. Al Lido con Antonio Albanese, attore protagonista, Amelio ha spiegato che L'intrepido è "un inno alla dignità dell'uomo, la storia di un personaggio candido che fa un mestiere che è la quintessenza del precariato odierno", vale a dire il rimpiazzo a chiamata, con un lavoro diverso ogni giorno. Un film italiano che ha riscosso, invece, successo al Lido è Zoran il mio nipote scemo di Matteo Oleotto, con Giuseppe Battiston. Presentato nella sezione Settimana della critica, al termine della proiezione ha ricevuto dieci minuti di applausi. La storia è quella di un uomo cinico, egoista e bugiardo che trascorre le sue giornate in osteria. La sua vita subisce un brusco cambiamento quando la morte di una vecchia parente lo costringe ad accudire un quindicenne sloveno, forbito e perfezionista, col talento per le freccette.

Nell'edizione che si distingue per la presenza di ben due documentari in concorso, ieri è stato apprezzato il lavoro di Errol Morris. Dopo il successo ottenuto con The Fog of War, in cui veniva intervistato l'ex segretario alla difesa Robert McNamara, il regista ha messo alla prova Donald Rumsfeld, uno dei grandi architetti della guerra in Iraq. The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld è un documentario-intervista in cui l'ex segretario alla difesa ripercorre gli episodi più importanti della sua carriera, dagli albori fino al discusso conflitto iracheno del 2003. "Rumsfeld - ha affermato Morris in conferenza stampa - mira a manipolare gli altri e si perde nel suo mare di parole. Ma alla fine agli americani non piacciono le bugie".

Fuori concorso ieri è stato presentato A Promise, il nuovo lavoro di Patrice Leconte, storia d'amore senza tempo, ambientata nella Germania del 1912. Un giovane laureato di umili origini viene assunto in un'acciaieria e, grazie alla sua capacità, si guadagna la fiducia dell'anziano proprietario, che lo sceglie come segretario personale. È così che il ragazzo ha occasione di conoscere la giovane moglie del padrone, bella e riservata, con cui nasce un'intesa. Ad accompagnare il sofisticato regista francese sul red carpet gli attori Rebecca Hall, Alan Rickman e Richard Madden.

La presentazione fuori concorso del documentario Ukraina Ne Bordel di Kitty Green ha portato la protesta neo-femminista nel cuore del festival. L'opera, che svela il volto intimo e anche oscuro dell'ormai celebre movimento delle Femen, ha condotto al Lido, insieme alla regista, alcune attiviste, che si sono presentate al photocall in topless, con slogan di protesta scritti sul petto ("L'Ucraina non è un bordello", "Guerra nuda"). Il documentario, in maniera non agiografica, racconta la genesi del movimento che lotta contro un sistema fondato sul patriarcato. Altro fuori concorso visto ieri è Feng Ai di Bing Wang, ambientato in un manicomio isolato, in cui vivono rinchiusi cinquanta uomini, quasi senza avere contatti con il mondo esterno né con i medici.

Occhi tutti puntati oggi sul terzo film italiano in concorso al festival, Sacro GRA dell'apprezzato documentarista Gianfranco Rosi. Dopo l'India dei barcaioli, il deserto americano dei dropout e il Messico del narcotraffico, il regista ha deciso di raccontare il suo paese, girando per tre anni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma, per scoprire i mondi invisibili che questo luogo cela oltre il muro del suo incessante frastuono, da cui emergono personaggi sfuggenti e apparizioni fugaci. Altro film in concorso oggi è La Jalousie di Philippe Garrel, con Louis Garrel e Anna Mouglalis. Il regista francese, autore di un cinema sperimentale che risente dell'influenza della Nouvelle Vague, presenta una storia di sentimenti brucianti, tratta da una vicenda autobiografica: la relazione del padre con un amante quando il regista era un bambino. L'attore Louis Garrel, figlio del regista, interpreta quindi il nonno all'età di trent'anni, un attore di teatro che fa fatica a sbarcare il lunario, vive con la compagna in una modesta abitazione e ha una figlia frutto di una passata relazione.

Celebre cantore della solitudine e dell'alienazione contemporanea, Tsai Ming-liang presenta oggi in concorso Jiaoyou (Stray Dogs), dramma dei sentimenti incentrato su un uomo disoccupato che vive con i suoi due figli in un quartiere povero di Taipei. Abbandonato dalla moglie, l'uomo è incapace di soddisfare i bisogni della sua famiglia. Al centro commerciale dove spesso accompagna i figli, incontra Xiao Lu, una donna che inizia ad affezionarsi ai bambini e a interessarsi al padre, che però vive ancora nel ricordo ingombrante della moglie.

Fuori concorso arriva Walesa, diretto dallo stimato cineasta polacco Andrzej Wajda e da Ewa Brodzka. Il film racconta la vita del premio Nobel Lech Walesa, fondatore nel 1980 del sindacato anticomunista Solidarnosc, e gli eventi che negli anni '70 hanno portato alla rivoluzione pacifica in Polonia. Sempre fuori concorso, oggi vedremo il documentario Pine Ridge di Anna Eborn, che racconta le vite di alcuni nativi americani nella riserva di Pine Ridge, nel South Dakota.

Nella sezione Orizzonti vedremo il kazako Bauyr (Little Brother) di Serik Aprimov, storia di un bambino di nove anni che vive in totale solitudine in un piccolo villaggio tra le montagne. Quando ormai il ragazzino ha perso tutte le speranze, fa ritorno a casa il fratello maggiore, che però si rivela completamente diverso da come il piccolo lo ricordava.

Per vedere le foto della serata di ieri fai clic QUI

A Venezia 70 con Sacro GRA, uno dei rifondatori del documentario italiano.

La politica degli autori: Gianfranco Rosi

giovedì 5 settembre 2013 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Gianfranco Rosi Una delle cose più interessanti della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ancora in corso è il dibattito sul documentario. In selezione ufficiale ce ne sono 21 disseminati in varie sezioni, due in concorso. Ma sulla terminologia non c'è accordo. O almeno, viene fuori vedendo i film e ascoltando gli autori che la definizione è spesso una formula di comodo. Costanza Quatriglio, regista di Con il fiato sospeso, presentato fuori concorso, racconta l'avvelenamento di alcuni giovani ricercatori dell'Istituto di Chimica e farmacia dell'Università di Catania, e affronta di petto la questione scegliendo attori professionisti come Alba Rohrwacher e Michele Riondino voce narrante per un'opera all'apparenza documentaristica. Gianfranco Rosi invece, in concorso con Sacro GRA, dal 25 settembre in sala, è ancora più radicale sul suo film e sulla classificazione. «La parola documentario mi fa paura», sostiene, ed è quasi il manifesto di un cinema che il simulacro del reale (a volte un fardello, un'ipoteca) lo esorcizza con una libertà espressiva potente, non solo mimetica. Continua »



Notturno

Dopo Lampedusa Rosi arriva in Medioriente
Data uscita: 09/09/2020
Regia di Gianfranco Rosi. Genere Documentario, produzione Italia, 2020.

Un documentario girato nelle zone calde di Siria, Libano e Iran.

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mercoledì 7 ottobre
Gamberetti per tutti
L'anno che verrà
Nel nome della Terra
Vulnerabili
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Gli spostati
mercoledì 23 settembre
A Tor Bella Monaca non Piove Mai
martedì 22 settembre
L'hotel degli amori smarriti
giovedì 10 settembre
La mia banda suona il pop
mercoledì 9 settembre
Fantasy Island
martedì 8 settembre
Doppio sospetto
mercoledì 2 settembre
Villetta con ospiti
giovedì 27 agosto
Dopo il matrimonio
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